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Cronaca - La proposta di Enrico Mezzetti presidente provinciale Anpi Viterbo

“Strage di piazza Fontana, si faccia una grande manifestazione a Milano”

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Milano - Strage di piazza Fontana - L'interno della banca

Milano – Strage di piazza Fontana – L’interno della banca

Milano - Strage di piazza Fontana

Milano – Strage di piazza Fontana

Viterbo – Riceviamo e pubblichiamo – Sono passati cinquant’anni da quel giorno che cambiò la storia del nostro Paese, da quando una bomba all’interno della Banca nazionale dell’Agricoltura, a piazza Fontana, nel centro di Milano, causò 17 morti e 88 feriti.

La notte del successivo 15 dicembre l’anarchico Giuseppe Pinelli, dopo tre giorni di fermo illegale, precipitò dal quarto piano della questura di Milano, divenendo in tal modo la diciottesima vittima della strage. 

Il questore di Milano Marcello Guida (che era stato un alto funzionario fascista , addirittura il direttore del carcere di Ventotene in cui Sandro Pertini e buona parte dell’antifascismo italiano erano stati rinchiusi e vessati), nella conferenza stampa convocata in piena notte, dichiarò che Pinelli si era suicidato in quanto il suo alibi si era rivelato falso (“Improvvisamente il Pinelli ha compiuto un balzo felino verso la finestra che per il caldo era stata lasciata socchiusa e si è lanciato nel vuoto”).

Lo stesso giorno fu arrestato Pietro Valpreda, da subito additato senza pudore, dagli inquirenti e da gran parte della stampa nazionale  come “il mostro”anarchico  esecutore materiale della strage.

Ognuno di  noi oggi ha gli strumenti per sapere che la “pista anarchica” fu costruita per occultare quella che fu ben presto definita  “una strage di Stato” , posta in opera da gruppi eversivi fascisti  (gia responsabili delle bombe dell’aprile precedente alla Fiera di Milano e di quelle del luglio-agosto sui  treni, di cui pure erano stati ingiustamente accusati gli anarchici) con la copertura di apparati dello Stato e con lo scopo di arrestare le conquiste operaie e studentesche di quegli anni e provocare un colpo di stato o comunque di instaurare un regime autoritario..

Nel giugno 2005 la Corte di Cassazione ha stabilito che la strage fu opera di “un gruppo eversivo nazifascista  costituito a Padova  nell’alveo dell’organizzazione nazifascista di Ordine nuovo, fondata da Pino Rrauti, gruppo capitanato da Franco Freda e Giovanni ventura”, non più perseguibili in quanto precedentemente assolti con giudizio definitivo dalla Corte d’assise d’appello di Bari.
Il mondo democratico, gli intellettuali, la stampa e  i giuristi democratici,, la popolazione di Milano (che aveva partecipatò silenziosa e composta ai funerali delle vittime),  si mobilitarono per mettere a nudo le oscure manovre , denunciare i depistaggi, far emergere le vere responsabilità della strage.

Carlo Smuraglia (sì, il partigiano, avvocato, poi presidente nazionale dell’Anpi) e la moglie Chicca Domeneghetti, furono da subito molto vicini alla famiglia di Giuseppe Pinelli, alla vedova Licia e alle due figlie Claudia e Silvia.

Ha scritto Enrico Deaglio, nel suo ultimo lavoro di lucidissima, rigorosissima, appassionata ed appassionante  inchiesta (“La bomba-Cinquant’anni  di Piazza Fontana”) che la bomba del 12 dicembre 1969 “non ha mai smesso di cambiare l’Italia, quasi fosse una massa incandescente nel sottosuolo, che continua a bruciare”.

La sua opera termina con una proposta-auspicio che, ritengo, tutti i democratici dovrebbero condividere. Scrive Deaglio: “Sarebbe bello se il 12 dicembre 2019 ci fosse una grande manifestazione in quella piazza che cambiò la storia d’Italia. E che ci fosse il sole. Sarebbe bello che ci fosse la stessa folla che cinquant’anni fa, ricordando in piazza Duomo le vittime innocenti, con il suo ‘silenzio monumentale’ impedì che la degenerazione dell’Italia fosse compiuta. Sarebbe bello che venisse anche il presidente Mattarella. E, protetto da una bacheca in plexiglasss, che fosse esposto i quadro di Enrico Baj  ‘I funerali dell’anarchico Pinelli'”. 

Ecco, io credo che non si possa non condividere, convintamente e con entusiamo, questa proposta: “Sarebbe bello che  l’Anpi, l’Arci, i sindacati, e tutte le associazioni democratiche si rendessero promotori  e protagonisti di questa iniziativa. Una grande manifestazione il 12 dicembre 2019 a piazza Duomo a Milano, a cinquant’anni dalla bomba”.

Enrico Mezzetti
Presidente provinciale Anpi Viterbo


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31 ottobre, 2019

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