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Viterbo - Il consigliere provinciale Alessandro Romoli punta il dito contro il presidente e il centrosinistra durante la seduta di bilancio approvato a colpi di maggioranza

“Abbiamo il fascismo in casa nostra”

di Daniele Camilli
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Viterbo - La seduta del consiglio provinciale

Viterbo – La seduta del consiglio provinciale

Viterbo - La seduta del consiglio provinciale

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Viterbo - La seduta del consiglio provinciale

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Viterbo – La seduta del consiglio provinciale

Viterbo – “Abbiamo il fascismo in casa nostra”. Il consigliere di minoranza Alessandro Romoli non ha dato dei fascisti al presidente Pietro Nocchi e ai consiglieri di maggioranza, ma c’è mancato poco.

Consiglio provinciale a palazzo Gentili, Viterbo. Questa mattina. Convocato per l’approvazione del bilancio 2020-2022. Bilancio approvato, con 7 voti a favore, uno contrario e due consiglieri, Grancini e Romoli, che si sono alzati e se ne sono andati. Approvato a colpi di maggioranza, senza ammettere gli emendamenti, oltre 2 mila, e di fatto senza discussione.

Un bilancio provinciale di 55 milioni di euro, 35 per la spesa corrente, come ad esempio le manutenzioni ordinarie di scuole e strade, e 20 milioni in spese capitali, vale a dire investimenti. Un bilancio che si avvale inoltre di un consistente lavoro recupero di vecchie economie portato avanti dal dirigente provinciale Patrizio Belli che ha permesso di individuare tra le maglie dei bilanci precedenti circa 4 milioni di euro. Di questi, 700 mila euro verranno utilizzati per sistemare il ponte dell’Abbadia a Vulci. I restanti 3 milioni verranno invece impegnati con l’approvazione del bilancio pre consultivo previsto a fine gennaio.

I venti milioni di investimenti previsti nel bilancio approvato oggi sono destinati all’edilizia scolastica, circa 18 milioni, e alle opere stradali, quasi 3 milioni. La provincia di Viterbo è infatti proprietaria di una quarantina di istituti scolastici e gestisce 1300 chilometri di strade.

In aula ci sono da una parte la maggioranza, seduti ai seggi ci sono Carlo Postiglioni, Lina Novelli, Maurizio Palozzi Eugenio Stelliferi, Francesco Serra ed Elena Tolomei. Il centrosinistra. Dall’altra la minoranza. Alessandro Romoli, Gianluca Grancini e Massimo Bambini.

Al centro c’è il presidente Nocchi. Accanto a lui il dirigente del piano finanziario della provincia di Viterbo Patrizio Belli.

La questione in campo è il percorso per arrivare a chiudere il bilancio e iniziare il nuovo anno. A breve, esattamente domenica prossima, ci sono però le elezioni per il nuovo consiglio provinciale. E in vista dell’appuntamento, l’opposizione chiede di rinviare l’approvazione del bilancio. Per l’occasione, il gruppo Centrodestra unito e civici chiede anche un parere al prefetto Giovanni Bruno che risponde a inizio mattinata.

Il prefetto tuttavia non fa altro che ripercorrere la giurisprudenza riguardante la richiesta dell’opposizione. Precisando, a un certo punto, che quando “l’organo consiliare è chiamato a pronunciarsi su questioni vincolate nell’an, nel quando e nel quomodo e che, inoltre, coinvolgono i diritti primari dell’individuo, l’esercizio del potere non può essere rinviato”. E il bilancio provinciale sembra rientrare in quest’ambito. Posizione che sostanzialmente dà il via libera alla discussione in aula. Supportata anche da una sentenza del 2004 del Tar della Puglia.

La palla a questo punto passa direttamente all’assemblea. E neanche la conferenza dei sindaci, chiamata a dare il proprio parere, non vincolante, sul bilancio, può farci nulla.

Il primo a passare all’offensiva è il presidente Nocchi. In campo ci sono più di 2 mila emendamenti. “Chiedo – dice subito Nocchi – la loro inammissibilità. Chiedo che il consiglio approvi questa mia richiesta”. “E’ una decisione del presidente – rispondono Romoli e Grancini – non può essere votata dal consiglio”. A fargli eco è Francesco Serra della maggioranza, entrando in contrasto con Palozzi che fa invece un intervento per chiudere subito la discussione e approvare la proposta del presidente. “Non ha senso – spiega Serra – non possiamo essere noi a dire se gli emendamenti sono ammissibili oppure no. È il presidente che si deve assumere questa responsabilità”. Panico tra i colleghi che, alla fine, in qualche modo lo convincono. E anche Serra vota a favore. Oltre duemila emendamenti cassati, senza alcuna discussione.

“Anche se è un atto del presidente – prende la parola Novelli – il consiglio ha tutto il diritto di esprimersi. Quella del presidente è una decisione. Quella del consiglio una scelta politica”. Poi Novelli guarda Romoli e fuori microfono aggiunge: “me pare che giocamo”. “Il gioco l’avete iniziato voi”, risponde Romoli.

L’opposizione ci riprova, chiedendo di discutere il bilancio in modo analitico, voce per voce. Per poi passare alle dichiarazioni di voto e infine al voto. Ma non c’è nulla da fare. Arriva subito il ‘no’ deciso di Palozzi, con Nocchi che chiede di passare immediatamente alle dichiarazioni di voto e successivamente al voto. “Il bilancio – aggiunge Nocchi – va approvato questa mattina e lei, consigliere Romoli, ha cinque minuti di tempo, come da regolamento, per la sua dichiarazione di voto”.

Ed è qui che Romoli sbotta e, assieme a Grancini, non parteciperà neanche alla votazione. La sua conclusione è lapidaria. “Siamo sempre pronti a fare grandi proclami contro il fascismo – commenta Romoli – poi, il fascismo, ce l’abbiamo in casa nostra”.

Daniele Camilli


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9 dicembre, 2019

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