Viterbo – Avrebbe mai pensato Giulio Cesare Ottaviano Augusto, l’uomo che ai suoi tempi contava più di Trump, Putin e Xi Jin Ping messi insieme, che, 2037 anni dopo aver istituito il Ferragosto alcuni posteri nella ex capitale del suo impero, e cioè Salvini, Renzi, Di Majo, Grilllo con altra gente del genere, lo avrebbero sfiduciato andandosene a lavorare nelle giornate del solleone da lui consacrate urbi et orbi al riposo?
Certamente no e neanche poteva immaginare che le classi politiche di oggi, come avrebbe scritto Paolo Villaggio, hanno un “interesse a sopravvivere feroce: sono fondamentalmente mediocri e la loro è finta bontà”.
Altro, infatti, che scongiurare l’aumento dell’Iva e ridurre i debiti, che se qualcuno non ce li rimette chissà quanto dovranno sopportarli i creditori.
Eccoli allora ognuno con la sua lettura dei fatti, delle cose, ognuno a promettere soldi come unica forma di rappresentazione e programma a chi di soldi ne dà tanti in tasse allo stato e quindi a loro che dovrebbero amministrali con “disciplina e onore”, secondo Costituzione o almeno con la diligenza del buon padre di famiglia, secondo buon senso.
Ma fa caldo e forse serve a poco scriverne o addirittura presto o tardi andare a votare perché pare chiaro, vedendo come spregiudicatamente si costruiscono e distruggono alleanze tra partiti ed uomini “onorevoli”, che imbucare la scheda nell’urna non basta a dare certezza che il parlamentare non contraddica il mandato che chiede.
Sempre più lontana dagli eletti la gente, a esclusione degli aficionados di casta, i cerchi “magici” nazionali ma anche locali, e sempre più lontani essi dal contare qualcosa rispetto ai pochi che sembrano dare le carte ma non si accorgono di usare mazzi preconfezionati da chi il potere davvero ce l’ha, secondo cerchi magici che come il mulinello convergono al centro dove siede un dio davvero unico e onnipotente, il denaro.
Ma è Ferragosto e l’imperatore Ottaviano che l’istituì fu, a suo modo, un grande politico quasi democratico perché oltre al pane del reddito di cittadinanza si preoccupava dei circensi, di far cioè godere un po’ i sudditi.
Al tempo: a questo proposito una correzione è d’obbligo. Con la crisi a Ferragosto i politici di oggi un po’ di circensi, in effetti, ce li stanno dando: al posto di film in bianco e nero e techetechetè, infatti, le tv ci portano in casa uno spettacolo dal vivo che è comico, giallo e drammatico, ricco di suspances come un gioco a quiz. Meglio, un Grande Fratello a metà strada tra palazzo Madama, Montecitorio e palazzo Chigi. O un Grande fratello coltello, cioè, Caino.
Renzo Trappolini
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