Condividi: Queste icone linkano i siti di social bookmarking sui quali i lettori possono condividere e trovare nuove pagine web.
    • Facebook
    • Twitter
    • LinkedIn
    • Google Bookmarks
    • Webnews
    • YahooMyWeb
    • MySpace
  • Stampa Articolo
  • Email This Post

Viterbo - L'ideologo di estrema destra rischiava di morire in cella - Le ceneri della donna sono state disperse al cimitero San Lazzaro - VIDEO E FOTO

È morta la militante radicale Laura Arconti, si batté per far uscire dal carcere Paolo Signorelli

di Stefania Moretti
Condividi la notizia:

 

Laura Arconti

Laura Arconti

Viterbo - La cerimonia per lo spargimento delle ceneri di Laura Arconti, militante radicale

Viterbo – La cerimonia per lo spargimento delle ceneri di Laura Arconti, militante radicale

Viterbo - La cerimonia per lo spargimento delle ceneri di Laura Arconti, militante radicale

Viterbo – La cerimonia per lo spargimento delle ceneri di Laura Arconti, militante radicale

Viterbo - La cerimonia per lo spargimento delle ceneri di Laura Arconti, militante radicale

Viterbo – La cerimonia per lo spargimento delle ceneri di Laura Arconti, militante radicale

Viterbo - La cerimonia per lo spargimento delle ceneri di Laura Arconti, militante radicale

Viterbo – La cerimonia per lo spargimento delle ceneri di Laura Arconti, militante radicale

Viterbo – Sepolta come la sua compagna: le ceneri disperse nel giardino della memoria a Viterbo. Laura Arconti se n’è andata come ha vissuto: da radicale e da libera, che per lei erano la stessa cosa.

L’ultimo viaggio a Viterbo

La decana del partito di Marco Pannella, a 94 anni la più anziana militante radicale, è morta il 7 ottobre. Il 26, l’ultimo viaggio con i colleghi di lavoro e i compagni di partito: da Rita Bernardini a Sergio D’Elia, da Maria Antonietta Farina Coscioni al segretario Maurizio Turco.

Sabato mattina hanno preso un pullman da Roma. Alle 11 erano a Viterbo. La marcia silenziosa a piedi guidata da Linda Natalini, presidente dell’associazione viterbese per la cremazione cui Laura era iscritta.

Un rumore di passi all’unisono, dai cancelli del cimitero San Lazzaro fino al crematorio. Deborah Cianfanelli, l’avvocato che per Laura era come una figlia, ha aperto l’urna: le ceneri sul prato, tra i fiori e il suo libro “Una ragazza del ‘900”. Intorno all’albero che proprio Laura aveva fatto piantare.

“È stato difficile”, racconta Deborah, la voce che non si spezza per non darla vinta all’emozione. “Laura era il mio punto di riferimento politico, affettivo, umano. Da radicali ci conoscevamo da anni ma ci siamo trovate davvero solo nel 2009, quando ho perso mia madre.

Laura aveva deciso che doveva raccogliermi, ‘raccattarmi’ da quello stato di torpore. Mi chiamava ogni giorno, lei a Roma, io a La Spezia. Ci sentivamo continuamente”.

Vita da militante

Militante dalla prima ora, da quando divorava le pagine del “Mondo” di Pannunzio, e fino all’ultimo secondo. Precisamente: “militante radicale omosessuale”. Così si descriveva e così voleva restare.

“Se me volete bene, non me facite presidente. Io vi do il cuore da soldato semplice. A me le presidenze non servono”, aveva detto a luglio, al congresso del Partito radicale. Dalla platea si era levata, ferma, la voce di Rita Bernardini: “Serve a noi!”.

E, alla fine, l’avevano eletta comunque presidente onorario. Questione di debiti da saldare. Doveva pur essere ripagata di quel lavoro dietro le quinte che aveva portato al partito più di 200 tessere solo l’anno scorso.

Era la sua operazione salvataggio dopo il 2016, l’anno della morte di Pannella e della mozione al congresso di Rebibbia: 3000 iscritti l’anno o il partito chiude. Lei aprì lo “sportello Arconti”, la sua finestra da cui raccogliere iscrizioni: faceva il punto ogni sabato a mezzogiorno su Radio Radicale, parlava con gli ascoltatori nei cosiddetti “fili diretti”, li invitava a scriverle email e lasciarle un numero di telefono per continuare a parlare.

Deborah la ricorda “instancabile e dal rigore di ferro. Ci ha insegnato a rimboccarci le maniche. Metteva passione in ogni cosa. E trasmetteva amore”. Al partito ha fatto iscrivere il suo notaio, il suo fisioterapista, il suo infermiere.

A novant’anni suonati, bloccata in carrozzina, passava le giornate tra computer e telefono: “Il mio destino mi ha condannata a sopravvivere a Marco (Pannella, ndr) – scriveva nel 2017, sull’Opinione delle libertà -. Sarebbe insopportabile per me sopravvivere al partito”.

La battaglia per Signorelli: “Non doveva morire in carcere”

L’altro dolore era stato veder morire “Lauretta”: Laura Terni, sua compagna per 32 anni. Una vita regalata al partito e il partito che, a sessant’anni, le regala l’amore.

“Lauretta” chiama Radio Radicale durante un “filo diretto” di Laura: si parlano. Il giorno dopo si incontrano e Laura Terni prende la tessera radicale. Innamorarsi fu semplice quando, un giorno, “Lauretta” fece di colpo i bagagli e si trasferì da Laura: non se ne andò mai più.

Per Pannella erano “le Laure”, indivisibili in tutte le battaglie, compresa quella per far uscire dal carcere l’ideologo dell’estrema destra Paolo Signorelli, accusato di stragi e omicidi e assolto dopo dieci anni in cella.

“L’abbiamo difeso non sapendo se era colpevole o innocente – diceva Laura Arconti – e non ce ne importava. Ci importava che era un essere umano e che, fino al giudizio, doveva essere libero”.

“Lauretta” muore il 3 ottobre 2018. Laura fa piantare un albero per lei al cimitero di Viterbo dove spargere le sue ceneri. Un anno dopo la segue.

Sotto quell’albero tornano a essere “le Laure” indivisibili che sono state per 32 anni. Compagne di partito e di vita.  

Stefania Moretti


Condividi la notizia:
31 ottobre, 2019

                               Copyright Tusciaweb srl - 01100 Viterbo - P.I. 01994200564PRIVACY POLICY

Test nuovo sito su aruba container https://www.tusciaweb.it/tramonto-sul-lago/