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Politica - Salta l'assemblea dell'Ato perché manca il numero legale ma il Comune di Viterbo e la Provincia si dicono pronti ad andare in Regione e da Arera per sbloccare l'impasse ed evitare aumenti in bolletta

Talete, sindaci tutti insieme appassionatamente per trovare una soluzione

di Francesca Buzzi
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Pietro Nocchi

Pietro Nocchi

Giulio Marini

Giulio Marini

Paola Celletti (Lavoro e beni comuni)

Paola Celletti

Viterbo – L’acqua, si sa, per essere “buona” dovrebbe essere insapore, inodore e incolore.

Sarà forse per questo che, finalmente, pare sia giunta l’ora per gli amministratori della Tuscia di mettere da parte ogni colore politico, simbolo di partito e quant’altro, per provare, tutti insieme, a risolvere il problema Talete.

La spa, i cui soci sono appunto i sindaci dei comuni della provincia di Viterbo che ne fanno parte, si trascina da mesi una situazione catastrofica: tariffe da capogiro per servizi scadenti e manutenzione quasi assente. La soluzione pareva dovesse arrivare dal mutuo di 35 milioni di euro che doveva concedere l’autorità di regolazione per energia (Arera).

Ma Arera chiede garanzie ben precise (e molto esose) a Talete. E Talete, di riflesso, batte cassa sugli utenti. Ma a tutto c’è un limite e nella gran parte dei consigli comunali della provincia, nelle scorse settimane, si è deciso di opporsi con forza a qualsiasi aumento sulle bollette dell’acqua.

Ieri mattina il punto era all’ordine del giorno dell’assemblea dei soci di Talete. Peccato che mancasse il numero legale e l’assemblea non si è potuta svolgere.

Nessun aumento è stato dunque discusso. Chi c’era, però, non è rimasto a bocca chiusa. Una serie di dichiarazioni informali, ma ben precise, che pare vadano tutte nella stessa direzione.

“E’ ora che i 63 sindaci dell’Ato mettano da parte i colori politici – dice Giulio Marini, che ha partecipato su delega del sindaco Giovanni Arena – e indossino le loro fasce tricolori. Poi tutti insieme si presentino in Regione e da Arera a chiedere risposte concrete. La Pisana, in particolare, è ora che si ricordi cos’è il principio di sussidiarietà sancito dalla Costituzione. E’ anche alla Regione, infatti, che spetta intervenire sulla rete idrica con investimenti e lavori di ammodernamento sempre promessi, ma mai fatti”.

Arera, dal canto suo, dovrebbe invece chiarire se concedere o meno il mutuo che è in ballo ormai da mesi e mesi.

“Questo è un Ato debole dal lontano 1995 – continua Marini -, non possiamo far finta di accorgercene ora. Adesso si tirano le somme di anni di immobilismo. Speriamo che almeno qualcosa si muova”.

D’accordo, con i dovuti se e i dovuti ma, anche il presidente della provincia e primo cittadino di Capranica Pietro Nocchi. “Io sono pronto ad andare in Regione e ad Arera con gli altri sindaci – dichiara -, ma serve un impegno serio di tutti senza strumentalizzazioni. La Regione, dal canto suo, sta facendo già molto pur non essendo obbligata a farlo, ma anche noi dobbiamo fare la nostra parte”.

Presenti all’assemblea, anche se poi formalmente questa non si è tenuta, anche alcuni membri del comitato Non ce la beviamo, da sempre convinti che l’acqua debba essere pubblica e che si debba applicare la legge regionale 5.

“La situazione di Talete è fuori controllo – commenta Paola Celletti -. I cittadini sono vessati da continui aumenti decisi finora a porte chiuse dalla spa. E’ ora di finirla. E’ ora che gli utenti sappiano chi decide cosa e che l’acqua torni ad essere pubblica. E poi Bossola (il presidente del cda di Talete) non doveva dimettersi il 30 novembre?”.

Francesca Buzzi


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13 dicembre, 2019

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