Viterbo – “Edilio Mecarini è stato senza dubbio il primo vero poeta dialettale nel viterbese”. Antonello Ricci ha presentato così, ieri pomeriggio nella sala conferenze di Fondazione Carivit, la figura del poeta dialettale viterbese Edilio Mecarini e il libro “Poesie in dialetto viterbese e in lingua italiana”, curato da Marco D’Aureli. Un testo che raccoglie alcune delle poesie del poeta Mecarini. L’incontro ha sancito la chiusura della seconda edizione di “La léngua vitorbese. Concorso a premi per la miglior poesia in dialetto locale”, dedicato proprio alla memoria di Mecarini. In sala anche l’interpretazione con le letture di Pietro Benedetti.
“Siamo onorati di stare qui – ha aggiunto Ricci – e ricordare la figura di Edilio. Questa esperienza è iniziata l’anno scorso con il concorso e il libro dedicato alla figura del poeta Emilio Maggini. Quest’anno invece abbiamo scelto Edilio Mecarini. Posso dire che Edilio è stato senza dubbio il primo vero poeta dialettale. Regalava versi sulla Tuscia densi di amore e di quotidianietà.”.
Questo è il secondo anno del concorso. Il premio “La léngua vitorbese” è organizzato dalle associazioni Tuscia dialettale e Comunità narranti, in collaborazione con Davide Ghaleb Editore e con il patrocinio del Sodalizio dei Facchini di Santa Rosa e del comune di Viterbo.
Un’iniziativa nata per incoraggiare la pratica della poesia in dialetto, anche attraverso una riscoperta della propria identità territoriale. Proprio per questo motivo accanto al concorso ci sono due bandi, rinnovati anche quest’anno per dare vita alla terza edizione dell’iniziativa. C’è il bando, del concorso a premi per la migliore poesia in dialetto locale, riservato agli alunni delle classi quarte e quinte delle scuole primarie del capoluogo e poi quello senza limiti d’età. Per le scuole hanno partecipato quest’anno la Fantappié, Canevari, Volta e Grandori e in sala erano presenti alcune insegnanti.
La terza edizione del premio sarà dedicata a Enrico Canevari, autore nei primi anni ’20 del XX secolo, del popolare poemetto “La bella Galiana”.
A intervenire ieri pomeriggio anche Marco D’Aureli, che ha curato il libro di poesie dedicato alla figura di Mecarini. “All’interno – ha spiegato Marco D’Aureli – troverete una parte con le poesie scritte dal poeta viterbese. Poi c’è anche una parte che raccoglie le voci di chi lo ha conosciuto. Sono state fatte delle vere e proprie interviste, poi trasformate e restituite sotto forma di una nuova cornice. Infine un lavoro che ricollega le figure di Emilio Maggini e Edilio Mecarini. Poi con il terzo libro, dedicato a Enrico Canevari, arriveremo a una quadro forse completo in cui tre autori ci restituiscono la forma organica del dialetto viterbese orale e scritto”.
Non sono poi mancati i ringraziamenti alla Banda del racconto da parte del presidente della Fondazione Carivit Marco Lazzari. I saluti istituzionali affidati invece all’assessore Laura Allegrini. “La lingua del territorio – ha detto l’assessore – è l’identità del territorio stesso. Condivido il vostro lavoro di valorizzazione del dialetto viterbese”. Poi il ricordo della figura di Edilio Mecarini. “Edilio – ha proseguito Allegrini – con la sua poesia e la sua poetica ha portato avanti i tratti caratteristici di Viterbo”.
A ricordare il poeta anche Massimo Mecarini in triplice veste, ossia quella del nipote del poeta, di presidente del Sodalizio dei Facchini di Santa Rosa e di giurato: “Nel libro di mio zio c’è tutta la sua poetica piena di malinconia ma anche di speranza. In particolare c’è poi una poesia a cui sono particolarmente legato ed è Natale de na vorta. Lì c’è tutta la nostra famiglia. Mio zio ha saputo trasmettere il suo amore per il dialetto e per la poesia dialettale, con i suoi versi toccava corde profonde”. In sala anche il figlio del poeta, Bruno Mecarini che ha ringraziato gli organizzatori per l’iniziativa.
Tra gli interventi anche quello di Giancarlo Gabbianelli, ex sindaco di Viterbo e amico del poeta. “Questo libro – ha detto Gabbianelli- rappresenta ciò che c’è di più alto a livello storico perché si fa riferimento alle fonti che poi vengono tramandate in uno scritto”. E rivolto ad Antonello Ricci, Gabbianelli ha scherzato: “Io non amo le bande, ma devo dire che quella del Racconto mi è proprio gradita perché va ad arricchire il patrimonio culturale di un popolo, quello viterbese, che ha una grande storia”.
Poi il ricordo della figura di Edilio Mecarini. “I versi di Edilio – ha concluso Gabbianelli – sono coinvolgenti. La sua è una lingua dura, difficile su cui bisogna fare l’orecchio per apprezzarla in tutta la sua completezza. Edilio va poi ricordato nella sua figura di barbiere, di abitante di Pianoscarano. Era attivo nel territorio come uomo di partito e come aggregatore di giovani. Dalla vicenda della tragedia di Superga seppe dare un messaggio di vita, creando la Pianoscarano calcio e così ha tolto tanti giovani dalla strada. Il suo obiettivo era educare i giovani attraverso lo sport”.
E sulla figura di Mecarini come uomo sono intervenuti anche Ostelvio Celestini, presidente onorario della giuria del premio, e Franco Giuliani, presidente di Tuscia dialettale.
“Per Maggini – ha ricordato Ostelvio Celestini, che ha conosciuto entrambi i poeti – nutrivo un senso di rispetto e timore perché era una persona adulta rispetto a me. Con Mecarini c’era invece un’amicizia. Sono stato uno dei primi clienti della sua ‘barberia’. Non era solo un poeta. Attraverso lo sport aveva indirizzato diversi giovani che in quel periodo di guerra avrebbero potuto perdersi. Attraverso lo sport dava delle piccole speranze per il futuro”.
La conclusione affidata poi a Franco Giuliani: “Mecarini è stato la punta di diamante della poesia dialettale viterbese”.
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