Tarquinia – (p.p.) – “L’ho vista brutta, senza il rullo non so come sarebbe andata a finire… Se non era per Riccardo quei due bambini sarebbero morti”. Christian Iodice 21enne bagnino del Mirage racconta il salvataggio portato a termine a Tarquinia lido insieme ai colleghi Mirko Fattori (18 anni dei Marinai) e Riccardo Piras (24 anni del Nando).
Ieri pomeriggio, nello specchio d’acqua a confine tra gli stabilimenti i Marinai e Nando, i tre hanno portato a riva un’intera famiglia: padre, madre, nonno e 4 bambini. Dieci interminabili minuti che potevano trasformarsi in una tragedia, evitata solo grazie al loro sangue freddo e a un tempestivo intervento.
“In lontananza – racconta Christian -, soprattutto dal Mirage, non ero riuscito a capire di quante persone fossero in difficoltà. E’ intervenuto subito Riccardo del Nando, poi Mirko dei Marinai, che ha preso il rullo ed è entrato, e poi io. Riccardo ha recuperato i primi due bambini, Mirko la madre e il nonno, mentre il padre in qualche modo, è riuscito a rientrare a riva da solo. Io ho preso gli altri bambini”.
La situazione però era davvero complicata. “Specie per Riccardo che non riusciva a uscire perché aveva due bambini ed era quello più lontano. Siamo quindi dovuti rientrare in acqua col rullo per dargli una mano e alla fine ce l’abbiamo fatta. Se non era per lui quei due bambini sarebbero sicuramente morti, perché è riuscito a tenerli sopra il livello delle onde del mare, senza fargli prendere”.
I tre hanno dovuto lottare contro il mare grosso e le correnti. “Per portare a termine l’intervento – continua Christian – ci sono voluti una decina di minuti, attimi in cui abbiamo sempre cercato di tenere i bambini sopra il livello delle onde, anche se poi eravamo noi ad andare sotto, bevendo anche un po’. Abbiamo provato a uscire dall’acqua con la corda, perché purtroppo col carico addosso non è per nulla semplice.
Col mare grosso, la sabbia era talmente morbida che non potevamo affondare con il piede. Il nostro vero problema poi erano le correnti, non solo quelle superficiali ma quelle sottomarine. Non toccavamo e non riuscivamo a nuotare perché avevamo delle persone sulle braccia e l’unica cosa che ci ha salvato è stato il rullo. Ci siamo attaccati alla corda e siamo usciti fuori dall’acqua”.
In quei momenti non c’è stato proprio spazio per la paura. “Avevamo solo un po’ di timore rivolto soprattutto verso il nostro collega. Io personalmente l’ho vista molto brutta, perché avere due persone sulle braccia, senza toccare e senza appoggi non è facile. Infatti, non ci riuscivamo a rientrare e la nostra unica salvezza è stata il rullo. Senza, non so come sarebbe andata a finire”.
Alla fine tutti sono stati portati in salvo. “La cosa buona è che avevamo una buona esperienza alle spalle e non c’era nessuno nuovo: io faccio il bagnino da sei anni, Riccardo da quattro e Mirko da tre. Sapevamo come muoverci – conclude – per questo è andata bene”.
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