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“Non organizzerò mai più il Natale a Viterbo, su Caffeina sto riflettendo…”

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Filippo Rossi

Filippo Rossi

Carlo Galeotti intervista Filippo Rossi

Carlo Galeotti intervista Filippo Rossi

Filippo Rossi

Filippo Rossi

Carlo Galeotti intervista Filippo Rossi

Carlo Galeotti intervista Filippo Rossi

Viterbo – Il “re” è nudo. E si mette a nudo. Filippo Rossi si spoglia (si libera di camicia e golfino per indossare una t-shirt, fino a rimanere a “panza all’aria”) e si leva più di un macigno dalla scarpa durante l’intervista a tutto tondo con il direttore di Tusciaweb Carlo Galeotti. Ieri al teatro Caffeina le presenze hanno sfiorato quota 100. “Credevo venisse molta meno gente”, ammette Rossi. Forse mancavano i “nemici”, come invece il cofondatore e il direttore artistico di Caffeina aveva auspicato. “Mi sarebbe piaciuto – spiega – che in platea ci fossero quelli che parlano di me come uno sfruttatore, come un capitalista, come uno che approfitta delle persone”. Ma, nonostante tutto, non le ha mandate a dire e ha parlato del passato, del presente e del futuro di Caffeina. Ha spiegato scelte ed errori fatti e difficoltà incontrate. “Un punto di vista personale – ripete -, ma avevo bisogno di questo chiarimento con la mia città”.

La prima domanda del direttore di Tusciaweb, Galeotti, riguarda la situazione economica della fondazione. Quanti debiti e quante persone ci sono ancora da pagare. “Tante – esordisce ammettendo Rossi -. Errori fatti? Tanti. Come tanti sono stati i problemi. Ma senza quegli errori e questi problemi, Caffeina non sarebbe Caffeina. Al risparmio economico, non avremmo fatto niente. Perché senza risorse non c’è qualità e senza qualità le cose non funzionano. Il nodo è tutto qui: Viterbo vuole un grande festival culturale che riesca ad attrarre persone da tutta Italia, che riesca a far parlare di sé e diventi un marchio? Oppure no? Forse la colpa è mia che avrei dovuto fare un festival più piccolo, ma poi non sarebbe diventato il festival Caffeina. Sin dall’inizio, l’obiettivo è stato di creare un marchio culturale viterbese che portasse flussi turistici e che potesse avere ricadute durante tutto l’anno. Non un qualcosa che fosse un mero passeggio estivo. Ma ben cinque amministrazioni non ci hanno saputo investire e, insieme a una parte della città, non ci hanno mai appoggiato nella pazzia del non fare un festivalucolo di provincia. Per dieci giorni di festival il comune dà a Caffeina solo 50mila euro, mentre Caffeina al comune ha dato decine di migliaia di euro. Per questo è una grande cazzata che mi sono arricchito, mi sto arricchendo e mi voglio arricchire sulle spalle della città. Non ci sto a passare per un ruba soldi”.

Rossi parla di un “sogno svanito come polvere tra le mani”. “Sono convito – spiega – che Viterbo possa essere una grande città del centro Italia, una città che possa attrarre centinaia di migliaia di persone durante tutto l’anno. È evidente che io non sia riuscito nell’impresa, sia con Caffeina che facendo parte dell’amministrazione. Continuerò la battaglia? Sì, poi vedrò come. Ma questo sogno è svanito come polvere tra le mani. Ma se questa città è sostanzialmente sconosciuta ai flussi turistici e culturali, è colpa dei viterbesi. L’allargamento al mondo può essere fatto solo con investimenti culturali e turistici e attraverso la riqualificazione del territorio. Non esclusivamente con Caffeina, perché non sono così stupido da pensare che un festival estivo possa cambiare una città. Ma un festival estivo può cambiare l’idea che l’Italia ha di Viterbo. E l’idea che l’Italia ha di Viterbo può cambiare la città. Ma in questo ci deve essere l’appoggio della città, e non una città che pensa che io lo stia facendo per soldi”.



Si agita molto Filippo Rossi, probabilmente perché a pensarci ci sta male, quando dice: “Quest’anno il comune ha buttato i soldi dalla finestra. Ha dato 70mila euro a Demo Morselli per il concerto a piazza Della Rocca, mentre l’investimento per dieci giorni di Caffeina festival è sempre stato di soli 50mila euro. E c’era chi diceva che costava troppo, ma per i 70mila euro a Demo Morselli tutti zitti. Insomma, se Viterbo vuole essere mandata affanculo, ce la mando senza problemi”.

Parla poi del Viterbo Christmas Village, che quest’anno è stato organizzato dalla Fantaworld, società di cui è anche socio. “È stato una tragedia, purtroppo non è andato bene. Essendo socio pure io della società che l’ha organizzato, so che è andato economicamente di merda. Ma ci raccontano che è stato un successo. L’obiettivo del fare il Natale in città non è solo quello di rendere contento il bambino viterbese, ma di far fare soldi alla città. Da solo un privato non ce la fa a portare centinaia di migliaia di persone a Viterbo, e vi assicuro che quest’anno i nodi verranno al pettine. Anche perché l’amministrazione rema contro: non dà i soldi ma te li chiede, e per altre cose li spende buttandoli dalla finestra”.

Si arriva poi alla guerra sul Natale, fatta anche a suon di carte bollate. E che ha portato alla realizzazione di due Christmas Village nella stessa provincia: quello di Fantaworld a Viterbo e quello di Caffeina a Sutri. “Per questa situazione – afferma Rossi – non posso che chiedere personalmente scusa a tutta la città, perché ci stiamo scannando davanti ai cittadini. Ora siamo arrivati al fantomatico furto delle renne, a litigare sull’elfo e la lucetta. Cose imbarazzanti anche da raccontare… Ma la causa scatenante di questa guerra, che prima di arrivare al pubblico è stata sotterranea per un paio di anni, è stata il teatro Caffeina. La fondazione era convinta che con gli incassi del primo Caffeina Christmas Village saremmo riusciti a compensare i soldi utilizzati per terminare alcuni lavori per il teatro così da riuscire ad aprirlo. Ma gli incassi non sono bastati e ci siamo trovati nella situazione di aver trattenuto delle risorse che erano anche dell’attuale Fantaworld. Ovviamente non è stata una cosa giusta, ma lo abbiamo fatto per fronteggiare a un’emergenza del teatro e non per interessi personali. Ma da lì non se n’è più usciti. La fondazione si è poi accollata tutti i debiti della Spazio Eventi, di cui facevano parte anche i soci dell’attuale Fantaworld, che ammontano a circa 80mila euro. Quindi non è Caffeina che non paga i debiti, noi ce la stiamo mettendo tutta, ma è la Spazio Eventi. E di conseguenza pure gli organizzatori del Viterbo Christmas Village”.

Gli incassi del primo Caffeina Christmas Village non sarebbero stati sufficienti nemmeno a fronteggiare l’investimento per il villaggio di Natale. “Lo abbiamo voluto fare troppo bene – dice Rossi – e per fare le cose strafiche abbiamo assunto troppa gente, che alla fine non siamo riusciti a pagare. Al contempo, poi, il comune ci ha chiesto, ad esempio, i 5mila euro per l’affitto dei locali dell’ex Zaffera, che non hanno neanche una mattonella a norma. Ecco, quei 5mila euro non sono stati tolti a Filippo Rossi ma al ragazzo che da due anni deve ancora prendere 500 euro per il Caffeina Christmas Village”. Il direttore di Tusciaweb, Galeotti, premettendo che “Viterbo è una città senza un sindaco da molti anni”, chiede se il primo cittadino abbia tentato di far uscire il comune, Fantaworld e Caffeina in maniera unitaria dall’impasse sul Natale 2019. “Non ci ha mai chiamati – risponde Rossi – , ed è veramente un’assurdità. Ma questa è mancanza politica. Come è una nullità politica, una follia e una pazzia che un qualcosa che a Natale creasse un flusso turistico di centinaia di migliaia di persone in città sia stato ideato, creato e finanziato esclusivamente con soldi privati. Che un’amministrazione si affidi al buon cuore, alla creatività, all’altruismo o alla ‘voglia di far soldi’ dei privati, e si fa anche pagare gli spazi pubblici, è il segno che la politica in questa città non esiste”.

Ieri, seduti in platea, c’erano pure il prefetto Giovanni Bruno, i consiglieri comunali Giacomo Barelli e Alvaro Ricci, il presidente della fondazione Caffeina Carlo Rovelli e gli imprenditori Pepponi e Sensi. Ma Rossi ha notato più le assenze. Soprattuto quella del sindaco Giovanni Arena. “Non è normale che un sindaco degno di questo nome non sia in prima fila” , ripete un paio di volte. “Con Arena – continua sollecitato da Galeotti – non ho alcun rapporto e, come Filippo Rossi, non voglio averne. Ha detto che non esclude una collaborazione con il festival estivo. Ma del ‘Caffeina potrebbe servire’ di Arena non me ne frega niente, è offensivo e so io dove mettermelo… O il comune investe in Caffeina o Caffeina dice ‘arrivederci’. Non è mai stata la guerra contro di me o contro Caffeina a darmi fastidio, ma la totale mancanza di alternative. Da anni a Viterbo c’è una classe politica e imprenditoriale assolutamente miope. È una città bloccata, morta in se stessa”.

Qual è il presente di Caffeina? “I villaggi di Natale di Sutri e di Santa Severa sono andati molto bene – rivela Rossi -: siamo riusciti a spostare circa 80mila persone. Con tutte le difficoltà, Caffeina rimane una grande organizzazione culturale. Una macchina da guerra che funziona. La soddisfazione imprenditoriale è grande, ma per me Caffeina non è mai stata un’impresa. Ci lavoro tutti i giorni da 14 anni e prendo zero euro, ma non ci voglio campare: il mio mestiere è un altro. Anzi, senza Caffeina campavo pure meglio. Ci metto soldi, fatica e vita personale. Gli ho dato la vita, in tutti i modi possibili e inimmaginabili. È una mia follia e una pazzia, un mio gesto di altruismo e forse di narcisismo. È stata la passione di cambiare la mia città. Sono talmente matto e amo così tanto Viterbo, che penso che per cambiarla vada rivoltata. Ma questa mia idea ha fallito”.

Qual è il futuro di Caffeina? “Non lo so, non so che fine farà – ammette Rossi -. Io sono molto stanco, perché continuare a combattere contro i mulini a vento è faticoso. Perché dovrei continuare a soffrire così tanto per questa città? Ho lottato fino all’ultimo per far restare il Christmas Village a Viterbo, nonostante gli altri soci e le persone con le quali non mi parlo. Ho sofferto le pene dell’inferno per non averlo fatto a Viterbo, perché mi piaceva vedere la città piena. È sicuro che il Caffeina Christmas Village non riproveremo più a farlo a Viterbo, ma cercheremo di avere un rapporto sano con il comune per il festival estivo. Ci sto ragionando con il presidente della fondazione Rovelli, ma poi penso: perché continuare a farlo se per il comune vale 50mila euro mentre Demo Morselli ne vale 70mila? Se il festival si farà, dovrà essere fatto come Cristo comanda. Quando sento dire che il suo livello si è abbassato, mi piange il cuore. Ma il livello si è abbassato perché non ci sono i soldi. Per fare il festival servono 500mila euro, di cui 100mila euro per la pubblicità nazionale. Non sono niente. Ma la tragedia è che il comune questi soldi non li investe solo per Caffeina, ma neppure per i suoi ‘amici’. Quindi non li investono perché Caffeina è il nemico, ma perché sono incapaci. Perché non hanno obiettivi politici e culturali”.

E ancora: “Spero che Caffeina Viterbo continui a esistere – conclude Rossi -, anche se non so come e in che formula. So che è un pezzo di storia di questa città e che è una storia che non può finire, ma serve la collaborazione dell’amministrazione comunale. In questi anni Caffeina non ha fatto soldi, ma debiti. E i debiti rimangono. Io i soldi non ce l’ho, ma ci metto la mia persona e la mia direzione artistica. Se non c’avessi il mutuo sopra, venderei la mia casa per Caffeina: vale 500mila euro. Se c’è qualcuno che a Caffeina ci tiene, faccia un passo avanti. Anche se non so come perché sono stremato ed estenuato. Una stanchezza personale, anche perché continuiamo ad andare avanti chiedendo favori. Di questo sono stufo e mi fa venire le crisi di pianto. Se non troviamo qualcuno che ci mette i soldi, non so Caffeina che fine farà”.

Raffaele Strocchia


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