Viterbo – Dicono che anche in partiti, che più lontani non potrebbero essere dalla Lega, pure a Viterbo, vedovi del potere vorrebbero (e qui non rilevano recenti giovanilmente improvvisi cambi di scranni comunali) lanciarsi sul carro del vincitore. Salvini, il quale stravince nei consensi in Italia ma sta nel mirino di una guerra almeno europea con osservatori per ora neutrali le grandi potenze Usa, Cina, Russia.
L’immigrazione – non tanto nei numeri attuali ma nella tendenza – è fenomeno mondiale, figlia della globalizzazione che aprendo i mercati alle merci necessita di frontiere vieppiù aperte per la manodopera di cui disporre a prezzi stracciati se non da fame.
Salvini fa “l’errore” di ricordarlo, di richiamare il popolo alla sua identità e i governanti alla responsabilità di assicurare ai governati il benessere che può essere dato anche agli immigrati, ma sempre che ce ne sia. Lui conosce i rischi di ostracismo o quanto meno di solitudine che corre e sarà per questo che, distrutta l’ampolla del dio Po, si è raccomandato alla Madonna di fronte al Duomo dal quale il cardinale Tettamanzi già nel 2003 ammoniva: “Per ricondurre la globalizzazione all’uomo, occorre il recupero delle tante identità appannate”.
Identità e confini che la delimitano per individuarla. Visioni non dissimili quelle dell’arcivescovo e del capitano. Intorno, però, chi ieri si stracciò le vesti per il mancato inserimento della parola “cristiana” nella costituzione europea e oggi si guarda bene dal dichiarare anatema credibile (nei fatti e nell’esempio non sporadico o mediatico) per i governanti europei che, loro sì, chiudono le frontiere per non accogliere.
Un continente sfruttato e compravenduto come l’Africa non può debordare tutto a Lampedusa e il precetto evangelico di “dare” da mangiare, da bere, da dormire presuppone che da “dare” ce ne sia. Il tema dunque travalica singoli barconi di disperati. Grandi soldi servono infatti per navi non di rado terminal di un perverso disegno che comincia con la manovalanza mafiosa dei trafficanti d’imbarchi e finirà nello sfruttamento e nell’umiliazione di giovani disperati che parlano lingue ed hanno cultura. Ottima manodopera da sotttopagare per questo capitalismo in balia di anonimi managers industriali e finanziari, il ceo capitalism.
Ha torto Salvini a richiamare l’essenza rapinatrice del fenomeno migratorio e a volerlo stroncare là dove nasce? Ha torto a chiedere il rispetto delle leggi vigenti nei nostri confini?
Un libro della vecchia Bibbia, l’Esodo, racconta la migrazione forzata degli ebrei verso una terra promessa da Dio. Giunti a destinazione, però, il Signore li fa aspettare finché Mosè non mette per iscritto le sue leggi divine, i dieci comandamenti, e gli ebrei immigrati le accettano.
Ci meravigliamo allora se un governo fa restare qualche nave alla fonda, di fronte a Lampedusa?
Renzo Trappolini
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