Viterbo – (g.f.) – Da Robur a Talete, si sono “scordati” di formalizzare il passaggio di beni e asset.
Una dimenticanza non di poco conto. Tra la società che a Viterbo gestiva il servizio idrico e quella a cui è stato ceduto, avrebbe dovuto esserci un atto formale. Pare di no.
Non si parla del core business, ovvero l’acqua, ma di macchinari, mezzi, locali e altro, rimasti in capo alla ormai defunta ma ancora in vita società.
Il perché se lo è chiesto Massimo Erbetti, consigliere M5s, ieri in quinta commissione, convocata proprio su questo.
“Cose dell’altro mondo – esclama Erbetti – dal 2007 a oggi non esiste un atto formale fra le due società, così ci ha spiegato il liquidatore societario”.
Da 12 anni Robur poteva chiudere, non avendo più ragione d’esistere. “Non è successo perché mancava un passaggio – continua Erbetti – i bilanci Robur sono in negativo, non c’è niente in entrata, ma macchinari e strutture le sono rimasti”.
Senza una ragione apparente. Per gli automezzi, fino a un certo punto utilizzati da Robur e poi da Talete, come si sono regolati?
“Per bolli, assicurazioni, ammortamenti – prosegue Erbetti – mi è venuto il dubbio”. Soddisfatto dal liquidatore. “Ha spiegato in commissione che Robur ha continuato a pagare e poi emetteva fattura a Talete, ma non tutte sarebbero state saldate”.
Negli anni si sono succeduti amministratori, ma la situazione non è cambiata. Sono passate anche le amministrazioni comunali Marini e Michelini, ma niente. Fino ad arrivare ad Arena, in cui la “svista” è emersa.
“Fra due privati – conclude Erbetti – se ci fosse stata una cessione, tutti gli asset sarebbero dovuti passare, con un atto formale”. Nel pubblico non cambia, ma stavolta non è successo.
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