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Viterbo - Lettera di un recluso a Radio Radicale - Il responsabile area sanitaria di Mammagialla spiega come sono andate le cose

Un detenuto: “Ho un tumore al cervello ma mi hanno abbandonato” – Monarca replica: “Lo stiamo curando”

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Viterbo - Il carcere di Mammagialla

Viterbo – Il carcere di Mammagialla

Viterbo – Lamentava di essere abbandonato a se stesso dentro il carcere Mammagialla. Un lungo sfogo affidato alla voce di Riccardo Arena, conduttore di “Radio carcere”, il programma di Radio radicale sulle condizioni dei reclusi nei penitenziari italiani.

Tra le lettere lette giovedì scorso, quella di un detenuto viterbese: Hristov, 55 anni, cittadino bulgaro. “Scrivo perché mi hanno diagnosticato un tumore al cervello, ma di fatto non fanno nulla per curarmi”. Hristov è rinchiuso nel reparto penale D2 del carcere di strada Mammagialla. “Nel corso della mia detenzione ho iniziato a sentirmi male e io, chiaramente, ho chiesto di essere visitato da un medico del carcere. Medico che mi ha prescritto le solite pasticche che danno qui e dopo mi ha rimandato nella mia cella”.

Il detenuto continua a star male. Le sue condizioni peggiorano. “Dopo tante insistenze mi hanno portato a Belcolle dove mi hanno detto che avevo un tumore al cervello”. Torna in carcere: “I medici mi hanno detto di stare tranquillo perché mi avrebbero curato loro, peccato che io resto sempre detenuto e soprattutto finora non hanno fatto nulla per curarmi”. 

Nulla di vero, secondo il direttore dell’unità di Medicina penitenziaria territoriale, Roberto Monarca. “Il paziente ha un neurinoma del nervo acustico – spiega -, un tumore benigno. È già stato contattato il centro Regina Elena per una radioterapia mirata per evitare l’intervento chirurgico che, quando possibile, è sicuramente da evitare. Stiamo attendendo, a giorni, di trasferirlo. È seguito attentamente e monitorato: non avrà ritardi nel suo trattamento”.  

Secondo Monarca, il detenuto era già stato tranquillizzato, sulle sue condizioni di salute, prima di giovedì, quando è stata letta la sua lettera a “Radio carcere”. “Aveva scritto al magistrato di sorveglianza e al suo avvocato, lettera che poi è arrivata anche a me, che l’ho convocato subito, la scorsa settimana. Tutto nasce probabilmente dal fatto che il detenuto non aveva compreso bene la diagnosi e che trattasi di tumore benigno. Vedeva passare i giorni e si è allarmato, ma gli è stato spiegato che la terapia non può essere fatta nel nostro ospedale quindi dev’essere trasferito in un centro di eccellenza di Roma”. 

“Purtroppo – continua Monarca – il carcere di Viterbo in questo momento è nell’occhio del ciclone. Noi però i detenuti li seguiamo accuratamente e costantemente dal punto di vista sanitario. Problemi di difficile gestione non mancano, come ad esempio l’alta concentrazione di detenuti con problemi psichiatrici. Ma diffondere allarmismi non fa bene neppure agli stessi detenuti che a volte si agitano senza che ce ne sia bisogno, come in questo caso”. 


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7 luglio, 2019

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