Bassano Romano – Riceviamo e pubblichiamo – Lascia davvero interdetti il modo incredibilmente disinvolto, con il quale il comune di Bassano Romano continua a trattare un dossier delicato, come quello della vendita del 49% della Farmabassano, la fantomatica società comunale che dovrebbe gestire una seconda farmacia e che già una volta è stata oggetto di attenzioni da parte della magistratura per una procedura di turbativa d’asta per la quale è ancora in corso un processo al Tribunale di Viterbo.
Prima si indice la gara mediante asta pubblica mettendo in vendita il 49% del capitale sociale per un importo a base d’asta di 350mila euro più 100mila euro per l’attivazione della licenza farmaceutica, poi il giorno dell’apertura delle buste ci si “dimentica” di nominare la commissione esaminatrice, successivamente si procede all’affidamento provvisorio nei confronti dell’unico soggetto partecipante, il giorno successivo grazie all’affidamento provvisorio si richiede e si ottiene un’ulteriore proroga da parte della Regione Lazio (contro ogni principio di buona amministrazione e normativo visto che a Bassano non sussistono più da anni le condizioni demografiche che sovrintendono alla apertura delle sedi farmaceutiche, come riconosciuto dal comune stesso attraverso una imbarazzante delibera di giunta), qualche giorno dopo colui che si era aggiudicato la gara inspiegabilmente ed improvvisamente rinuncia.
Di fronte a questo disastro il comune che fa? Si ferma, prova a capire perché il bando non ha funzionato, riconsidera la strategia della privatizzazione, tanto più che ha una sua componente interna che dovrebbe essere contraria alle privatizzazioni, bandisce una nuova gara?
Tutt’altro. Riapre i termini del bando e prova a riassegnare il 49% della società in soli 15 giorni, con apertura delle buste il 13 agosto, che per ironia della sorte a Bassano è anche festa patronale.
Una fretta ingiustificabile, poco trasparente, dettata unicamente dalla volontà di fare cassa immediatamente, senza un minimo di ragionamento e di considerazione sugli effetti che una scelta di questo tipo potrebbe indurre sui bilanci degli anni a venire.
Di fronte a questo modo disinvolto di procedere che pensa che le regole non esistano (come le 8 proroghe assegnate alla ditta che gestisce i rifiuti contro ogni norma sugli appalti pubblici) non basta più la critica politica, serve ripristinare un quadro di regole certe a garanzia della trasparenza e dell’efficienza dell’azione amministrativa.
Paola Marchetti
Giancarlo Torricelli
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