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205esima festa dei carabinieri - Il comandante provinciale Giuseppe Palma cita il generale Carlo Alberto Dalla Chiesa - Sulla cattura di Pang: "Una delle più belle soddisfazioni di sempre" - Furti in calo del 10%, rapine del 20% e 71 kg di droga sequestrata

“Rimaniamo sempre così, come se avessimo gli alamari cuciti sulla pelle…”

di Francesca Buzzi
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Viterbo – “Siate sempre orgogliosi della vostra divisa. Ricordate l’emozione della prima volta che l’avete indossata. Vivete come se aveste gli alamari e la fiamma, simboli dell’Arma, cuciti sulla pelle”.

Con queste parole, citando il generale dei carabinieri Carlo Alberto Dalla Chiesa, il comandante provinciale colonnello Giuseppe Palma ha chiuso il discorso ai suoi uomini in occasione della 205esima festa, che si è tenuta stamattina nella caserma di via San Camillo De Lellis.

La 205esima festa dei carabinieri

Dopo la lettura del messaggio del presidente della Repubblica Sergio Mattarella e di quello del comandante generale dell’Arma Giovanni Nistri, Palma ha ripercorso l’attività dei carabinieri della Tuscia nel corso degli ultimi dodici mesi elencando gli arresti, i risultati ottenuti, ma anche i progetti sulla legalità che hanno coinvolto le scuole della provincia.

Ma prima di ogni altra cosa, Giuseppe Palma ha lasciato spazio al ricordo, commosso e silenzioso, di un carabiniere che prestava servizio a Viterbo che pochi mesi fa è venuto a mancare. “Ricordiamo con profondo affetto lui – ha detto il comandante – e tutti i nostri colleghi che in un passato più o meno recente sono venuti a mancare indossando questa divisa”.

La 205esima festa dei carabinieri

Nel piazzale della caserma un picchetto con schierati alcuni rappresentanti dei vari nuclei dei carabinieri e i comandanti delle compagnie, mentre tra il pubblico le massime autorità civili e militari. All’inizio della cerimonia il prefetto Giovanni Bruno, accompagnato da Palma, ha ricevuto gli onori dei militari, passandoli in rassegna.

“Il nostro lavoro ci dà la possibilità di stare sempre al servizio della gente – ha continuato il comandante provinciale -. Ci sacrifichiamo nei giorni di festa e quando succedono brutti episodi, ma questo è il nostro posto. E non lo facciamo per riconoscenza, ma perché ci crediamo. Nel Viterbese cerchiamo di fare del nostro meglio in ogni angolo della provincia: dai borghi più sperduti, ai centri più grandi e in espansione, sul litorale e nella zona sud che si avvicina alla Capitale”.

La 205esima festa dei carabinieri

 

Un saluto e un ringraziamento va anche al “nuovo” compagno di viaggio quotidiano: Marco Avanzo, il comandante della Forestale, corpo ora inglobato nella grande famiglia dell’Arma dei carabinieri. Poi si sofferma su qualche dato.

“Abbiamo 69 caserme dislocate in quasi tutti i 60 comuni della provincia – ha spiegato il colonnello Palma -. In questo anno, dalla fine di maggio del 2018 fino a pochi giorni fa, abbiamo portato a termine circa 11mila interventi, risposto ad oltre 160 chiamate al giorno al 112, per una media di una telefonata ogni 8 minuti, senza contare le richieste di aiuto fatte direttamente nelle caserme. Abbiamo messo a segno 450 arresti. I cosiddetti reati predatori sono calati del 10 % (da 3300 a tremila), mentre le rapine del 20% ( da 40 a 32)”.

Ma Giuseppe Palma non vuole fare solo un didascalico elenco di numeri e si sofferma su alcuni episodi che hanno fortemente scosso Viterbo e la Tuscia negli ultimi mesi.

“Per quanto riguarda l’omicidio che si è consumato in un negozio del centro storico del capoluogo – ha ricordato Palma -, voglio ribadire come la nostra macchina organizzativa ha funzionato perfettamente. In poco tempo, con un lavoro capillare in tutta la provincia, siamo riusciti a catturare Pang, concludendo un caso per nulla semplice. E’ stata una tra le piu belle soddisfazioni che si può dare a un comandante. E per questo voglio dirvi ancora una volta grazie”. 

La 205esima festa dei carabinieri

Importanti anche i risultati nell’ambito della lotta allo spaccio di sostanze stupefacenti. “Ricordo l’operazione “Drive in” – ha proseguito il colonnello – che ha stroncato un traffico proveniente dal litorale di Grosseto e che partiva, ben più lontano, addirittura dal Piemonte. A Monte Romano, invece, abbiamo sequestrato 14 chili di cocaina in casa di una coppia di anziani. In totale, nell’anno, sono stati messi i sigilli a più di 71 chili di droga e 1600 piante di canapa, oltre a delle cospicue somme di denaro ritenute provento del commercio illecito degli stupefacenti”.

Un capitolo a parte lo merita l’operazione Erostrato. “Per la prima volta – ha detto Giuseppe Palma – la Tuscia si è trovata di fronte a un sodalizio mafioso autoctono. Un fatto grave che ci ha visto lavorare per anni in maniera costante e silenziosa e che ad alcuni dei nostri carabinieri è costata anche qualche minaccia e qualche auto incendiata sotto casa”.

La 205esima festa dei carabinieri

Infine un saluto alle scuole, stamattina presenti alla cerimonia con due classi degli istituti Canevari e Vanni. “Con loro e con altri bambini e ragazzi delle scuole – ha concluso il comandante – abbiamo avuto l’onore di condividere una serie di iniziative. Penso a quella dello scorso 31 maggio sulla legalità all’istituto Ernesto Monaci di Soriano nel Cimino, o a quelle con l’associazione Juppiter. Piccoli progetti per ribadire il fondamentale concetto della legalità”.

Al termine del discorso del colonnello Giuseppe Palma sono state consegnate le onorificenze ai carabinieri che si sono particolarmente distinti in servizio.

Francesca Buzzi


Il discorso integrale del comandante provinciale Giuseppe Palma

Gentilissimi convenuti, consentitemi preliminarmente di porgere un commosso pensiero all’App. Sc. Dei Ivano, già effettivo a questo Comando e venuto a mancare poco tempo fa dopo aver a lungo lottato contro un male incurabile, l’esempio di un bravo carabiniere che potrei definire di altri tempi che il mese scorso avrebbe compiuto 50 anni 

Rivolgo un cordiale saluto di benvenuto alle Autorità Civili, Religiose e Militari, ai Parlamentari, ai Carabinieri in servizio ed in congedo, agli organi di rappresentanza al Cpbar Lazio per la preziosa opera di collaborazione  e di ascolto, alle altre Forze di Polizia, alle Forze Armate, alle Associazioni Combattentistiche e  d’Arma, ai rappresentanti del mondo produttivo, a tutte le articolazioni Istituzionali, economiche e sociali, agli organi d’informazione, alla cittadinanza tutta di Viterbo.

Un saluto fraterno e un deferente pensiero intendo poi rivolgere alle vittime del dovere a chi ha consegnato prematuramente la propria vita alla morte,  ai loro famigliari, il cui ricordo per noi Carabinieri non svanisce col tempo ne mai svanirà, ma rimane sempre vivo nei nostri cuori, come una granitica certezza, a testimonianza ulteriore di quei valori assoluti che uniscono noi militari ed i loro cari, facendoci diventare un’unica e indissolubile famiglia.

Alle persone che hanno immolato la loro vita per il bene della collettività, loro luminoso esempio rivolgiamo il nostro sincero e commosso pensiero e dopo la deposizione di corona avvenuta stamattina vogliamo ricordarli con un momento di raccoglimento e chi desidera, anche con una preghiera al suono del silenzio.

Ufficiali, Marescialli, Brigadieri, Appuntati e Carabinieri, da 205 anni dalla nostra fondazione l’Arma ha seguito fedelmente il giuramento prestato così come ha seguito le sorti della Nazione ovunque, qui nella “Tuscia”  come in ogni altro luogo ove i nostri Alamari d’Argento sono stati al servizio della Patria. L’assoluta fedeltà che ha contraddistinto l’Arma, ha reso noi militari che orgogliosamente ne facciamo parte pienamente consapevoli che la nostra immancabile presenza è diventata una certezza nei momenti di bisogno per la popolazione che siamo chiamati a proteggere. Come logica vuole, secoli di storia hanno cambiato profondamente l’aspetto della nostra amata Italia, ma il compito principale cui siamo chiamati ad operare è rimasto identico: esserci, stare sempre al nostro posto, sempre, per la gente tra la gente vicino alle persone; per garantire la loro sicurezza, sacrificandoci quando è festa ma soprattutto nei momenti meno lieti e più difficili, noi Carabinieri saremo sempre qui, presenti. Solo così, con questa semplice ricetta ma al tempo stesso totalizzante nel suo impegno, siamo diventati una certezza per la tutela dei diritti per le persone. E l’impegno, agli albori del terzo millennio ed all’inizio del nostro terzo secolo di storia, deve essere ancor più costante, ancor più partecipe, ancora più solido, sempre al fianco dei bisognosi, in una sola parola Possiamo Aiutarvi. 

Qui a Viterbo, come nel resto del Paese, siamo capillarmente presenti, in città come nei borghi più piccoli ed  in quelli che stanno vivendo una nuova espansione, lungo il litorale  e lungo le maggiori direttrici che portano alla vicina capitale. Nelle nostre piccole comunità, così uguali ma anche così diverse tra loro, noi dobbiamo continuare a rispondere sempre presente quando il cittadino chiede il nostro soccorso. 

Ne approfitto per rivolgere il mio più affettuoso abbraccio al Col. Marco Avanzo, comandante del Gruppo Forestale Carabinieri di Viterbo, con il quale  ormai da più di un anno condividiamo questa caserma così come anche se da minor tempo quella storica di Via della Pace. 

 Questa fusione oltretutto ha fatto in modo che siamo di fatto per due terzi circa della popolazione l’unico presidio di polizia di prossimità  presente  e l’unico punto di riferimento per gli abitanti, che chiedono aiuto e la cui importanza è strategica  grazie alle nostre 69 caserme in quasi tutti i 60 comuni della Tuscia,  qui rappresentati dai numerosi sindaci con i loro gonfaloni che ringrazio la cui presenza attesta la stima e la vicinanza della popolazione e dei suoi rappresentanti democraticamente  eletti,  alla nostra Istituzione. Tale vicinanza è vieppiù anche concreta in quanto sono le collettività che  per mezzo delle  scelte dei loro  primi cittadini ci sono vicini con sforzi economici per offrire, talora, il proprio concorso  al miglioramento logistico-infrastrutturale, e non solo. Sono stati  90 i  lavori svolti nell’ultimo anno per un importo complessivo di quasi mezzo milione di euro.  A tal proposito sono fiero di poter ricordare che nell’ultimo anno è stata finalmente riaperta  la Stazione Carabinieri di Carbognano, da circa due anni ripiegata su Fabrica di Roma, mentre è stata praticamente quasi ultimata la nuova sede della Stazione Carabinieri di Sutri. 

Sono proprio la nostra capillarità e la professionalità accresciuta dallo spirito di sacrificio che ci deve contraddistinguere che ancora oggi sono il nostro tratto distintivo e la nostra arma vincente, sempre. Perché oltre a soddisfare le quotidiane richieste del cittadino ci permette di rispondere prontamente  al verificarsi di fatti gravi ed eclatanti. Penso infatti da ultimo, all’assassino di Nerveo Fedeli, preso proprio grazie alla nostra  caratteristica peculiare che è la capillarità sul territorio coniugata assieme all’efficienza che trae la forza dal lavoro oscuro di tutti i giorni. E’ motivo di grande soddisfazione per noi se l’autore di un così efferato delitto che tanto aveva scosso la comunità è stato individuato e consegnato all’Autorità Giudiziaria in meno di 24 ore, grazie soprattutto a quel coordinamento con le altre forze di polizia sul territorio di cui è responsabile ed artefice il signor Prefetto, dr. Giovanni Bruno, al quale confermiamo istituzionale obbedienza e a cui riconosciamo di essere  sempre in prima fila nelle attivita’ che più ci accomunano con le  altre Forze di Polizia, qui rappresentate dal Sig. Questore  della Polizia di Stato,  dott. Massimo Macera e dal Sig.Comandante Provinciale della Guardia di Finanza, Col. Giosue’ COLELLA, con i quali  in un contesto di serena convivenza e di grandissimo rispetto condividiamo giornalmente i compiti istituzionali di tutela dei cittadini, dimostrando di essere in grado di fronteggiare prontamente e con positivi risultati.

E di questo eccellente  lavoro di squadra che  voglio ringraziare il  Procuratore della Repubblica, dr. Paolo Auriemma, assieme ai quali tutti i reparti della provincia operano sempre con la massima lealtà ed incondizionata disponibilità, la vicinanza non è soltanto “fisica”, in considerazione del fatto che poche decine di metri separano i nostri uffici, ma mi permetto di dire anche morale e di condivisione di intenti. Voglio altresì estendere i miei pensieri più grati al lavoro del Tribunale di Viterbo abilmente diretto dalla presidente, d.ssa Maria Rosaria Covelli, qui rappresentata dal dott.Gaetano Mautone

Ma è giusto ribadire che tutto ciò è stato possibile perché la macchina operativa dell’Arma dei Carabinieri sul territorio ha funzionato in maniera impeccabile, dai militari che hanno riconosciuto l’autore del delitto, al Comandante di Stazione che ben conoscendo il suo territorio ha subito circoscritto l’ambito delle ricerche, fino ai reparti più specializzati della Compagnia e del Nucleo Investigativo del reparto Operativo del Comando Provinciale che hanno portato a termine l’operazione. Se abbiamo conseguito un così positivo risultato in tempi talmente rapidi da riscuotere unanimi attestazioni di merito, anche a livello nazionale, è stato perché Voi tutti Carabinieri della Provincia di Viterbo avete contribuito senza risparmiarvi portando ognuno il proprio contributo per la costruzione di un brillante risultato, rispondendo immediatamente all’attivazione che vi è stata data: consentitemi di dirlo pubblicamente ancora una volta, mi avete dato una tra le più belle soddisfazioni che si può dare ad un Comandante, che tiene all’efficienza della propria organizzazione e alla prontezza delle risposte all’esigenza dei cittadini. Grazie! 

Affinché tutto ciò sia possibile, affinché sia portata a termine la sfida nuova nelle forme, ma sempre identica nella sostanza di prossimità e vicinanza al cittadino, dobbiamo sempre continuare nel nostro quotidiano sacrificio come già facciamo, non per onor di ricompensa, ma per intimo convincimento, rifuggendo la cinica logica del mero calcolo opportunistico e del tornaconto personale, ma soprattutto custodendo gelosamente il nostro patrimonio di tradizioni e di valori militari giunti a noi da un lungo viaggio nel tempo, durato più di due secoli. E solo così manterremo ben saldo quel glorioso filo rosso che ci unisce al primo nucleo dei nostri predecessori, istituito con le Regie Patenti emesse da Vittorio Emanuele I nel luglio del 1814 nel Regno di Sardegna, prim’ancora che l’Italia fosse riunita. E soltanto così sarà possibile riuscire nella nostra missione, quella di garantire il tranquillo svilupparsi della vita cittadina attraverso il rispetto delle leggi e di assicurare vicinanza e sicurezza alle popolazioni che siamo chiamati a proteggere, con le quali nel corso di oltre due secoli di storia italiana abbiamo creato un saldo legame, ricambiati con pari vicinanza e sincero affetto. E di questo legame la miglior testimonianza ce la danno i cittadini stessi, che a noi si rivolgono quando sono in difficoltà: 11.213 interventi in un anno a seguito di 60.580 chiamate giunte alla centrale operativa del 112 di questo Comando Provinciale e smistate alle centrali delle  4 Compagnie distaccate. La media è di 166 chiamate al giorno, 1 ogni 8 minuti. Numeri che solo in parte rendono l’idea di questo comune afflato con la comunità di poco più di 300.000 abitanti, poiché vi dovremmo aggiungere tutte le volte che i cittadini si sono rivolti di persona o telefonando direttamente  alle Centrali Operative delle Compagnie oppure alle nostre Stazioni Carabinieri.

Oggi nel salutarvi e ringraziarvi dinanzi alla cittadinanza che ha voluto esserci vicino, assieme anche ai militari che non possono prendere parte a questa cerimonia perché impegnati nello svolgimento dei servizi di prossimità al cittadino, voglio ricordare gli obiettivi che ci siamo prefissi e che abbiamo perseguito senza risparmiarci.

Abbiamo dato grande impulso all’attività informativa sul territorio, coniugandola con l’azione di vigilanza e controllo dello stesso, anche al fine di incrementare le attività investigative a contrasto dei vari fenomeni criminali presenti. In questi ultimi dodici mesi, dal primo giugno 2018 al 31 maggio 2019,  sono stati svolti oltre 33.000 servizi perlustrativi di vario genere, pari a una media di  91 servizi al giorno, con 65.131 militari impegnati, che hanno portato a controllare 50.305 veicoli su strada e 63.276 persone, cui vanno aggiunti 1.372 servizi di ordine pubblico, svolti da 3.729 Carabinieri. In particolare grande attenzione abbiamo posto al contrasto ai reati di natura predatoria, poichè, è risaputo, sono quelli che maggiormente incidono nella percezione della sicurezza da parte dei cittadini, registrando una diminuzione dei furti consumati, scesi negli ultimi dodici mesi a circa 3.000 unità rispetto ai 3.300 di un anno fa nello stesso lasso di tempo, registrando quindi un calo del 10%, come le rapine, passate da 40 a 32 con un calo del 20%. E’ un risultato che ci segnala che la strada intrapresa è quella giusta,  perché questo calo lo mettiamo in relazione ad un’attenta attività  di prevenzione con mirata e concreta presenza  sul territorio,  portata a compimento dai Carabinieri che giornalmente escono di pattuglia; è un’attività silenziosa e costante, ma faticosa e apparentemente avara di grandi soddisfazioni sul momento.  E l’attività di tutti i giorni e di tutte le notti che i nostri militari trascorrono in mezzo alla strada, per rendere più sicuro il nostro vivere ma che comunque è un’attività insidiosa perché ci espone a imprevisti e pericoli.

Ma certamente questa considerazione per noi deve essere un punto di partenza e non di arrivo. Primo, perché questo discorso potrebbe suonare beffardo per coloro i quali sono stati vittima di tali ingiustizie, secondo, perché dobbiamo impegnarci quotianamente a migliorare e al tempo stesso ponendo sempre più attenzione verso le cosidette “fasce deboli”, spesso odiosamente scelte come vittime preferite dai malfattori. 

Fasce deboli di cui proprio a tal proposito, voglio ricordare a tutti noi la recente inagurazione di “una stanza tutta per sé”, idoneo locale ubicato qui dove ci troviamo dove personale specializzato può accogliere, assistere le vittime di violenze di genere, iniziativa che si inquadra all’interno di un progetto su scala nazionale del Comando Generale dell’Arma,  svolta in stretta collaborazione con l’associazione “Soroptimist Intrnational” che da alcuni anni è presente anche nella realtà  viterbese, e che ha reso pertanto possibile che questo progetto sia stato portato a termine. E questa decisione che è stata presa con la consapevolezza di voler dare un contributo ancor più qualificato alla lotta contro la violenza, come già quotidianamente svolgiamo, e cito come esempio quanto avvenuto a Montalto di Castro nel settembre scorso, quando la locale Stazione Carabinieri è riuscita nel giro di due giorni ad individuare ed arrestare il responsabile di una brutale violenza nei confronti di una donna, raccapricciante fatto di cronaca che aveva comprensibilmene scosso l’intera comunità, prima che questi scappasse nel suo paese d’origine facendo perdere le proprie tracce.

Vorrei anche ricordare gl’importanti risultati conseguiti nella lotta al traffico ed allo spaccio di stupefacenti: sono  207 arresti  e 149 persone denunciate, su un totale di 450 arresti e circa 2.500 persone denunciate negli ultimi 12 mesi. Cito a titolo esemplificativo l’operazione “drive In” che, ha permesso di sgominare un importante traffico di droga che sul litorale viterbese proveniva dalla vicina Grosseto e più su dal Piemonte; inoltre tra questi arresti in flagranza, spiccano i 14 kg di cocaina sequestrati a febbraio a Monte Romano a carico di una insospettabile coppia di anziani di nazionalità olandese ed anche i 2 kg di cocaina provenienti da Roma, intercettati a Viterbo dai Carabinieri in 2 distinte operazioni che hanno portato all’arresto di 3 persone. Non solo, ma nella strategia di contrasto allo spaccio di stupefacenti che ha visto il sequestro complessivo di  oltre 71 kilogrammi di droga, e più di  1600 piante, sono stati utilizzati strumenti normativi nati con il precipuo scopo di contrastare la criminalità organizzata ed il narcotraffico, aggredendone i capitali frutto dei proventi delittuosi: recentemente infatti, in perfetta sintonia con la Procura della Repubblica di Viterbo, è stata sequestrata un’importante somma di denaro in contanti nei confronti di un pregidicato albanese, nonché fratello di un elemento di spicco di un’associazione mafiosa operante a Viterbo, condannato con pena definitiva per aver detenuto 38 kg di stupefacente.

Nello specifico settore la sola attività di repressione non basterà mai, motivo per cui siamo impegnati a fondo con le scuole della provincia al fine di aumentare la necessaria ed imprescindibile opera di prevenzione e sensibilizzazione nella società. Quotidianamente il nostro lavoro ci porta a contatto sovente con i peggiori spaccati di una società che attraversa momenti non facili, per questo quando siamo chiamati a confrontarci coi ragazzi nelle scuole vi andiamo più che volentieri, per aiutarli a comprendere quali e quanti sono i pericoli nei quali falsi maestri di strada possono farli cadere. E’ con sommo piacere che coadiuvamo il corpo docenti nell’irrobustire nei ragazzi la piena consapevolezza che la loro crescita, la loro formazione ed il loro inserimento nella società deve avvenire in un contesto di legalità, che non è solo uno slogan valido per tutte le stagioni e per le ricorrenze “laiche” più importanti, ma deve essere un vissuto quotidiano, una convinta adesione ai valori di libertà e giustizia sociale, garantiti dalla nostra Carta Costituzionale. 

Ed è per questo motivo che nel corso dell’anno scolastico sono stati incontrati più di 2.000 alunni in quasi tutte le scuole della provincia che saluto, nell’ambito di un progetto più ampio volto a diffondere sin dalla giovane età la cultura della legalità, ed approfitto dell’argomento per ringraziare gli alunni delle classi degli istituti di Viterbo Canevari e Vanni, con i loro dirigenti ed i loro insegnanti accompagnatori oggi qui presenti alla nostra festa. Mi sia poi consentito rivolgere inoltre un saluto  all’associazione Jupiter che proprio oggi  a Soriano nel Cimino, il 10 maggio u.s. era gia’ stata a Bagnoregio, si sta rendendo protagonista di ulteriori particolari momenti d’incontro  che hanno visto i Carabinieri accompagnare i ragazzi  all’interno di   percorsi educativi adottando ogni classe simbolicamente un Carabiniere  per condividere i valori della legalità.  Un indirizzo di saluto voglio rivolgere altresì all’Istituto  Comprensivo Statale Ernesto Monaci di Soriano nel Cimino che analogamente a Juppiter, assieme alle scuole di Vasanello, Bassano in Teverina, Gallese e Bomarzo, il 31 maggio u.s. ha organizzato  “La notte Bianca della Legalità” con il coinvolgimento appunto dell’Arma dei Carabinieri su temi afferenti il rispetto delle regole nella società. 

Proseguendo nella breve espressione dei risultati conseguiti, vorrei infine ricordare l’operazione Erostrato. Si è trattato di un lavoro costante e silenzioso lavoro durato alcuni anni che ha portato a scoprire l’esistenza di un sodalizio criminale che si era pericolosamente infiltrato e si stava radicando in città, fino a dare escuzione, 5 mesi orsono, a 13 misure di custodia cautelare emesse dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Roma per associazione di tipo mafioso, rubricando per la prima volta quest’articolo per la provincia di Viterbo per un sodalizio criminoso “autctono”, nato e sviluppatosi in questa provincia importando una criminologia tipicamente appartenente ad organizzazioni  n’dranghetiste. La lunga e complessa indagine ha vissuto momenti anche non facili per noi Carabinieri; alcuni militari sono stati pesantemente minacciati, ad altri è stata addirittura incediata l’auto sotto casa, fatti di una gravità inaudita difficili da credere e da metabolizzare, ma proprio la spregiudicatezza di questa banda aveva reso possibile il piegare, con la violenza alle logiche dell’omertà diffusa e del silenzio complice, chiunque avesse osato contrastare i loro disegni criminosi che potevano così crescere tumultuosamente in un clima ascendente particolarmente rischioso. Sono stati mesi, come dicevo, vissuti in silenzio ed anche con trepidazione, durante i quali i nostri Carabinieri hanno dimostrato altissima professionalità, riuscendo a sventare, uno dopo l’altro, numerosi attentati intimidatori pianificati ed in procinto di essere realizzati, senza pregiudicare al tempo stesso il buon esito delle indagini, serbando tassativamente la segretezza delle attività in essere. 

Il crimine organizzato purtroppo è un cancro della società che l’aggradisce, come dei parassiti, laddove può tovare ricchezze di cui appropriarsi grazie al silenzio favorito dalla sfiducia nelle Istituzioni preposte. E proprio in considerazione di tutto ciò che i Carabinieri di questo Comando Provinciale hanno cominciato ad aggredire con le loro indagini i capitali così acquisiti. E’ importante dare piena dimostrazione che il crimine “non paga”,  può cercare di mettere radici ovunque, ma ciò che più importa è che siamo stati in grado di bloccare tutto ciò quasi sul nascere e di estirpare il male incidendo in profondità. Ho detto “siamo”, perché mi piace sottolineare la collaborazione di molte tra le vittime, che quindi hanno avuto un non comune senso civico che ha contribuito in maniera significativa a disarticolare dalle fondamenta questo pericoloso cancro, segno che la società qui a Viterbo è ancora sana ed ha ancora gli anticorpi giusti per respingere l’insorgenza di  un male gravissimo come questo.

E’ bene quindi che la società mantenga alta la guardia, che tutti i cittadini, compatti e senza esitazioni, continuino a respingere la logica della paura, del silenzio complice, che nega prima a se stesso e poi di fronte alle Istituzioni preposte la realtà dei fatti. Per questo è importante che gli abitanti di questa provincia continuino sempre a sentire le loro coscienze e che le Istituzioni mantengano la loro credibilità, che sappiano rispondere per tempo al cittadino, in modo da stroncare sul nascere le logiche criminali che puntano per i loro interessi a sostituirsi alle Autorità preposte dopo aver contribuito a distruggerne la credibilità. Solo così riusciremo ad evitare che la logica dell’omertà e della risoluzione dei privati dissidi fuori dagli ambiti previsti prenda piede. Tutti coloro che condividono questi valori troveranno concretamente al loro fianco l’Arma dei Carabinieri.

La sfida infatti che noi intendiamo raccogliere con entusiasmo è quella sulla nostra credibilità e professionalità, su quella giochiamo la nostra partita. 

Ufficiali, Marescialli, Brigadieri, Appuntati e Carabinieri siate sempre orgogliosi di appartenere alla famiglia dell’Arma dei Carabinieri e col vostro esempio di ogni giorno irrobustite questo fiero senso di appartenenza. Non abbiate timore di attingere a piene mani dal patrimonio di gloriosi tradizioni che i nostri predecessori ci hanno tramandato come un prezioso testimone ed a quelle ispiratevi, sempre. Siate consapevoli che tutti i vostri sacrifici sono volti al bene supremo della Patria e della collettività della quale facciamo parte. Siate orgogliosi del fatto che è nostro dovere saperci distinguere per il nostro senso dell’onore e per la nostra rettitudine, perché solo così saremo sempre degni di essere considerati fedeli custodi della nostra splendida nazione e delle nostre libere istituzioni. Siate fieri delle restrizioni e delle privazioni che tutto questo comporta, l’eccellenza è un valore il cui corrispettivo è per noi un privilegio da poter onorare.

Per quanto variegati possano essere i nostri giorni, per saper meglio combattere e vincere le sfide che ci attendono conservate con purezza gl’ideali che da ragazzi ci hanno spinto ad indossare quest’uniforme. Ricordatevi di quando ci arruolammo e di quando ci consegnarono gli alamari per la prima volta, dell’orgoglio che avevamo, della brama di indossarli che ci pervadeva; come ebbe a dire un nostro grande Generale del passato in una famosa intervista, parliamo del Sig. Generale Carlo Alberto  Dalla Chiesa: “quando si raggiungeva l’ambito ingresso nell’Arma, gli Alamari assieme alla fiamma erano la cosa più esaltante della nostra istituzione; ricordo che i nostri maestri insistevano nel dire che dovevano essere serviti con umiltà; non usati, non sfruttati, perché erano puliti nel loro argento. E ricordo ancora che facevamo a gara, anche con qualche sacrificio di stipendio, per farceli cucire, non applicare, proprio cucire sulla giubba, come se volessimo che ce li cucissero sulla pelle” 

Rimaniamo sempre così. Con gli alamari idealmente cuciti sulla nostra pelle. Non sbaglieremo mai e gl’italiani ce ne saranno perennemente grati.

Giuseppe Palma


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5 giugno, 2019

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