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Viterbo - Marco Travaglio ha portato sul palcoscenico del teatro Caffeina il suo ultimo spettacolo "Ball fiction" - Applausi e risate dal pubblico in sala

“I giornali avevano deciso, prima ancora che il governo nascesse, che Conte era una pippa”

di Maurizia Marcoaldi
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Viterbo - Marco Travaglio porta in scena "Ball fiction"

Viterbo – Marco Travaglio porta in scena “Ball fiction”

Viterbo - Marco Travaglio porta in scena "Ball fiction"

Viterbo – Marco Travaglio porta in scena “Ball fiction”

Viterbo - Marco Travaglio porta in scena "Ball fiction"

Viterbo – Marco Travaglio porta in scena “Ball fiction”

Viterbo - Marco Travaglio porta in scena "Ball fiction"

Viterbo – Marco Travaglio porta in scena “Ball fiction”

Viterbo - Marco Travaglio porta in scena "Ball fiction"

Viterbo – Marco Travaglio porta in scena “Ball fiction”

Viterbo - Marco Travaglio porta in scena "Ball fiction"

Viterbo – Marco Travaglio porta in scena “Ball fiction”

Viterbo – “I giornali avevano deciso, prima ancora che il governo nascesse, che il governo era una merda e che Conte era una pippa”. E’ un Marco Travaglio ironico, sarcastico e critico quello che ieri pomeriggio è andato in scena a teatro Caffeina. Il palcoscenico di via Cavour ha ospitato il giornalista del Fatto Quotidiano con il suo ultimo spettacolo “Ball fiction”. Una prima nazionale, dopo il tutto esaurito dell’anteprima estiva al teatro La Versiliana di Marina di Pietrasanta.

Tre ore, più o meno, tra cronaca, politica, intrattenimento e ironia. Travaglio ha passato in rassegna la sua collezione di “bufale lanciate dai giornali e rilanciate dai telegiornali e dai siti web per imporre alla gente il pensiero unico”.

Tra i casi di “disinformazione” anche quello che vede protagonista il presidente del Consiglio Giuseppe Conte. “I giornali – afferma Travaglio – avevano deciso, prima ancora che il governo nascesse, che il governo era una merda e che Conte era una pippa”. Poi il cambiamento. “Si sono accorti che Conte conta. – aggiunge -. Oggi Conte è popolare perché l’hanno dipinto così tanto da mascalzone, che poi quando la gente ha capito che non era così è diventato popolarissimo”.

Ma il presidente del consiglio non è l’unico a essere finito sotto la lente di ingrandimento del giornalista. Si parte dal crollo del ponte Morandi. Agosto 2018. Come riportano la notizia i principali giornali nazionali? Travaglio spiega che “i giornali arzigogolano addossando la colpa di qua e di là pur di non pronunciare mai la parola Benetton” e che “inevitabilmente la colpa viene spesso attribuita ai 5 Stelle e in qualche caso al blog di grillo”.

Insomma, aggiunge il giornalista, “a parte per il Fatto Quotidiano, i Benetton sono un tabù per tutti perché riempiono le pagine di pubblicità colorata o sponsorizzano le feste di Repubblica. Guai a dire che la concessione va tolta a quelli che hanno fatto crollare il ponte”.

E poi l’affondo: “Berlusconi e Renzi sono i peggiori presidenti della seconda repubblica. Se avessero avuto le critiche fatte a Di Maio e Raggi, forse sarebbero durati meno. Se una loro legge avesse avuto le stesse critiche che ha avuto il reddito cittadinanza, avremmo avuto forse meno pessime leggi”.

Un racconto tenuto sempre sul filo dell’ironia e del sarcasmo. Dopo il ponte di Genova il giornalista ha esibito tre cartelline rosse. Si parte dalla più corposa. All’interno gli articoli dei principali giornali nazionali. Tre “fascicoli” da cui partire per vedere quale siano le notizie a cui i giornali attribuiscono maggiore importanza, in base anche al numero degli articoli dedicati. La cartellina più piena è quella di Spelacchio, l’abete non proprio rigoglioso che è stato il protagonista a piazza Venezia nel natale 2017. 

“Spelacchio – dice il giornalista – è arrivato a Roma e, per i giornali, si è rinsecchito vedendo la Raggi. Con piazza Venezia che era diventata meta di turisti per incitare Spelacchio a resistere”.

Seconda cartellina su Berlusconi indagato per le stragi del ’93. Ultima quella dedicata alla sentenza sulla trattativa stato mafia. 

Ma Travaglio non si arresta sul palcoscenico. E passa in rassegna il caso delle banche popolari, il referendum costituzionale di Matteo Renzi, il caso Consip.

Risate e applausi in sala. Sotto i riflettori finiscono poi Luigi Di Maio e Virginia Raggi. E Travaglio che, dopo una sequela delle critiche che la stampa riserva ai due politici, conclude: “Ogni volta che incontro la sindaca di Roma, mi meraviglio che sia viva”. 

Dulcis in fundo “il cazzaro verde”, un appellativo riservato da Travaglio a Matteo Salvini e per il quale lo stesso giornalista è stato querelato dal leader della Lega. “Almeno Berlusconi – ha detto Travaglio – ha fatto qualcosa, anche se soprattutto reati, ma Salvini non ha combinato nulla”. E ancora: “È entrato in politica nel ’90 e da 29 anni vive sulle nostre spalle. Un nemico della casta con tutti vizi della casta. E la stampa che lo attacca, ma nel modo che fa comodo a lui”.

Uno spettacolo che non le manda a dire insomma. Una rassegna stampa da cui emerge un pensiero più profondo: “Tutti zitti, i giornali servono a occultare”.

Maurizia Marcoaldi


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25 novembre, 2019

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