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Calciatori gialloblù aggrediti dagli ultras, processo finito per sei tifosi

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Sport - Calcio - Viterbese - Lo stadio Rocchi visto dall'alto

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L'avvocato Domenico Gorziglia

L’avvocato Domenico Gorziglia

L'avvocato Stefania Sensini

L’avvocato Stefania Sensini

Viterbo – Si è chiuso con una sentenza di non luogo a procedere il processo ai sei ultras gialloblù che il 9 marzo 2014 avrebbero teso un’imboscata a un gruppo di giocatori della Viterbese Castrense nei pressi dall’entrata sul lato di pratogiardino Lucio Battisti dello stadio Rocchi.

Lo ha stabilito ieri il giudice Silvia Mattei, su richiesta dei difensori Stefania Sensini e Domenico Gorziglia, in seguito alla remissione di querela nei confronti degli imputati e al venir meno dell’aggravante relativa alla violenza commessa da cinque o più persone prevista dall’articolo 339 del codice penale. L’articolo, riformato a giugno, prevede infatti ora che scatti l’aggravante se le cinque o più persone sono armate, e non è questo il caso, oppure se sono più di dieci.

Le accuse erano di minaccia aggravata, perché commessa da più di cinque persone in presenza di almeno una cinquantina di tifosi. E di percosse e lesioni, per gli schiaffi ai giocatori. Le querele per lesioni e percosse sono state ritirate, ma non quelle per minacce. I reati sono comunque procedibili d’ufficio.

“Hanno minacciato i calciatori e lì hanno presi a calci e schiaffi”, disse in aula uno steward dello stadio Rocchi, un ottantenne che sarebbe stato scaraventato a terra e picchiato. Sei i presunti ultras finiti sotto processo: Leroy Ceccarelli, Ervin Di Maulo, Andrea Riccardi, Luca Zei e Lavinia Nepa.

Nel corso del processo tutti i testi hanno ridimensionato l’aggressione, da spintoni a spintarelle, da schiaffoni a schiaffetti. Le decine di tifosi sono diventati una manciata. La spedizione punitiva “un fatterello che succede tutte le domeniche”. Sull’identificazione dei sei presunti ultras da parte della polizia hanno puntato il dito i difensori Sensini e Gorziglia. 

Secondo l’accusa, gli imputati, verso le 13,20, assieme ad un gruppo di facinorosi, avrebbero aspettato i calciatori all’ingresso secondario dello stadio, due ore prima del derby contro il Montefiascone. Prima li avrebbero contestati, poi sarebbero saltati addosso ai giocatori appena questi sono scesi dall’autobus. Sarebbero stati almeno una ventina. Se la presero con Daniele Federici, Rocco Giannone e Matias Vegnaduzzo, initimandigli di giocare per vincere. E nel parapiglia avrebbero scaraventato a terra lo steward ottantenne. 

Silvana Cortignani


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