Vejano – (s.c.) – Tutte le bande musicali del viterbese avrebbero piacere di partecipare in qualche modo alla giornata del trasporto della Macchina di Santa Rosa che è, senza alcun dubbio, la manifestazione più importante del capoluogo. Attualmente è la banda musicale di Vejano a svolgere il compito più importante e cioè quello di accompagnare i Facchini e la Macchina durante tutto il 3 settembre. Nata nel 1906, la banda musicale, e ristrutturata nel 1977 col nome “Associazione Filarmonica Vejanese”, dal 1993 è diretta dal maestro Antonio Moretti. Ha partecipato a varie manifestazioni regionali e nazionali ed è gemellata con Gusswerk in Austria. Il suo organico è composto da circa 100 elementi.
Pubblichiamo, di seguito, una lunga chiacchierata con la sua presidente Emanuela Rinelli. “La nostra prima volta, a Viterbo per le feste di Santa Rosa, ci aveva visti sfilare per le vie del centro mentre la banda di Canepina accompagnava i Facchini – racconta Emanuela Rinelli – consapevoli della fatica fisica di suonare dalle prime ore del pomeriggio e affascinati allo stesso tempo dalla possibilità di guidare il passo di quel fiume biancorosso, non abbiamo esitato un minuto ad iscriverci al concorso indetto nel novembre 1994 dalla Provincia di Viterbo che metteva in palio proprio l’accompagnamento del Trasporto, informati casualmente da un trafiletto sul giornale locale.
Nemmeno nelle più rosee previsioni avremmo immaginato di poter festeggiare quest’anno il 25° trasporto e tantomeno che l’inno alla Santa, scritto da Lorenzo Celestini e arrangiato dal maestro Antonio Moretti ascoltando un’incisione su un vinile, avrebbe fatto crescere generazioni di viterbesi e sarebbe diventato il canto di una città intera.
Anno dopo anno – continua a raccontare il presidente della banda musicale – abbiamo imparato a conoscere il grande legame che unisce i Facchini e la loro Santa, la devozione e il sentimento unico che rende lieve il peso sotto la Macchina: non c’è un Facchino che nel corso della vita non chieda aiuto alla piccola Rosa e chi non l’ha tatuata sulla pelle, la porta ogni giorno nel cuore. Assistere a tutto questo è un privilegio per noi musicanti, ci spinge, ogni volta come fosse la prima, a dare il meglio di noi stessi.
Vejano, piccolo paese di duemila anime dove praticamente in ogni famiglia c’è uno strumento da banda, il 3 settembre si stringe a Viterbo e trattiene il respiro fino alla fine del trasporto. È per questo che rispondere “siamo di Vejano” a chi lo domanda lungo il percorso, ci fa sentire la responsabilità e l’orgoglio di rappresentare un intero paese e trasforma la fatica in entusiasmo ad ogni passo ancora da fare, senza tenere conto della stanchezza fisica, del caldo o delle vesciche ai piedi.
Inizia il giro delle sette chiese e le salite che, suonando, tolgono il fiato e ci mettono a dura prova. Dopo il riposo al boschetto e il cambio divisa sugli autobus, siamo pronti a ripartire. Il tragitto fino a Porta Romana, la fermata alla Crocetta, i Facchini che cantano con noi, preparano all’emozione della vista della Macchina. Indescrivibile.
Da lì in poi aspettiamo il “sollevate e fermi”, facciamo passare i cavalletti, accettiamo con gratitudine acqua e bibite che qualche privato ci offre lungo il tragitto, suoniamo e ci sediamo dove possibile per riposare le gambe ormai sfinite, eppure, ogni volta che la Macchina svetta tra i palazzi, tutto sembra scomparire e rimane solo la meraviglia e l’orgoglio di far parte di uno spettacolo giustamente riconosciuto patrimonio immateriale dell’Unesco”.
“Chi di noi ha partecipato a tutti i 25 trasporti, o quasi, – conclude Emanuela Rinelli – non può fare a meno di pensare ai musicanti che non ci sono più: l’ex presidente Adriano, Salvo, Emilio, Roberto, ma anche a Nello Celestini e al suo piglio volitivo e autoritario. Venticinque anni ci hanno regalato un immenso bagaglio di ricordi che speriamo di poter aumentare ancora, ma di una cosa siamo certi: Santa Rosa ha lasciato un petalo delle sue rose nell’anima di ognuno di noi”.
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