Viterbo – Violenza sessuale su due bambine, Matteo Salvini: “Grazie al Decreto sicurezza il delinquente potrà essere espulso”. Ma, in realtà, bisogna aspettare il processo e c’è una sentenza della Corte di giustizia dell’Unione europea che stabilisce che il diritto alla protezione non decade anche se il rifugiato ha commesso gravi reati.
Il ministro dell’Interno Matteo Salvini ha commentato via social l’arresto, eseguito dai poliziotti della squadra mobile di Viterbo, del 29enne pachistano da sabato in carcere per violenza sessuale aggravata su due bambine di 11 e 13 anni. “Grazie al Decreto sicurezza di quel cattivone di Salvini – scrive il ministro – questo delinquente potrà essere espulso”.
In realtà, la vicenda è complicata. Non solo perché bisognerà aspettare l’eventuale processo, ma anche perché c’è una recente sentenza della Corte di giustizia dell’Ue che stabilisce che il diritto alla protezione non può decadere, anche in presenza di fatti gravi, se il rifugiato rischia la vita o la persecuzione una volta rimandato nello stato di origine. Insomma, per i giudici comunitari, un cittadino di uno stato extra Ue o apolide non può essere espulso, anche se ha commesso reati, se ha il fondato timore di essere perseguitato nel suo paese e se lì la sua vita o la sua libertà possano essere minacciate.
Il 29enne arrestato dagli agenti della questura di Viterbo era arrivato in Italia nel 2014. Dal Pakistan. “Ha ottenuto la protezione dichiarando di essere omosessuale”, ha reso noto il ministero dell’Interno tramite un comunicato. Era in città dal 2017, viveva nel centro storico e lavorava in un’azienda agricola. “È regolare sul territorio nazionale per decisione del tribunale di Firenze – ha sottolineato il Viminale -. L’ordinanza a favore del pakistano è del 5 aprile 2017. La commissione territoriale aveva respinto la richiesta di asilo, ma l’immigrato aveva fatto ricorso. Tenuto conto della gravità dei fatti, grazie al Decreto sicurezza, verrà richiesta alla commissione nazionale la revoca del permesso, che comunque scade il 24 luglio 2019. Fatte salve le esigenze cautelari, il pakistano potrà essere espulso”.
Il Decreto sicurezza, infatti, prevede lo stop ai benefici dell’asilo se lo straniero commette una serie di delitti. Ora resta da capire come la sentenza della Corte di giustizia dell’Ue possa impattare sulla legislazione italiana. Ovviamente il verdetto dei giudici comunitari non innesca automatismi: per far valere il principio, lo straniero dovrà comunque avviare una causa.
“Il pachistano arrestato a Viterbo per aver violentato due bambine – ha scritto Salvini sui social – era in Italia grazie a un giudice di Firenze che gli aveva concesso la protezione in quanto omosessuale e dunque perseguitato nel suo paese d’origine. Pazzesco. Capite che c’è qualcosa che non va? Io non mollo, io continuo a lottare per leggi che contrastino il business dell’immigrazione clandestina, ma se qualche magistrato vuole fare politica lasci la toga e si candidi”.
Nella nota, il ministero dell’Interno ha anche sparato a zero: “Nel primo semestre del 2017 il tribunale toscano aveva accolto l’87,5% dei ricorsi di chi non vuole lasciare l’Italia. È il tribunale in cui, ad agosto 2017, è stata istituita la sezione specializzata sull’immigrazione presieduta da Luciana Breggia, relatrice della sentenza che ha escluso il Viminale dal giudizio sull’iscrizione anagrafica di un immigrato. Breggia è il magistrato che ha partecipato a dibattiti con le Ong, ha presentato un libro contro i respingimenti e i porti chiusi e in un dibattito sul tema ‘Migranti alla frontiera dei diritti. Una questione storica-giuridica-culturale’ dell’8 aprile 2019 ha sostenuto che ‘nessuno è clandestino sulla terra’”.
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