Tarquinia – I militari della Guardia di finanza ne sono sicuri. L’indagine sul caporalato, lo sfruttamento del lavoro e sulla truffa all’Inps ha “portato alla luce un sistema perverso e spregiudicato di sfruttamento di operai”.
Più di trecento i lavoratori coinvolti, che sarebbero stati pagati solo 5 euro l’ora. “Avrebbero dovuto percepire – spiegano le fiamme gialle – una retribuzione oraria non inferiore a 12,48 euro, ma dalle indagini è emerso che dovevano accontentarsi di appena 5 euro l’ora. Condizione che non potevano rifiutare visto lo stato di bisogno e l’assoluta precarietà della propria situazione economica”. Camerieri, commessi, baristi, banconisti, addetti al carico e allo scarico merci, operatori di impianti di recupero, panificatori che “sono stati costretti – secondo i finanziari – a subire la lesione di diritti primari: dalle ferie, al trattamento di fine rapporto, alla quattordicesima, essendo facilmente esposti all’abuso e all’approfittamento di chi li ha reclutati e utilizzati”. Ma non è finita qui. “Sono state riscontrate – continua la Guardia di finanza – altre prassi volte a danneggiare i lavoratori. Per esempio conteggiando in busta paga un numero di ore inferiori a quelle da retribuire e inserendo delle indennità di trasferta al posto della retribuzione, che non si computano nell’imponibile previdenziale e fiscale”.
Ventidue le persone indagate dalla procura di Civitavecchia, la maggior parte del Viterbese. 18, invece, le società coinvolte, operanti tra Tarquinia, Montalto di Castro e il litorale laziale. All’alba di mercoledì più di settanta finanzieri del comando provinciale di Viterbo, in collaborazione con l’Ispettorato del lavoro, hanno eseguito undici sequestri preventivi: denaro contante o depositato in banca, una moto di grossa cilindrata, un Rolex, diversi appartamenti e quote societarie. 612mila euro il valore complessivo dei beni, cifra ritenuta profitto dei reati di sfruttamento del lavoro, caporalato e truffa aggravata ai danni dell’Inps. 47, invece, le perquisizioni nelle abitazioni degli indagati e nelle aziende a loro riconducibili, tra Tarquinia, Montalto di Castro, Civitavecchia, Frascati, Fiumicino, Roma, Novara, Campobasso e Anagni.
Inoltre sono state sequestrate e affidate a un amministratore giudiziario nominato dal giudice una cooperativa a mutualità prevalente e tre società, tutte operanti tra Tarquinia e Fiumicino. In particolare dalle indagini sarebbe emerso che i gestori della cooperativa, tra cui un ragioniere commercialista di Tarquinia, dal 2014/2015 in poi hanno contattato diverse ditte e società di Tarquinia, Montalto di Castro, del litorale laziale, della provincia di Roma nonché della Capitale, proponendo ai titolari vantaggi economici mediante l’abbattimento dei costi di gestione del personale, di tasse, contributi e indennità varie attraverso il licenziamento degli operai, fino a quel momento regolarmente assunti dalle imprese, e il loro passaggio alle dipendenza della cooperativa.
In sostanza la forza lavoro già in servizio, per la maggior parte costituita da italiani, sarebbe dovuta transitare solo cartolarmente in carico alla cooperativa appaltatrice, rimanendo invece a svolgere le mansioni originarie nel luogo di lavoro e presso l’effettivo datore di lavoro, mediante la stipula di un contratto di appalto o di distacco fittizio. Alcuni lavoratori sarebbero stati completamente ignari del “cambio” di datore di lavoro e ne avrebbero preso atto solo dopo la consegna delle buste paga contenenti le nuove indicazioni. “Ovviamente – sottolineano i finanzieri – si trattava di una falsa cooperativa di lavoratori”.
Tra i denunciati ci sono tutti i datori di lavoro che avrebbero indotto i propri dipendenti ad accettare trattamenti retributivi inferiori a quelli previsti dalla legge, a rinunciare al Tfr maturato fino alla risoluzione del rapporto di lavoro per il successivo passaggio alla cooperativa, a diventare soci lavoratori della cooperativa, a effettuare orari di lavoro estenuanti a fronte di paghe fisse, a rinunciare alle ferie, alla quattordicesima e alle altre indennità spettanti per legge, tra cui il bonus degli 80 euro. “Per coloro che protestavano – evidenzia la Guardia di finanza – l’unica alternativa era starsene a casa. I lavoratori erano così costretti ad accettare il passaggio dal normale inquadramento lavorativo, secondo il contratto collettivo nazionale di lavoro del settore in cui prestavano servizio, a quello previsto per i soci della cooperativa che prevedeva retribuzioni mensili nettamente inferiori. Tale sistema era notevolmente conveniente per gli imprenditori, perché non solo consentiva di abbattere il costo del lavoro ma anche di avere illeciti risparmi di iva e di irap. Le aziende pseudo-committenti che hanno aderito hanno beneficiato, infatti, di un considerevole risparmio dell’irap in quanto hanno potuto dichiarare imponibili in misura inferiore a quella reale a causa della mancanza della voce relativa al costo del lavoro (indeducibile ai fini irap), nonché detrarre indebitamente l’iva grazie alle fatture per sevizi emesse dalla cooperativa per le prestazioni di lavoro”.
Le indagini sono state condotte dai finanzieri di Tarquinia del comandante Antonio Petti e sono consistite in appostamenti, intercettazioni telefoniche, ascolto di decine di operai, esame di migliaia di documenti contabili ed extracontabili e di decine di rapporti bancari, perquisizioni e sequestri. “Diversi – rivelano le fiamme gialle – sono stati i tentativi di alcuni indagati di ostacolare le indagini tramite il condizionamento dei testimoni convocati. Tentativi risultati vani grazie alle intercettazioni telefoniche, che hanno consentito di appurare le condotte elusive e le manovre per sviare le indagini”.
Tra i reati contestati, a vario titolo, agli indagati anche la truffa aggravata ai danni dell’Inps. “I lavoratori – conclude la Guardia di finanza – venivano fatti risultare come neoassunti in capo alla cooperativa al fine di beneficiare illegalmente delle agevolazioni contributive previste per le nuove assunzioni e per la trasformazione dei contratti di lavoro secondo le leggi di stabilità del 2014 e del 2015, senza contare che per legge non è consentito percepire le agevolazioni in parola se non si rispettano i minimi retributivi previsti dai contratti collettivi nazionali di lavoro”.
– 300 lavoratori sfruttati e sottopagati
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