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Viterbo - Intervista al nuovo presidente della Fondazione Caffeina Cultura Carlo Rovelli

“Voglio mettere ordine all’organizzazione, sanare i debiti e coinvolgere tutti in un progetto ampio”

di Paola Pierdomenico
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Carlo Rovelli

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Viterbo – “Voglio mettere ordine all’organizzazione, sanare i debiti e coinvolgere tutti in un progetto ampio”. Carlo Rovelli va dritto al sodo. Venerdì scorso ha assunto la carica di presidente di Fondazione Caffeina Cultura, succedendo ad Andrea Baffo. Ha già le idee chiare sul da farsi e, da imprenditore navigato, è pronto a metterle in atto.

Come comincia questa esperienza e cosa vorrà fare?
“Diciamo subito quello che voglio fare – esordisce diretto Rovelli -. Voglio mettere ordine e non tanto alle idee artistiche dell’attuale direzione, ma alla parte organizzativa e programmatica. Cercare delle figure che abbiano caratteristiche specifiche per fare marketing o amministrazione. Prima tutti facevano un po’ di tutto e invece serve riorganizzare le funzioni del personale.

Primo obiettivo è quello di sanare i debiti accumulati finora. Con questo, non voglio criticare l’operato degli altri, anche perché proprio con l’operato fatto, a volte sconsiderato, si sono, però, avuti risultati in termini di immagine.

Ora, è arrivato il momento di far coincidere le due cose perché non si possono avere debiti e persone insoddisfatte di quella che è l’amministrazione di Caffeina”.

Spesso si è sentito dire “quelli di Caffeina sono pieni di debiti”. Possiamo fare chiarezza, come è realmente la situazione economica?
“E’ la verità – dice – però non sono debiti insanabili. Quelli che si sono accumulati sono dovuti esclusivamente a un eccesso di ‘voler fare’, senza prendere in considerazione quali sono i limiti degli incassi”.

Quindi?
“Quello che stiamo facendo attualmente è vedere che se gli incassi sono 10, posso spendere 9,9, lasciando sempre un centesimo come margine. Questo è stato l’errore fatto, però, in cambio, e bisogna dargliene atto che, artisticamente, sono riusciti a mantenere in piedi Caffeina. L’altra cosa importante è il contributo che quest’anno sembra esserci da parte del Comune, così come per lo scorso anno. Prima, invece, si è fatta terra bruciata intorno a tutto quello che era la manifestazione”.

Parliamo della precedente amministrazione?
“Sì. Quella attuale ha assimilato certe funzioni di Caffeina e se ne occupa anche economicamente. Due anni fa, invece, c’è stata proprio una battaglia contro”.

Perché secondo lei?
“Per principi politici”.

Non si è capita dunque la portata della manifestazione e il ritorno in termini economici per la città?
“Esatto, sono dispettucci da persone che hanno poco spessore. Caffeina deve essere qualcosa di apolitico e poi ha bisogno dell’apporto di tutti: istituzioni, commercianti eimprenditori. E’ una cosa che è di tutti”.

Prima ancora di diventare presidente della Fondazione ha fortemente supportato l’apertura del teatro in via Cavour. Perché, cosa ci ha visto?
“Viterbo è il mio paese di nascita e mancavo da 50 anni per stare in altri posti del mondo. Qualcosa di buono per il paese in cui si è nati lo si fa sempre volentieri. Quindi abbiamo colto l’occasione di fare quella sponsorizzazione per il teatro, perché personalmente avevo dei ricordi fantastici del Pidocchietto. Però mi aspettavo che ci fosse più partecipazione dei viterbesi”.

Cosa intende?
“Per esempio i commercianti coi quali mi propongo di fare degli incontri perché sono loro che possono trarne dei benefici. Lo stesso vale per i b&b o i ristoranti”.

E’ soddisfatto del lavoro che ne è uscito?
“Stiamo iniziando adesso, quindi soddisfatto assolutamente no. Però c’è la volontà di tutti di recuperare il tempo perduto e qualche errore che è stato fatto. Insomma, rimetterci in carreggiata e migliorare le cose. Primo obiettivo che mi pongo è quello di riportare nel direttivo amici, ex amici e nemici, senza barriere di nessun tipo. Deve essere una partecipazione non dico popolare, ma quasi. Le buone idee e i contributi sono ben accetti, senza preclusioni, perché la politica non c’entra nulla. Noi la mettiamo dappertutto perché ci piace fare battaglie, ma sulle cose culturali che possono fare solo che bene alla città non ci sono colori”.

Dicevamo, mettere ordine a livello economico e coinvolgere tutti in un progetto più ampio. Cosa cambia rispetto all’esperienza di Andrea Baffo?
“Per me, con Rossi, sono due pazzi stupendi. Ieri mattina abbiamo fatto una riunione per il Natale e ci sono tante idee nuove, ma bellissime. Veramente stupende, ma non le svelo perché saranno delle sorprese. Solo loro possono fare queste cose”.

Quindi Filippo Rossi non lo licenzia…
“Assolutamente, forse – scherza – ci sono degli aspetti che vanno moderati. Però…”.

Però è una coppia che non si può scoppiare.
“No, anche perché, nel senso pratico, Caffeina è loro”.

Quindi parte questa nuova sfida.
“All’interno di Caffeina ci sono persone di esperienza e bisogna solo capire chi deve fare cosa. Ci vuole una segretaria esecutiva, Andrea e Filippo che fanno la parte artistica insieme a Tania e poi due o tre persone che si occupano esclusivamente della segreteria e degli abbonamenti. Quello che bisogna fare è rafforzare moltissimo il marketing, perché hanno un sacco di crediti che non hanno incassato. C’è da mettere ordine e – conclude Rovelli – non è una cosa impossibile”.

Paola Pierdomenico


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30 luglio, 2019

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