Viterbo – “Non bisogna fare allarmismi. Di nessun tipo. Questa situazione va gestita senza amplificarla. Altrimenti rischia di diventare un problema serio. Quindi no ad allarmi ingiustificati perché generano insicurezza. E l’insicurezza porta a svuotare gli scaffali dei supermercati e a dare seguito a comportamenti soggettivi che possono risultare eccessivi”. Il prefetto di Viterbo Giovanni Bruno prende in mano la situazione. Sarà di fatto lui a coordinare il governo del territorio in caso di contagio da Coronavirus nella Tuscia, avvalendosi della Asl e del presidio militare. Come previsto dal decreto legge del governo approvato il 23 febbraio le cui linee vengono adottate regione per regione laddove dovesse risultare la presenza di persone che hanno contratto il virus. Ieri pomeriggio in prefettura c’è stata la riunione del comitato ordine e sicurezza pubblica. Oggi l’incontro del prefetto con sindaci, amministrazioni periferiche e organizzazioni di categoria.
Il sito internet della presidenza del Consiglio dei ministri specifica infatti che il decreto approvato dal governo “interviene in modo organico, nell’attuale situazione di emergenza sanitaria internazionale dichiarata dall’Organizzazione mondiale della sanità, allo scopo di prevenire e contrastare l’ulteriore trasmissione del virus. Il testo – prosegue la presidenza del Consiglio dei ministri – prevede, tra l’altro, che nei comuni o nelle aree nei quali risulta positiva almeno una persona per la quale non si conosce la fonte di trasmissione o comunque nei quali vi è un caso non riconducibile ad una persona proveniente da un’area già interessata dal contagio, le autorità competenti sono tenute ad adottare ogni misura di contenimento adeguata e proporzionata all’evolversi della situazione epidemiologica“. E come sta scritto invece sul sito internet del ministero dell’Interno, “i prefetti sul territorio, informando preventivamente il ministro dell’Interno, assicurano l’esecuzione di tali misure, avvalendosi delle Forze di polizia e, se necessario, delle Forze armate, sentiti i competenti comandi territoriali”.
Chi non rispetta le misure di contenimento adottate dal governo rischia l’arresto fino a tre mesi oppure una multa di 206 euro. A seconda dei comportamenti e sempre che questi ultimi non costituiscano un reato ancora più grave.
Prefetto Giovanni Bruno, di cosa avete discusso al comitato ordine e sicurezza della prefettura?
“La riunione è servita a descrivere e discutere le linee guida regionali per affrontare l’emergenza Coronavirus sul territorio. All’interno del comitato ordine e sicurezza pubblica ci sono il questore e i comandanti provinciali delle forze armate e dei vigili del fuoco. Al comitato hanno partecipato anche il presidio militare, i vertici della Asl con Daniela Donetti e il provveditorato agli studi. E’ stato invitato anche il direttore del carcere di Viterbo. Domani (oggi ndr) riunirò invece i vertici di tutte le amministrazioni periferiche, le associazioni di categoria e i sindaci. Sempre per comunicare le linee per gestire l’emergenza sul territorio in caso di contagio”.
Come sono state decise le linee guida?
“All’inizio della settimana abbiamo fatto una riunione ristretta in prefettura a Roma. All’incontro c’erano tutti i prefetti della Regione e il governatore del Lazio Nicola Zingaretti. Lì sono state definite le linee guida comportamentali da seguire su tutto il territorio durante l’emergenza Coronavirus. Sono misure per la prevenzione e la gestione dell’emergenza. L’ordinanza generale che ne è emersa è stata poi trasmessa al Consiglio dei ministri per l’approvazione. L’intenzione è avere una direttiva unica per tutte le regioni”.
E in caso di contagio sul territorio della Tuscia cosa succederebbe?
“Al momento non c’è nessun caso e nessun contagio. Semmai dovesse esserci si adotteranno tutte le misure previste dai protocolli. Di fatto il decreto approvato dal governo. Le linee guida regionali rispecchiano il decreto del governo. Le linee sono consultabili direttamente sul sito del ministero dell’Interno”.
Quale è il ruolo della Asl all’interno del comitato?
“I vertici della Asl partecipano per comunicare tutti i vari aspetti riguardanti il Coronavirus. L’aspetto della comunicazione e quelli epidemiologico e clinico in modo tale che si possa avere un’unica linea comportamentale. Altrimenti c’è chi agisce in un modo e chi agisce in un altro. E la stessa cosa vale per tutte le altre realtà territoriali, amministrazioni periferiche, associazioni di categoria e sindaci”.
Possiamo dire che in caso di contagio il comitato ordine e sicurezza della prefettura prenderà in mano il governo del territorio per garantire l’applicazione e il rispetto delle linee guida regionali per gestire l’emergenza Coronavirus? Insomma, una sorta di comitato di salute pubblica…
“Non arriverei tanto a questo. Vanno poi specificate che cosa sono le aree rosse, le aree verdi e quelle gialle. Le linee da seguire sono quelle del dispositivo messo in piedi per la tutela della salute pubblica. Ed quello già in atto nelle aree dove si è verificato il contagio”.
Però in caso di contagio il governo del territorio passerebbe alla prefettura che presiede il comitato di ordine e sicurezza…
“Il governo del territorio viene congiuntamente coordinato dalla prefettura insieme al comitato ordine e sicurezza e alla parte sanitaria rappresentata dalla Asl. Come dice il dispositivo approvato dal Consiglio dei ministri disponibile sul sito interne del ministero dell’Interno. Lì ci sono tutte le indicazioni rispetto a quello che dobbiamo fare noi”.
Nel frattempo come si deve comportare una persona che abita in una zona dove non si è verificato alcun tipo di contagio?
“Se non ha nessun sintomo, continua a fare una vita quotidiana come tutti gli altri. Se poi presenta dei sintomi influenzali, e potrebbe tranquillamente essere una normalissima influenza, si deve rivolgere alle strutture sanitarie. La Asl dovrebbe aver messo in piedi un call center dove rispondono i medici epidemiologici”.
E’ preoccupato dalla situazione in corso?
“Ad oggi no. E’ tutto sotto controllo. E non sono preoccupato. Niente di più e niente di meno. E non dobbiamo creare allarmismo. Dobbiamo stare calmi e gestire, stando molto con i piedi per terra. Altrimenti le persone che non sono addette ai lavori rischiano di sviluppare dubbi peggiori. Invece va evitato proprio questo. Premesso che ci sono delle linee guida ben precise, delle linee sanitarie e tutto un vademecum comportamentale da dover tenere. E tutti quanti dobbiamo seguire questo tipo di linee, senza debordare con iniziative soggettive come hanno fatto alcuni sindaci”.
Ad esempio?
“Basta guardarsi in giro. E quello che si dice e scrive spesso viene amplificato dai social network. Ad esempio, l’iniziativa di Tuscania è nata proprio in questo contesto dove i social l’hanno fatta da padrone. Dobbiamo invece seguire un’unica linea, sennò rischiamo di andare tutti dietro a notizie prive di uno stato reale di fatto”.
E di conseguenza al supermercato a svuotare gli scaffali di prodotti di prima necessità e per l’igiene come sta succedendo dalle parti di Acquapendente e in alcuni casi anche a Viterbo. Oppure a scuole e pubbliche amministrazioni che non sanno come comportarsi con studenti e dipendenti pubblici che vengono dalle zone della Tuscia al confine con la Toscana dove per qualche giorno è stata l’infermiera piacentina risultata poi positiva al virus…
“Sono infatti tutte iniziative soggettive che non si possono impedire. Non possiamo impedire alle persone di fare acquisti. Neanche per fare delle scorte. E’ libertà. Ma è un comportamento soggettivo. Non c’è nessuna linea guida che prevede di comprare 10 detersivi. Magari vanno presi i disinfettanti per le mani. Le mani, prima di pranzo e cena, vanno lavate sempre e a prescindere. E’ regola di buona igiene e buona educazione. A prescindere dal Coronavirus. Bisogna tuttavia dettare delle linee comuni. Altrimenti è il caos. Le riunioni non servono per creare allarmismo ma per gestire la situazione. Il mio pensiero è quello di fare, senza confusione. Esiste il palazzo del Governo e la mia completa disponibilità. H24. L’indirizzo è questo. E sindaci lo sanno già e mano mano si stanno adeguando. E se esiste una problematica sul territorio la vengono a rappresentare prima di fare. La confusione genera allarmismi e oggi, con i social, è facile essere allarmati. Basta una notizia che circola sui social”.
A tal proposito, sembrano girare voci che in caso di contagio sul territorio della Tuscia sia previsto soprattutto l’utilizzo dei carabinieri e l’allestimento di ospedali da campo…
“Sono voci che a me non risultano. E non vedo, oggi, la necessità di farlo. Se poi dovesse essere necessario mettere un campo per fare altro, non lo so. Sono solo voci. Questa situazione va gestita senza amplificarla. Altrimenti rischia di diventare un problema serio. Quindi no ad allarmi ingiustificati perché generano insicurezza. E l’insicurezza porta a svuotare gli scaffali dei supermercati e a dare seguito solo a comportamenti soggettivi che possono risultare eccessivi”.
Daniele Camilli
Fotocronaca: La riunione del comitato ordine e sicurezza pubblica – La situazione a Proceno – …e quella ad Acquapendente
– Il decreto legge del governo per fronteggiare l’emergenza Coronavirus
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Le misure decise dal governo per fronteggiare l’emergenza Coronavirus (decreto legge 23 febbraio 2020, n. 6)
Il testo approvato dal governo, come sta scritto sul sito interne della presidenza del Consiglio dei ministri, “stabilisce che nei comuni o nelle aree nei quali risulta positiva almeno una persona per la quale non si conosce la fonte di trasmissione o comunque nei quali vi è un caso non riconducibile ad una persona proveniente da un’area già interessata dal contagio, le autorità competenti sono tenute ad adottare ogni misura di contenimento adeguata e proporzionata all’evolversi della situazione epidemiologica”.
I prefetti hanno il compito di assicurare l’esecuzione delle misure previste dal governo, avvalendosi delle Forze di polizia e informando preventivamente il ministro dell’Interno. Se necessario, i prefetti possono avvalersi anche delle Forze armate, sentiti i competenti comandi territoriali.
Le misure previste dal governo sono:
– il divieto di allontanamento e quello di accesso al Comune o all’area interessata;
– la sospensione di manifestazioni, eventi e di ogni forma di riunione in luogo pubblico o privato;
– la sospensione dei servizi educativi dell’infanzia e delle scuole e dei viaggi di istruzione;
– la sospensione dell’apertura al pubblico dei musei;
– la sospensione delle procedure concorsuali e delle attività degli uffici pubblici, fatta salva l’erogazione dei servizi essenziali e di pubblica utilità;
– l’applicazione della quarantena con sorveglianza attiva a chi ha avuto contatti stretti con persone affette dal virus e la previsione dell’obbligo per chi fatto ingresso in Italia da zone a rischio epidemiologico di comunicarlo al Dipartimento di prevenzione dell’azienda sanitaria competente, per l’adozione della misura di permanenza domiciliare fiduciaria con sorveglianza attiva;
– la sospensione dell’attività lavorativa per alcune tipologie di impresa e la chiusura di alcune tipologie di attività commerciale;
– la possibilità che l’accesso ai servizi pubblici essenziali e agli esercizi commerciali per l’acquisto di beni di prima necessità sia condizionato all’utilizzo di dispositivi di protezione individuale;
– la limitazione all’accesso o la sospensione dei servizi del trasporto di merci e di persone, salvo specifiche deroghe.
“Si introduce, inoltre – prosegue la nota internet della presidenza del Consiglio dei ministri – la facoltà, per le autorità competenti, di adottare ulteriori misure di contenimento, al fine di prevenire la diffusione del virus anche fuori dai casi già elencati. L’attuazione delle misure di contenimento sarà disposta con specifici decreti del Presidente del Consiglio dei Ministri, su proposta del Ministro della salute, sentiti i Ministri e il Presidente della Regione competente ovvero il Presidente della Conferenza dei presidenti delle regioni, nel caso in cui gli eventi riguardino più regioni. Nei casi di estrema necessità ed urgenza, le stesse misure potranno essere adottate dalle autorità regionali o locali, ai sensi dell’articolo 32 della legge 23 dicembre 1978, n. 833, fino all’adozione del decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri”.
Il mancato rispetto delle misure di contenimento è punito ai sensi dell’articolo 650 del codice penale. “Chiunque – ed è il contenuto dell’articolo 650 del codice penale – non osserva un provvedimento legalmente dato dall’autorità per ragione di giustizia o di sicurezza pubblica o d’ordine pubblico o d’igiene, è punito, se il fatto non costituisce un più grave reato, con l’arresto fino a tre mesi o con l’ammenda fino a euro 206”.





