Viterbo – Tre milioni di euro per l’Ato dalla Regione Lazio.
2 milioni e 600mila euro a fondo perduto più 400mila euro che finiranno in bolletta. E’ il finanziamento della Regione Lazio in favore dell’Ato che è stato approvato ieri dall’assemblea dell’Ato stesso e che servirà per dare una boccata d’ossigeno a Talete per quanto riguarda la manutenzione delle infrastrutture e, in particolare, controllare e limitare le perdite di acqua.
Una cifra importante, ma che è poca cosa se si considera l’ampiezza del problema. Insomma, per dirla con le parole del presidente di Talete Andrea Bossola “pensare di risolvere le perdite con 3 milioni di euro è un film di fantascienza”.
Ma, come si suol dire: a caval donato non si guarda in bocca. Seppur quel finanziamento non risolverà tutti i problemi della società che gestisce il servizio idrico, perché rinunciarci? E così l’assemblea dell’Ato l’ha approvato all’unanimità. “Servirà a ridurre le perdite – aveva spiegato il presidente della provincia Pietro Nocchi prima della votazione -. E’ fondamentale in questa fase investire sulle infrastrutture. Noi ci abbiamo sempre creduto in Talete e ci abbiamo messo la faccia. Dobbiamo continuare a farlo”.
Più spinoso il secondo punto all’ordine del giorno della seduta che riguardava l’adeguamento delle tariffe dell’acqua dei comuni che non fanno ancora parte di Talete.
“Già nel 2009 – ha ricordato l’ingegnere Giancarlo Daniele della segreteria Ato – si era pensato di uniformare le tariffe anche nei confronti di chi non era nella partecipata. Talete, successivamente, ha dovuto far fronte a una serie di investimenti che l’hanno indebitata a tal punto da arrivare alla drammatica situazione attuale. Ora è arrivato il momento di decidere se uniformarle queste tariffe o meno”.
Ma i sindaci dei comuni che ne sono ancora fuori vogliono vederci chiaro. “Intanto fateci capire se siamo commissariati o no – dice Alessandro Romoli, primo cittadino di Bassano in Teverina (non ancora entrato in Talete) -. La regione li ha ufficializzati? E poi: come si fa a decidere l’aumento della tariffa dell’acqua di un comune in seno all’assemblea dell’Ato? Devono essere i consigli comunali a deliberare certe cose. Così rischiamo di prendere una decisione che sarà impugnabile di fronte al Tar”.
Poco convinto anche il sindaco di Ronciglione Mario Mengoni che si sofferma anche su un altro aspetto. “I comuni che non sono in Talete – spiega – dovrebbero aumentare il costo dell’acqua in bolletta fino ad arrivare a quello che pagano i paesi che ne sono dentro soltanto, e sottolineo soltanto, se non ci siano delle certificazioni di bilancio che garantiscano che quell’amministrazione copra i costi e mantenga un servizio efficiente con le sue bollette. E se davvero questi comuni, o alcuni di loro, riuscissero a farlo? Perché dovrebbero alzare le tariffe?”.
Anche il sindaco di Valentano, Stefano Bigiotti, non si dice pronto a decidere sul punto e chiede di rinviarlo. La maggioranza, in pratica tutti tranne il vicesindaco di Bolsena Andrea Di Sorte e il sindaco di Tarquinia Alessandro Giulivi, preferisce rimandare la discussione a data da destinarsi. “Con l’impegno a convocare tutti i rappresentanti dei comuni non ancora in Talete il prima possibile, entro gennaio” si augura Nocchi.
Infine la discussione sull’aumento delle tariffe dal 7,6% al 9% per i comuni che, invece, di Talete ne fanno già parte. Senza entrare per il momento nel merito l’assemblea ha deciso di approvare un documento sottoscritto all’unanimità che sarà presentato all’Arera. L’aumento dal 7,6% al 9% (massimo), infatti, sarebbe stato chiesto proprio dall’Autorità di regolazione per energia reti e ambiente come garanzia ulteriore per concedere il mutuo di 35 milioni.
Ma stavolta l’Ato vuole garanzie certe che se questo aumento fosse approvato poi i soldi arrivino davvero. Quando Arera lo ufficializzerà si tornerà a discutere di aumenti. A quel punto il dibattito dovrebbe concentrarsi sul quanto: servirà un aggravio in bolletta dell’1,4% (ovvero quello che manca dal 7,6% ad arrivare al 9%) oppure basterà qualche zero virgola in meno?
Francesca Buzzi
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