Viterbo – L’Unione sindacale di base (Usb) in piazza contro le morti di lavoro. A Viterbo, prima in via caduti sul lavoro, dove è stata depositata una corona di fiori. Ieri pomeriggio. In ricordo di un operaio che alla fine degli anni ’50 perse la vita per costruire un palazzo lungo la via, che porta il nome che ha proprio per questo motivo. Poi a piazza della Repubblica, in pieno centro. Anche lì è stata depositata una corona. Anche lì, nel 2010, un altro lavoratore precipitò da un balcone, in pieno giorno, davanti a decine di persone che stavano passeggiando tra corso Italia e via Marconi. Un operaio di 28 anni. Il 16 settembre 2010.
“Di fronte a questo orrore – ha detto Giuseppe Sini, pacifista e militante per i diritti umani – bisogna insorgere per risorgere e per far sì che l’Italia torni ad essere una repubblica democratica e antifascista”.
Viterbo – La manifestazione dell’Usb contro le morti di lavoro
L’iniziativa è del sindacato Usb. Con il sindacato, oltre Sini, anche Paola Celletti, candidata sindaco di Viterbo nel 2018, e gli attori Pietro Benedetti e Olindo Cicchetti che hanno letto poesie e brani in ricordo delle vittime sul posto di lavoro.
“Quando ricordiamo una vittima – ha detto Sini – noi ricordiamo tutte le vittime. Perché un essere umano, in dignità e diritti, è uguale a tutti gli altri esseri umani. Siamo una sola umanità in un unico mondo vivente”.
Viterbo – La manifestazione dell’Usb contro le morti di lavoro
Sono anche altri i motivi che hanno caratterizzato il presidio di ieri sera. Innanzitutto il ricordo di quanto accadde, un anno fa, nel foggiano, in Puglia. Il 4 e il 6 agosto 2018, a due giorni di distanza, morirono 16 lavoratori agricoli. Erano stipati da 12 ore su dei furgoni, senza alcuna misura di sicurezza. Per pochi euro al giorno. Travolti da due tir.
Viterbo – Giuseppe Sini
“Il sindacato torna nelle strade – ha detto Ada Tomasello dell’Usb – contro gli omicidi sul lavoro. Un momento di lotta in un Paese come il nostro dove, dall’inizio dell’anno, le persone uccide dal proprio lavoro sono state 841. Quattro morti al giorno, uno ogni sette ore. Nella Tuscia, solo nell’ultimo mese, i morti di lavoro sono stati tre”.
Viterbo – Ada Tomasello
“Siamo qui – ha poi aggiunto Sini – per ricordare tre fatti fondamentali. Ricordiamo innanzitutto le persone sterminate il 6 agosto 1945 nella città di Hiroshima in Giappone sotto la prima bomba atomica. E da quando c’è la bomba atomica l’umanità intera vive in un regime totalitario. Il 6 agosto 1945 è cambiata la storia dell’umanità, ed è iniziata un’epoca in cui l’umanità stessa può essere distrutta”.
Furono due le bombe atomiche sganciate dagli Stati Uniti sul Giappone. La prima il 6 agosto, la seconda l’8 dello stesso mese. A Nagasaki. I morti furono furono in tutto 200 mila. La bomba atomica sganciata su Hiroshima aveva anche un nome. “Little Boy”. I bombardieri che la tirarono addosso ai giapponesi furono due. Anch’essi con tanto di nome. Enola Gay e The Great Artiste. C’era anche un terzo aereo che aveva il compito di documentare gli effetti dell’impiego dell’arma atomica. Necessary Evil, cioè “male necessario”. Quando vennero sganciati i due ordigni il Giappone, che già nel marzo precedente aveva subito il bombardamento di Tokyo con oltre 100 mila vittime e pochi giorni prima un milione e mezzo di soldati nipponici erano caduti prigionieri dell’Unione Sovietica in Manciuria, aveva viveri sufficienti per resistere solo altre due settimane.
Viterbo – La manifestazione dell’Usb contro le morti di lavoro
“Inoltre – ha sottolineato Giuseppe Sini – il 5 agosto di quest’anno nell’aula del senato della Repubblica italiana è stato approvato e reso legge il nuovo decreto sicurezza, cioè il fatto che i naufraghi in mare devono morire. Questo sta accadendo nel nostro Paese. Il risultato è la strage degli innocenti nel Mediterraneo. Il risultato è la strage dei superstiti dei lager libici che speravano di trovare salvezza. La strage di esseri umani in fuga dalla guerra, dalla fame, dalla dittatura e dalla schiavitù. Infine ricordiamo i 16 lavoratori morti lo scorso anno in Puglia. E noi ci prendiamo l’impegno di ricordarli, con nome e cognome, lavoratori assassinati dagli sfruttatori”.
“Di fronte a questo orrore – ha concluso Sini – bisogna insorgere per risorgere e per far sì che l’Italia torni ad essere una repubblica democratica e antifascista. La repubblica interviene per salvare le vite, per salvare chi ha fame e sete di giustizia. Chi viene nel nostro Paese ha diritto di venire in Italia. Non è una concessione, non è un regalo. E’ un diritto. Il diritto d’asilo, il diritto di ogni essere umano di avere una vita degna e solidale con gli altri esseri umani”.
Daniele Camilli
Multimedia – Fotogallery: Il presidio dell’Usb – Video: Contro le morti di lavoro – L’intervento di Giuseppe Sini
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