Viterbo – Tra qualche settimana verrà ricostruito, a Viterbo in piazza San Sisto, il grande capannone dove sarà rimontata la Macchina di Santa Rosa prima del trasporto del prossimo 3 settembre.
Un’operazione annuale che, dal punto di vista economico, nessun “buon padre di famiglia” farebbe. Buttare dalla finestra ogni anno circa 100mila euro, tra ponteggi e immagazzinaggio, per non ritrovarsi poi niente l’anno dopo.
A metà degli anni Settanta soltanto la costruzione dell’impalcatura per la Macchina di Santa Rosa costava circa 60 milioni di lire. E questo fu constatato, nel 1976 quando il “capannone” non fu montato, per motivi di sicurezza perché l’anno prima era morto un operaio durante il montaggio, e si risparmiò questa ingente cifra. Senza pensare, poi, al costo aggiuntivo dell’immagazzinaggio per tutto il resto dell’anno.
Da allora, fino ad oggi, in più di quarant’anni, sono stati gettati al vento oltre due milioni di euro senza aver capitalizzato niente. Potevano essere stati impiegati meglio per costruire qualcosa di più utile.
Oggi, come allora, il capannone costruito ogni anno alla partenza in piazza san Sisto serve a contenere, proteggere, e conservare, la Macchina di Santa Rosa soltanto per alcuni giorni. Uno spreco di soldi inutile e di poca resa, in termini di benefici turistici.
Nei confronti della Macchina, dal 2013 patrimonio immateriale dell’umanità, il più bel gioiello della città dal punto di vista dell’attrazione turistica, la città di Viterbo dovrebbe razionalizzare meglio, in modo più adatto e rispondente alle esigenze e alle finalità funzionali della festa e della sua conservazione, tutte le risorse economiche messe a disposizione. Servirebbe una migliore attitudine a individuare i possibili benefici e sviluppi del trasporto della Macchina di Santa Rosa, confortati anche dalla notevole possibilità di sfruttarne al meglio i benefici.
Qualcosa, piano piano, si sta muovendo se è vero che lo scorso anno l’amministrazione ha favorito, sulla questione, un approfondimento di questo aspetto da parte di una commissione di esperti.
Forse, per dare un’accelerazione, per fare proprio una cosa sensazionale, che porti anche un notevole valore aggiunto, sarebbe utile trovare un archistar, ovvero un architetto molto famoso, al centro dell’attenzione pubblica per i propri progetti caratterizzati da una certa genialità e spettacolarità, che con il suo nome e la sua opera possa portare un valore aggiunto alla nostra tradizione creando un contenitore permanente per la Macchina di Santa Rosa che diventi esso stesso un nuovo vero e proprio monumento da visitare a Viterbo.
Sarebbe la creazione di una nuova testimonianza concreta e durevole di esaltazione della nostra tradizione.
Immagino una specie di torre medioevale, oppure anche un’opera moderna e futuristica, accostata alla cinta muraria, integrata con gusto nel paesaggio urbano, che diventi un polo permanente attrattivo della città di Viterbo dall’alto quoziente comunicativo. Con la Macchina di Santa Rosa sempre disponibile durante tutto l’anno per i visitatori, con la piazza di San Sisto frequentata da turisti e da curiosi. Ne beneficerebbe l’intera città di Viterbo. Le guide turistiche farebbero i salti di gioia. I turisti pure. Magari dotando la struttura anche di un ascensore per ammirare dall’alto la bellezza della nostra città. Più posti di lavoro, maggiori introiti e meno spese.
Del progetto di costruire una sede permanente per la Macchina di Santa Rosa se ne parlò ufficialmente nell’anno 2000: l’università degli studi della Tuscia, con il patrocinio del Sodalizio dei Facchini di Santa Rosa, il 29 settembre 2000, organizzò una giornata di studio avente per oggetto della discussione “Spazi urbani, spazi espositivi, recuperi, multimedialità” intorno alla tradizione e al culto verso Santa Rosa da Viterbo. Fu una giornata interessantissima e piena di idee.
In uno degli interventi, fatto dagli architetti romani Francesca Federici e Luigi Mazzei, fu fatta la proposta di creare all’interno delle mura, tra Porta Romana e la chiesa di San Sisto, una struttura definitiva, al posto del ponteggio provvisorio, come una torre medioevale, un contenitore permanente della Macchina per proteggerla, conservarla ed esporla durante tutto l’anno. Eliminando gli alti costi annuali di montaggio, smontaggio e deposito in inidonei capannoni. Non più, dunque, impalcature provvisorie di tubi “innocenti” ma una struttura fissa con molta resa per l’intera città e per l’amministrazione comunale.
Silvio Cappelli
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