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Roma - Luigi Di Maio (M5s) chiude le consultazioni di Conte per la formazione del nuovo governo e detta le condizioni: "Altrimenti meglio andare subito al voto"

“O si realizzano i punti del nostro programma o non si parte”

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Di Maio al termine delle consultazioni da Conte

Di Maio al termine delle consultazioni da Conte

Viterbo – Consultazioni, il Movimento 5 stelle ha chiuso il giro d’incontri di Giuseppe Conte.

Luigi Di Maio ricorda all’uscita, le motivazioni che hanno portato a formare il governo con la Lega. “Qualcuno ha deciso di far cadere tutto, scaricando un’occasione storica”. Riferimento a Salvini (Lega).

Quindi le condizioni dettate al presidente incaricato: “Oggi Conte potrebbe dare vita a un Conte bis. Uso il condizionale, siamo stati chiari. O siamo d’accordo a realizzare i punti del nostro programma o non si va avanti. No a un governo solo per vivacchiare.

Abbiamo consegnato un documento a Conte. Alcuni sono imprescindibili. O entrano nel programma o non si parte”. O c’ un’intesa seria: “O meglio andare subito al voto”.

Quindi, no a patrimoniali, le tasse vanno abbassate, l’aumento dell’Iva va bloccato, taglio dei parlamentari, 341, sostegno alle famiglie. Poi l’ambiente e la revoca delle concessioni autostradali, la legge sul conflitto d’interessi, il dimezzamento dei tempi della giustizia.

Di Maio parla anche di autonomia differenziata per le regioni e di una banca pubblica al sud per gli investimenti.

L’immigrazione: “Problema serio da affrontare con capacità, puntando alla revisione totale del regolamento di Dublino, abolendo la folle regola che chi prima riceve, poi accoglie”.

I decreti sicurezza non vanno tolti, sostiene, ma solo modificati tenendo conto delle osservazioni del presidente Mattarella. La stessa richiesta del Pd, in pratica.

Sul totoministri: “Il dibattito sui giornali lo capisco, ma non deve coinvolgere le forze politiche. I fatti parlano per noi, come capo politico due volte ho rinunciato a fare il premier, gli eletti si tagliano lo stipendio, taglieremo il numero dei parlamentari. Gli attacchi al movimento significano che nel mirino rimaniamo sempre noi. Vuol dire che siamo dalla parte giusta”.


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30 agosto, 2019

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