Milano – La civiltà etrusca di Tarquinia rivive con i ricercatori di Milano, Oxford e Cambridge grazie alla missione interdisciplinare del centro di ricerca coordinata “Progetto Tarquinia” della Statale, diretta dalla docente di Etruscologia Giovanna Bagnasco Gianni, a cui collaborano appunto i colleghi del Politecnico di Milano e delle Università di Oxford e Cambridge. Ne dà notizia il Corriere della sera nell’edizione online di Milano.
Tra le tematiche affrontate, si legge nell’articolo, si va “dal restauro ai fini della musealizzazione delle aree archeologiche, allo studio dei reperti ceramici e dei resti dal regno vegetale e animale che sono stati raccolti nel corso degli anni.
Il complesso monumentale della Civita diventa così teatro di numerose attività sul campo volte alla presentazione al pubblico di quanto è emerso nel tempo nello scavo archeologico grazie alla sperimentazione di nuove tecniche per lo studio degli aspetti naturalistici”.
Ricerche condotte grazie a “una strumentazione realizzata dalla ditta Giorgio Orfini” che “permette di riprodurre la «flottazione», cioè riproduce in piccolo la situazione dei corsi d’acqua” per “raccogliere sul fondo elementi pesanti come semi mineralizzati e frammenti di ossa e e in reticelle appositamente predisposte quelli più leggeri come semi e carboni”. A questo, si legge ancora, “si affiancano quelli di resti ossei animali, fondamentali anch’essi per individuare le differenze fra specie locali e importate attraverso contatti con altre popolazioni anche provenienti dal resto del Mediterraneo”.
Riporta l’articolo: “Accanto agli studenti dell’Ateneo milanese sono al lavoro per il quinto anno consecutivo studenti dell’Università di Oxford, guidati dalla professoressa Charlotte Potts, che partecipano alla Field School organizzata con l’Università degli Studi di Milano e la British School at Rome.
Il vantaggio per gli studenti delle Università di Milano e di Oxford è essere coinvolti direttamente in un tipo di ricerca interdisciplinare, che si è ora strutturata in più linee di ricerca a partire dalla raccolta dei campioni, dalla loro analisi e dalla loro elaborazione.
Questi studi in particolare permettono di individuare le necessità della comunità antica e le strategie elaborate per rispondervi, dando indispensabile supporto ai metodi della tradizionale ricerca archeologica”.
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