Condividi: Queste icone linkano i siti di social bookmarking sui quali i lettori possono condividere e trovare nuove pagine web.
    • Facebook
    • Twitter
    • LinkedIn
    • Google Bookmarks
    • Webnews
    • YahooMyWeb
    • MySpace
  • Stampa Articolo
  • Email This Post

L'opinione del sociologo

Centro storico, servono politiche di riqualificazione che innovino nella mentalità

di Francesco Mattioli
Condividi la notizia:

Francesco Mattioli

Francesco Mattioli

Viterbo – C’è qualcosa che non torna nell’attuale dibattito politico sulla riqualificazione del centro storico di Viterbo.

La riqualificazione di un centro storico esige innanzitutto una premessa: occorre distinguere tra centro storico residenziale, commerciale, turistico.

Aspetti certamente differenti fra loro, che esigono strategie di intervento mirate, ma che sovente sono strettamente intrecciati e quindi necessitano quanto meno di un disegno comune. Anche Viterbo può esser distinta in queste tre dimensioni urbane.

Il centro storico turistico ruota sostanzialmente intorno a San Pellegrino e palazzo dei Papi, a partire da piazza del Plebiscito, ma non si possono dimenticare alcune piazze, in particolare piazza della Rocca con il Museo e San Francesco. Il centro commerciale ruota intorno al percorso tradizionale Porta Romana-Porta Fiorentina, insistendo in particolare su Corso Italia.

Mentre il centro residenziale prevale soprattutto nei quadranti di San Faustino e di Via della Pace-Via Mazzini. Ovviamente, ed evidentemente, con sovrapposizioni.

Ciò premesso, è chiaro che le strategie di riqualificazione si muovono su strade differenti: nelle aree turistiche prevalgono le attività di valorizzazione del patrimonio storico artistico, ma anche le attività di accoglienza e di ristorazione; in quelle commerciali è necessario creare forme di attrazione e di consumer care; in quelle residenziali sono necessari interventi volti a migliorare la qualità della vita quotidiana e i servizi alla persona.

Ciascuna di queste strategie gode di differenti fonti di finanziamento, ma appare necessario pensarle come un unico grande intervento organico di pianificazione sociale, culturale e urbana in cui le risorse possano essere distribuite in modo virtuoso e interdipendente.

Tuttavia la chiave di volta del problema sta nell’accesso al centro storico. Che non può sopportare per vari motivi il traffico motorizzato e quindi necessita di grandi parcheggi esterni e di scambio, di un capillare sevizio di trasporto urbano e di una specifica politica di gestione e di controllo degli spostamenti dei residenti.

Viterbo in vent’anni ha visto ridotta di due terzi la popolazione residente nel centro storico e un sostanziale degrado del senso civico e di appartenenza di gran parte di coloro che sono rimasti ad abitare dentro le mura. Senza contare la crisi drammatica delle attività commerciali e artigianali e, non ultimo, il problema generale della sicurezza, che oggi rappresenta una esigenza collettiva in costante crescita.

Tutto ciò accade ovunque nei centri storici perché le cause risiedono in un forte cambiamento dei consumi e degli stili di vita. Di conseguenza, non è con quattro pezze calde che si può contrastare un trend epocale, ma vanno individuate politiche di riqualificazione che innovino nella mentalità e nella concezione stessa della fruizione urbana.

Un esempio banale: c’è chi pensa di contrastare la crisi del centro storico valorizzando Sebastiano del Piombo; se è per questo Siena, con i suoi Simone Martini, Pietro Lorenzetti, Nicola e Giovanni Pisano, deve affrontare problemi simili a quelli di Viterbo.

In realtà processi di gentrificazione e di valorizzazione virtuosa dei centri storici non mancano in Italia e in soprattutto in Europa, ma sono al seguito di forti mutamenti culturali nella mentalità di policy makers e progettisti.

E’ per questo che il dibattito attuale sul tema, a Viterbo, suscita perplessità. Perché manca il quadro d’insieme: oggi ci si sofferma e si discute se valorizzare l’ennesimo immobile-contenitore, ieri su come incentivare le attività commerciali, magari su come ridurre il traffico motorizzato (ma un Suv elettrico continuerebbe a non rigirarsi in Via della Marrocca…), il tutto con prospettive slegate fra loro, sovente sorpassate, minimali, improvvisate, rilette a volte in chiave ideologica e a volte in chiave meramente contabile.

Certo, con tantissima buona volontà; ma con orizzonti che ormai sono troppo ristretti rispetto alle strategie di intervento che si realizzano altrove, che rendono più attraenti altri centri storici non solo, e forse non tanto, per i turisti e per i residenti, ma soprattutto per i grandi investitori.

E forse i grandi investitori oggi valgono più di certi interlocutori istituzionali, compressi dagli inevitabili opportunismi politici e, almeno nel Lazio, da inveterati squilibri territoriali.

Nel frattempo in periferia si svolge un’altra storia, più coerente con le esigenze dei cittadini consumatori del 21esimo secolo: crescono i centri commerciali, i parcheggi coperti, le comfort zones del nostro tempo.

Francesco Mattioli


Condividi la notizia:
31 ottobre, 2019

                               Copyright Tusciaweb srl - 01100 Viterbo - P.I. 01994200564PRIVACY POLICY

Test nuovo sito su aruba container https://www.tusciaweb.it/tramonto-sul-lago/