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L'opinione del sociologo

Nel mondo mediatico, occorre ripensare le prassi della democrazia

di Francesco Mattioli
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Francesco Mattioli

Francesco Mattioli

Viterbo – Caro direttore,
ai sociologi si è sempre rimproverato di essere cinici notai della realtà sociale e di non saper prendere posizione sugli ideali o, al contrario, di confondere l’ideologia con la scienza sociale. Cercherò di non cadere né nell’una, né nell’altra trappola.

Al liceo mi entusiasmai per il discorso di Pericle; credo che una parte di esso lo tradussi anche per un compito in classe di greco. Poi ho ascoltato la storia, madre della sociologia, e ho messo qualche paletto al mio entusiasmo.

Il discorso di Pericle è bellissimo, se letto con il cuore. Ma non è un Vangelo, che parla a tutti.
Pericle parlava di una democrazia a cui accedevano soltanto gli uomini liberi, anzi i maschi liberi, e possessori di beni. E agli stranieri che contribuivano con i loro possessi a scambiare beni.

Che nel V secolo avanti Cristo certe sue parole fossero una verità rivoluzionaria è vero – specie rispetto all’oligarchia militare spartana o all’ assolutismo persiano – ma oggi andrebbero rilette alla luce della realtà odierna e non sono sicuro che Pericle sarebbe disposto ad estendere certi principi a tutte le componenti della nostra società.

Ma non c’è solo Pericle, ovviamente. I discorsi che nel XII e XIII secolo infiammavano le autonomie comunali suonavano simili, chiamando tutto il popolo a difendere la propria libertà dai poter forti dell’Impero, del Papato o di qualche avventuriero di passaggio. Ma anche lì, c’era cittadino e cittadino; cittadino e cittadina; per non parlare di chi fosse stato ebreo, appartenente al popolo “deicida”…

Hanno anche contrabbandato la “Magna Charta Libertatis” per il primo vagito della democrazia moderna, ma hanno glissato sul fatto che fosse un patto tra signorotti per mantenere in equilibrio la società aristocratica inglese.

Poi arriviamo al 1776, alla famosa dichiarazione di indipendenza americana, che per certi versi è considerata la “nonna” delle attuali democrazie occidentali.

Principi ineccepibili, che ci riportano addirittura all’etica evangelica, certo a quella calvinista. Peccato che quella “democrazia” era riservata ai proprietari terrieri e prevedeva lo schiavismo; come strascico, ci siano tutti impietositi della fine degli “eroi di Alamo” contro il dittatore messicano Santana, ma la retorica statunitense ha accuratamente sorvolato sul fatto che gli americani – con Davy Crockett e Jim Bowie in testa – volevano un Texas schiavista.

La stessa Rivoluzione Francese, che ha cambiato volto al mondo occidentale creando la democrazia moderna, mentre inneggiava alla libertà, alla uguaglianza e alla fratellanza, tagliava teste in piazza.

Il fatto è che la Storia non ammette valori assoluti, per lo meno non quelli costruiti dall’Uomo. La democrazia di oggi non può essere né quella di Pericle, né quella di Washington, né quella di Robespierre, ma non è più neppure quella di Pertini, quella uscita vittoriosa dal nazifascismo. Hanno tutte contribuito a far crescere l’Uomo, certo. Ma occorre guardare avanti.

Caro direttore, hai accolto sulle pagine di Tusciaweb una mia riflessione sulla democrazia oggi; te ne ribadisco il succo: nel mondo mediatico e interconnesso di oggi, e di fronte a dinamiche umane, geopolitiche e ambientali nuove, occorre ripensare se non i principi fondamentali certo le prassi attuative della democrazia, che non può essere solo liberale, ma deve essere anche autorevole, senza farsi schiava di un politicamente corretto che ormai puzza solo di ipocrisia e di masturbazioni intellettualistiche da salotto buono o da istrioni di piazza.

A meno di non diventare voci portate dal vento nel deserto e lasciare il campo ad occhiuti sciacalli.

Un fraterno buon lavoro,

Francesco Mattioli


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12 agosto, 2019

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