Viterbo – Fustelle dei medicinali sospette, è stata condannata in primo grado a 9 mesi con sospensione condizionale della pena Luigia Blasi, titolare dell’omonima farmacia di Bagnaia.
Anticipando medicinali senza ricetta, per un totale di circa 500 confezioni, secondo l’accusa, la farmacia avrebbe ottenuto indebitamente rimborsi per circa ottomila euro.
Nove mesi a Luigia Blasi. Sono stati invece assolti gli altri quattro imputati, ovvero il figlio della Blasi, Ezio Falci, le due dipendenti Linda Ursino e Ersilia Cardani e il medico di base Paolo Chiricozzi.
Si è concluso venerdì scorso, il 14 maggio, il processo scaturito dal blitz dei Nas che, il 18 settembre 2012, sequestrarono nel corso dell’ispezione delle fustelle sospette le quali, secondo l’accusa, sarebbero state asportate dalle confezioni di medicinali non contestualmente alla spedizione della ricetta. Rendendo irregolare la richiesta di rimborsi avanzata alla Regione Lazio.
Parti civili davanti al giudice Silvia Mattei si sono costituiti l’Ordine dei farmacisti e la Asl, assistiti dagli avvocati Valerio Panichelli e Elaine Bolognini, che adesso potranno chiedere per i presunti danni un risarcimento in sede civile.
I cinque imputati, difesi dagli avvocati Giovanni Labate, Giuliano Migliorati e Francesco Massatani, erano accusati, a vario titolo, di truffa al sistema sanitario nazionale, falso ed esercizio abusivo della professione medica.
I Nas, come hanno raccontato gli stessi militari in aula, sequestrarono 274 confezioni di farmaci senza fustelle. Per 75 era già sta stato chiesto e ottenuto il rimborso. Illecito, perché quei medicinali non erano mai stati venduti ai pazienti. Sequestrarono, inoltre, 1700 prescrizioni mediche pronte a essere inviate alla Regione, sempre per ottenere i rimborsi. E poi ricette, sia rosa che bianche, timbri, pc e stampanti.
Impossibile per le difese che gli indagati volessero “arricchirsi” con quel sistema. La farmacia di Bagnaia poteva contare su un fatturato annuo di due milioni e mezzo di euro, mentre l’importo della presunta truffa era di appena ottomila euro.
Ma per legge, il farmacista non può sostituirsi al dottore nella diagnosi e nella prescrizione terapeutica. E il medico, dal canto suo, non può prescrivere un farmaco senza aver preliminarmente visitato il paziente, per cui se la ricetta è successiva all’erogazione del medicinale è passibile di falso.
Secondo il pm Stefano D’Arma, che nel febbraio 2015 ha ottenuto il rinvio a giudizio di cinque indagati su sei, le fustelle venivano sistematicamente asportate dalle rispettive confezioni non contestualmente alla spedizione della ricetta, rendendo irregolare la richiesta di rimborsi.
Silvana Cortignani
Articoli: “Farmacia, sequestrati più di 270 medicinali” – Medicine senza ricetta, farmacisti e Asl parti civili – Farmacia di Bagnaia, cinque rinvii a giudizio
