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Televisione - Ieri sera il servizio di Licia Colò all'interno del programma Eden, andato in onda su La7

Civita Di Bagnoregio, da “Città che muore” a “Paese che lotta per vivere”

di Francesca Buzzi
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Licia Colò a Civita di Bagnoregio

Licia Colò a Civita di Bagnoregio

Licia Colò con il geologo Giovanni Maria Di Buduo

Licia Colò con il geologo Giovanni Maria Di Buduo

Licia Colò con il sindaco Luca Profili

Licia Colò con il sindaco Luca Profili

Licia Colò a Civita di Bagnoregio

Licia Colò a Civita di Bagnoregio

Licia Colò con il sindaco Luca Profili

Licia Colò con il sindaco Luca Profili

Civita di Bagnoregio – Civita Di Bagnoregio, da “Città che muore” a “Paese che lotta per vivere”.

Le telecamere di “Eden, un pianeta da salvare” sono arrivate a Civita di Bagnoregio di sera quando “lo spettacolo è qualcosa di speciale” per dirla con le parole di Licia Colò, stregata e affascinata dal paesaggio.

Si parte con un breve riepilogo della storia del paesino. Di come è diventato famoso all’estero, in particolare in Giappone, grazie alla testimonianza di un regista nipponico. “Non c’è giapponese che viene in Italia che non passi da qui se può” dice Licia Colò.

Poi la presentatrice comincia a spiegare il motivo per cui per anni Civita di Bagnoregio era nota come la “Città che muore”. 

“E’ una città quasi fantasma – racconta Colò -, ci vivono appena 9 persone. Ma i turisti, quelli sì che sono tantissimi”. E mentre lo dice un gruppetto di stranieri passano su quel ponte che collega Civita dal “resto del mondo”.

La troupe di Eden ci passa la notte a Civita di Bagnoregio. “Nessun rumore – commenta Licia Colò -, solo qualche luce accesa. Ci si sente isolati nel cuore dell’Italia. Ma è un isolamento prezioso che dona una sensazione di pace perduta nel tempo”.

Al mattino sveglia all’alba per “vedere la città sospesa sulle nuvole” e la vita che riprende con i suoi rumori e il suo viavai.

Poi il servizio prosegue con la spiegazione tecnica del geologo Giovanni Maria Di Buduo di quello che è successo a Civita di Bagnoregio. Delle frane che hanno causato il progressivo sfaldamento del terreno e, di conseguenza, l’abbandono delle proprie case da parte della maggior parte dei residenti. 

“Tra la fine degli anni ’90 e l’inizio degli anni 2000 – chiarisce Giovanni Maria Di Buduo – sono stati creati sette pozzi con dei tiranti che riescono ora a tenere la rupe. E’ la lotta dell’uomo che difende il proprio territorio. Ora Civita di Bagnoregio non è più la “Città che muore”, ma il “Paese che lotta per vivere”.

Uno sguardo sulla Valle dei Calanchi, dove più di due milioni di anni fa c’erano le acque del mar Tirreno e ora, proprio per questo, sono ricche di argilla, un materiale particolarissimo che contribuisce a creare un paesaggio spettrale.

Licia Colò intervista anche il sindaco Luca Profili e gli chiede come si è arrivati a questo successo turistico.

“Siamo partiti dalla consapevolezza di avere un tesoro tra le mani – dice Profili – e abbiamo investito in arte, cultura e comunicazione. Ora è uno dei siti più visitati d’Italia ed è candidato a diventare patrimonio Unesco. Nel tempo ci hanno aiutato anche tanti personaggi noti, italiani e stranieri, che si sono innamorati di questo luogo e lo hanno fatto conoscere oltre i nostri confini: cito per esempio Paolo Crepet, Giuseppe Tornatore e l’architetta lettone Astra Zarina”.

Infine un accenno al ticket d’ingresso. “Il biglietto è stato introdotto nel 2013 e costava 1,50 euro – conclude Profili -, ora ne costa 5 di euro ma i visitatori crescono esponenzialmente. Molto probabilmente dargli un prezzo ha dato ancor più valore e cura al bene paesaggistico già esistente”.

Francesca Buzzi


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18 febbraio, 2020

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