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Tuscia film fest - Kim Rossi Stuart parla del suo esordio letterario, "Le guarigioni", che presenterà stasera a Viterbo

“Nel mio libro racconto l’efficientismo che ci condiziona la vita”

di Alessandro Castellani
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Kim Rossi Stuart apre il Tuscia Film Fest

Kim Rossi Stuart a Viterbo

Viterbo – “Questo libro è composto da racconti autonomi tra loro, ma possono essere letti in senso cronologico. E hanno anche un potenziale cinematografico”.

Kim Rossi Stuart definisce così “Le guarigioni”, il suo esordio letterario, che presenterà questa sera, 3 agosto, a Viterbo, al cortile di palazzo dei Priori, nell’ambito degli eventi speciali del Tuscia film fest.

Rossi Stuart, quali sono le guarigioni a cui si riferisce? 
“Mi riferisco al desiderio e alle energie che impiegano tutti i protagonisti dei vari racconti nel tentativo di guarire, di superare qualcosa. Qualcosa che cambia da personaggio a personaggio. E tutto questo ha un nesso con un’attitudine che ho sempre avuto nella vita di migliorarmi costantemente”.

Quindi c’è qualcosa di autobiografico nel suo libro?
“Io penso che ogni cosa che faccio nella vita, sia essa piccola o grande, può rivelarsi un’occasione di crescita. È proprio un’attitudine esitenziale”.

Lei parla di rapporti d’amore tra uomini e donne, genitori e figli. Crede che le relazioni nella società di oggi abbiano delle difficoltà?
“Il libro parla più che altro di efficientismo. Mi sono reso conto, man mano che scrivevo, di quanto i racconti analizzino sotto traccia l’inclinazione molto diffusa nell’essere umano di essere efficiente e legato al dovere, in tutte le vicende della vita. Un’inclinazione che può condizionare l’esistenza, distorcendone la bellezza. Negli ultimi due racconti, poi, va in primo piano la spiritualità, la spinta verso il trascendente”.

C’è un filo logico tra i cinque racconti o sono elementi scorporati l’uno dall’altro?
“I racconti hanno totale autonomia, ma hanno anche un legame tale da renderli quasi un romanzo unico. In controluce si vede una trasfigurazione dell’essere umano che attraversa le varie fasi dell’esistenza. Dal primo al quarto racconto i protagonisti seguono un filo cronologico, dall’infanzia alla maturità dei 50enni. L’ultimo racconto esula da questo percorso, scaturisce da speculazioni intellettuali dell’anima della protagonista del quarto racconto e sfocia in un’altra dimensione”.

Come si è trovato in questa nuova veste di scrittore?
“In un’epoca in cui fare cinema è complicato, perché la libertà di movimento è sempre minore, la scrittura è stata un’esperienza liberatoria. Non ho ricevuto limiti o paletti e questo è stato sorprendente. Avevo già scritto per il cinema, ma in quel caso si è condizionati, perché bisogna tener conto di cosa è poi ricostruibile con le immagini. Invece qui invece potevo spaziare liberamente in epoche e ambientazioni utopiche e distopiche”.

Quindi conta di ripetere l’esperienza da romanziere? 
“Non ne ho la più pallida idea. Sono ancora molto legato al mio mestiere di attore e regista, tanto che sto già lavorando alla trasposizione cinematografica di uno dei racconti del libro. Non so quando potrò riprendere in mano la scrittura letteraria, ma senza dubbio mi è piaciuta tantissimo”.

Alessandro Castellani

 


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3 agosto, 2019

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