Viterbo – Tempi duri per chi ha la tenacia di ricordare. “Siamo in pochi. Una minoranza che deve resistere”, dice Enrico Mezzetti.
Il presidente dell’Anpi provinciale ha visto crescere, in pochi anni, la creatura che rappresenta. Gli iscritti all’Associazione nazionale partigiani d’Italia, nel 2016, erano 150 nel Viterbese, raggruppati nelle sezioni di Orte, Nepi e Montefiascone.
Quattro anni dopo, le sezioni sono diventate otto. I tesserati 400, tra cui studenti di poco più di vent’anni che non hanno paura della responsabilità di ricordare. Ma non basta.
“Per dirla con le parole di Carla Nespolo, prima donna non partigiana presidente dell’Anpi nazionale, noi dell’associazione siamo ‘i partigiani dei partigiani’ – dice Mezzetti -. Nel 2006 ci si è posti il problema di una fisiologica ‘carenza di voci del passato’: tanti dei combattenti della resistenza ci hanno lasciato e ci stanno lasciando. L’Anpi doveva decidere cosa voleva diventare. Allora si aprì anche a chi partigiano non aveva potuto esserlo per ragioni anagrafiche. Oggi l’Anpi è degli antifascisti”.
Che significa essere antifascisti oggi?
“Significa conservare la memoria del passato con gli occhi ben aperti sul presente e sulle vicende di quest’epoca. Gad Lerner ha parlato di ‘inedito protagonismo politico toccato in sorte all’Anpi’. È vero. Non ci siamo scelti questo ruolo: è capitato per il momento storico che viviamo, un momento di svolta. C’è stato un tempo – penso agli anni Settanta, Ottanta – in cui l’antifascismo sembrava scontato perché condiviso. Oggi, per qualcuno, è diventato quasi un’offesa, una provocazione”.
Cos’è successo nel mezzo?
“È difficile dirlo e io non sono un analista. Ci sono stati dei cedimenti. Posso pensare che la lunga crisi economica mondiale ci abbia messi a dura prova. Anche perché è a livello mondiale che si respira un clima di odio con una potenza di fuoco che spaventa. Penso agli attacchi al Papa. A Salvini e ai suoi decreti sicurezza. Quando uno che si permette di citofonare a casa di una persona per chiedergli se spaccia, o di contestare così duramente la Corte Costituzionale solo perché fa il suo dovere, riscuote tutto questo consenso, io mi preoccupo molto. Passa il concetto che ci si possa sentire legittimati a dire e fare tutto, specie ad aggredire verbalmente, com’è successo giorni fa al vostro Daniele Camilli. E mi ha fatto piacere vedere che la Lega abbia condannato l’episodio. C’è stata una reazione”.
Come definirebbe questo clima? È l’eterno fascismo, parafrasando Umberto Eco? O il fascismo non può proprio tornare, come scrive Bruno Vespa?
“Lo possiamo chiamare come ci pare. Parlare di ‘fascismo’ che torna significa prestare il fianco a una serie di polemiche su ciò che il fascismo è stato storicamente. È certo che non siamo in presenza di quel fascismo lì. È certo che abbiamo anticorpi, penso alle sardine che considero una boccata d’ossigeno. Quando sento di istituzioni – come la Corte Costituzionale – attaccate in modo così becero e feroce da uomini delle istituzioni – come Salvini – che godono di un consenso amplissimo, io non lo so se è fascismo. Per me potrebbe essere anche qualcosa di peggio. Analogie le vedo. Le leggi razziali passarono nell’indifferenza generale, con l’eccezione di qualcuno che manifestò solidarietà. Su un articolo del Corriere della Sera del tempo si parlò di ‘pietismo’. Non ci ricorda il ‘buonismo’?”.
Trova che Viterbo sia una città dalla memoria corta? Incline a dimenticare?
“Trovo che si debba fare di più. Alle commemorazioni di oggi ci sarà anche il sindaco, lo stesso che tempo fa ha concesso la sala regia a CasaPound per loro iniziative. Sulla facciata del palazzo dove abitava una famiglia di ebrei viterbesi deportati, c’è una targa che neanche si vede. L’ex direttore della biblioteca comunale Giovanni Battista Sguario, che con le sue ricerche scoprì il dramma di questa famiglia, mi disse di aver ricevuto telefonate minatorie da gente che non voleva far conoscere questa storia. Non sono ottimista sulla sensibilità a questi temi, a Viterbo come altrove. Siamo rimasti in pochi a denunciare razzismo e antisemitismo. A conoscere la Costituzione e riconoscerci in essa. Siamo in pochi ma dobbiamo resistere. E meno male che ci siamo”.
Stefania Moretti
Gli appuntamenti del giorno della memoria
Alle 9,30 il sindaco Giovanni Arena deporrà una corona in via della Verità. Seguirà alle 9,45 la marcia dei ragazzi per le vie del centro storico e alle 10 in piazza del Plebiscito il lancio di palloncini. Al termine, alle 10,30 nella sala Regia del comune, ci sarà l’evento commemorativo dedicato alla giornata della memoria, curato dagli alunni delle classi terze della scuola secondaria di primo grado Luigi Fantappiè
Alle 9,30 all’università degli studi della Tuscia, negli spazi di Santa Maria in Gradi, verrà scoperta la targa di commemorazione dei 12 ebrei detenuti nel carcere di Santa Maria in Gradi, attuale sede dell’ateneo di Viterbo
Alle 10,15 all’università degli studi della Tuscia, nell’aula magna di Santa Maria in Gradi, ci sarà un incontro dedicato alla Shoah a Viterbo con la partecipazione di ricercatrici e ricercatori dei dipartimenti Disucom e Distu dell’ateneo della Tuscia
Alle 11,30 verrà inaugurata, nella sala espositiva di palazzo Anselmi della provincia di Viterbo, la mostra “Omocausto -Lo sterminio dimenticato degli omosessuali”
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