Castel Sant’Elia – La vita fa scherzi strani. Come quando decide di trasformare apparenti disgrazie in benedizioni. A Francesco Garofalo è successo.
“Credevo di essere in guai seri, sei anni fa, tra la cassa integrazione e il ritiro della patente. Di colpo mi sono trovato senza la certezza di un lavoro e a piedi. Era l’inizio della mia più grande scoperta: l’amore per la bicicletta”, ricorda Francesco.
Sulle ali di questa improvvisa passione è arrivato a Capo Nord, il punto più estremo della Norvegia, macinando 4300 chilometri in bici. Più di 200 al giorno, dal 2 al 30 giugno.
Quella che sembrava una doppia sventura si è rivelata una congiuntura astrale eccezionale per Francesco, operaio 35enne romano che abita a Castel Sant’Elia fin da bambino. “Diciamo che di base so’ mezzo matto. Ma diciamo anche che dopo il ritiro della patente non sapevo come spostarmi – racconta -. Non sono tipo da mezzi pubblici: o tardano loro oppure io, specie la mattina, un po’ pigro come sono… quindi non c’erano molte alternative. Ho pensato alla bici e iniziato a pedalare”.
Al nuovo stile di vita si è abituato subito, al punto che quando ha potuto riprendere la macchina l’ha comunque lasciata in garage. E visto che, per cause di forza maggiore, poteva concedersi lunghe pause dal lavoro, ha cominciato a organizzare viaggi. In bici. Iniziando con trasferte “soft”: “Prima il giro della Sardegna, poi della Sicilia, poi la Corsica e di nuovo la Sardegna, entroterra coast to coast. L’impresa vera è stata l’anno scorso – dice Francesco -: 5100 chilometri attraverso penisola iberica, Pirenei, Francia e poi la ridiscesa in Italia, lungo la costa ligure e tirrenica. Cinquantacinque giorni di cammino”.
Sempre da solo. O meglio, sempre solo con la sua due ruote, per un misto di caso e volontà. “Non ho pensato di coinvolgere qualcuno nei miei viaggi, finora non è capitato – afferma Francesco -. Da solo ho trovato un mio equilibrio. Anche soltanto in due sarebbe più complicato: dovrei avere accanto qualcuno che tiene il mio passo. Poi così è più facile incontrare persone, fare amicizie, essere avvicinato da gente curiosa che si offre di ospitarmi in giardino con la tenda”.
Tutto low cost (tenda, bici, sacco a pelo). Molto spirito di adattamento. Tanta voglia di pedalare con la natura intorno. Nessuna intenzione di fermarsi, neanche quando è più dura. Anche se l’itinerario non era agevole.
“Partito da Castel Sant’Elia sono arrivato a Trevi, ho attraversato l’appennino e raggiunto la costa adriatica. Da qui Veneto e Friuli Venezia Giulia – racconta Francesco -. E poi nove nazioni: Slovenia, Austria, Repubblica Ceca, Polonia, Lituania, Lettonia, Estonia, Finlandia e infine la Norvegia e Capo Nord. Quando ci sono arrivato, la sera del 30 giugno, erano le 22,30 ma era giorno, c’era il sole.
A soli 50 chilometri dal mio traguardo ho iniziato a disperare: pioveva da tre giorni, ero fradicio e sfinito – continua -. La tentazione di mollare era fortissima ma, arrivato così vicino, non potevo. Ho fatto bene perché, non so per quale alchimia, mentre mi avvicinavo, il cielo si è aperto completamente, ha smesso di piovere e il vento, che in genere soffia prepotente su Capo Nord, si è calmato. Dicono sia quasi impossibile dormire sulla scogliera proprio per quel vento. Io ce l’ho fatta e mi sono goduto lo spettacolo“.
Avvertenza, sembra dire Francesco: la meraviglia è solo per i coraggiosi che non rinunciano ad andarsela a prendere.
Stefania Moretti
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