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Cultura - La notte tra il 23 e il 24 luglio 1895 nasceva la psicoanalisi

Il sogno di Freud…

di Daniele Camilli
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Viterbo – Centoventiquattro anni fa nasceva la psicanalisi. Esattamente la notte tra il 23 e il 24 luglio 1895. Da un sogno. Fatto da Sigmund Freud e riportato nel libro “L’interpretazione dei sogni” come il “sogno dell’iniezione di Irma”.

Fu l’inizio della teoria freudiana che segnava inoltre l’abbandono del metodo ipnotico. Facendo del paziente, probabilmente per la prima volta nella storia della medicina, attore partecipe della terapia. L’inizio della psicanalisi, una delle più belle avventure del novecento quando, morto Dio, l’uomo cominciò ad indagare se stesso più a fondo.


Sigmund Freud

Sigmund Freud


Un paradigma che ha tentato di mettere assieme scienza, così come era venuta fuori da Cartesio in avanti, e umanesimo. Costringendo comunque sia al confronto tutto il resto. Dalle istituzioni, in particolare modo quelle ospedaliere, all’arte. Passando per tutta la comunità scientifica. La psicanalisi ha criticato l’uomo per criticare il mondo. “L’uomo solo”. Come quello descritto in una splendida lettera di Flaubert riportata da Marguerite Yourcenar nelle “Memorie di Adriano”. “Quando gli dèi non c’erano più – scrive il poeta francese – e Cristo non ancora, tra Cicerone e Marco Aurelio, c’è stato un momento unico in cui è esistito l’uomo. Solo”. Come accadrà di nuovo più avanti. Dal novecento in poi. L’uomo cui ha parlato la psicanalisi. Quell’uomo che nel XX secolo è stato capace d’essere come Edipo. Polvere di stelle, e al tempo stesso fango della terra. 

Una disciplina che non è stata solo lettino e psicanalista alle spalle, così come troppo spesso è stata divulgata, ma anche una vera e propria pratica di liberazione. Emotiva e cognitiva. Un metodo che ne ha alimentati altri. Un vero e proprio linguaggio che ha attraversato ogni cosa. Dall’antipsichiatria e dalle battaglie per l’abolizione dei manicomi, alla Summer love di San Francisco negli Stati Uniti alla fine degli anni ’60. Dalle avanguardie artistiche degli anni ’20 al cinema horror dei ’70. Fino alla cocaina. La psicanalisi è stato forse uno dei linguaggi meno eludibili degli ultimi due secoli di storia. La scienza d’élite che più di tutte ha affascinato le masse. Tant’è vero che psicanalisi è un termine che quasi tutti, oggi, conoscono.


Targa commemorativa in ricordo del luogo in cui Freud cominciò L'interpretazione dei sogni, nei pressi di Grinzing in Austria

Targa commemorativa in ricordo del luogo in cui Freud cominciò L’interpretazione dei sogni, nei pressi di Grinzing in Austria


Infine l’uomo. Freud, che a 21 anni abbreviò il nome in Sigmund. Freud si chiamava infatti Sigismund Schlomo era figlio di Jacob e della sua terza moglie Amalia Nathanson. Jacob era un ebreo che da Ivano-Frankivs’k in Ucraina si trasferì a Vienna nel 1860. Freud nacque però a Freiberg, nell’attuale Repubblica Ceca, il 6 maggio 1856.

Freud è stato un pioniere, che ha pagato a caro prezzo ogni sua scelta. Ha persino cresciuto buona parte delle migliori menti della psicanalisi. Jung, Melanie Klein e la stessa figlia Anna Freud innanzitutto. Con tanto di carattere infernale. Quando Jung, il suo migliore allievo, lo criticò apertamente, Freud lo buttò fuori dall’associazione psicoanalitica e gli vietò pure di utilizzare il termine stesso di “psicoanalisi”. Tant’è che Jung fondò a sua volta la “psicologia analitica”. E’ stato invece un buon amico di Albert Einstein. I due si conobbero nel 1926 a Berlino. Qualche mese prima, Einstein, senza conoscerlo, aveva spedito a Freud un telegramma di auguri per i suoi settant’anni.


Sigmund Freud e la figlia Anna

Sigmund Freud e la figlia Anna


Freud era anche ebreo, nella Vienna invasa e annessa dai nazisti nel 1938. Fu costretto a emigrare a Londra ottenendo lo status di rifugiato politico. A Vienna rimasero le sorelle. Quattro di esse vennero sterminate nei campi nazisti durante il secondo conflitto mondiale, di cui Freud sentì probabilmente soltanto l’eco. Morì infatti pochi giorni dopo la dichiarazione di guerra alla Germania da parte di Francia e Inghilterra. A Hampstead, il 23 settembre 1939.

L’ultimo anno di vita l’ha passato a Londra. A chiacchierare a tavola col pittore surrealista Salvador Dalí, conosciuto proprio nella capitale inglese. Infine, due giorni prima di morire, Freud, malato da anni e consumato dalla sofferenza, chiese al medico di fiducia che lo stava assistendo di mettere fine a tutto. Di farla finita. A patto che la figlia Anna fosse d’accordo. A quel punto il medico, Max Schur, aumentò gradualmente la dose morfina. Freud morì nel sonno provocato dalla morfina.

Daniele Camilli


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25 luglio, 2019

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