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Caos in via Lorenzo da Viterbo - In aula la drammatica testimonianza della ex del 24enne arrestato il 4 agosto a piazza Crispi - La difesa ha chiesto i domiciliari per l'imputato in carcere da quasi sette mesi

“Mi ha soccorsa un automobilista mentre scappavo da lui che mi inseguiva col coltello”

di Silvana Cortignani
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Viterbo - L'intervento della polizia in via Lorenzo da Viterbo

Viterbo – L’intervento della polizia in via Lorenzo da Viterbo

Viterbo – “Ha chiuso la porta della camera col lucchetto, mi ha sbattuta sul letto e ha provato a strangolarmi mettendomi tutte e due le mani sul collo. Poi, quando sono venuti a levarmelo di dosso, ha continuato a tenermi ferma con una mano, mentre con l’altra mi prendeva a pugni”. 

E’ la drammatica testimonianza della fidanzata italiana 23enne del dominicano arrestato lo scorso 4 agosto dalla polizia in via Lorenzo da Viterbo, vicino a piazza Crispi, dopo che, completamente ubriaco, aveva seminato il panico in un palazzo dove, in un appartamento al pianoterra, soggiornavano lui, la vittima, le due sorelle, una delle quali incinta e i rispettivi compagni. Per fermarlo, gli agenti hanno dovuto neutralizzarlo prima con tre bombolette di spray al peperoncino. 

“Mi ha soccorsa un automobilista in piazza Crispi mentre stavo scappando da lui che mi inseguiva armato di coltello”, ha raccontato. 

La comitiva aveva fatto rientro all’alba, dopo avere trascorso la nottata in discoteca. “All’alba sono passati a prendermi alla sala bingo dove lavoro. Quando siamo tornati a casa, voleva continuare a bere e io l’ho sgridato, Per cui mi ha chiuso in camera e aggredita”, ha detto la giovane, diventata nel frattempo la ex dell’imputato, il 24enne  Antonio Yunior Hiraldo Pantaleon, a Mammagialla da quasi sette mesi, difeso dall’avvocato Samuele De Santis.

Il processo in cui solo la ex si è costituita parte civile con l’avvocato Domenico Gorziglia è entrato nel vivo ieri davanti al giudice Silvia Mattei.

“Dopo essere scappata buttandomi dalla finestra, sono corsa verso il semaforo di piazza Crispi, chiedendo a aiuto a un automobilista di passaggio, mentre lui mi inseguiva col coltello. Per fortuna un uomo che non avevo mai visto prima e che non so chi sia mi ha fatto salire in macchina appena in tempo. Lui ha provato ad attaccarsi alla portiera, ma non ce l’ha fatta. Il soccorritore ha fatto per portarmi in questura, quando ho visto arrivare una macchina della volante e allora sono scesa. Non so chi sia quel signore, ma mi ha salvata”, ha raccontato la giovane. 

Non lo ha perdonato la 23enne. Lo hanno invece perdonato le sorelle, una delle quali ferita a una mano con un coltello da pane, e uno dei cognati, che in aula hanno ridimensionato l’episodio, attribuendo allo stato d’ebrezza generale l’accaduto e la ricostruzione fatta subito dopo in questura.

Il cognato, secondo i primi accertamenti, sarebbe stato preso a morsi mentre cercava di staccargli le mani dal collo della vittima. “Mi sono ferita io alla mano, perché cercavo di togliergli il coltello. Ma lui lo sventolava verso di noi solo perché era solo e noi tanti, per cui era spaventato”, ha detto invece la sorella, addossandosi la responsabilità del ferimento. 

Solo la 23enne ha spiegato come l’imputato, con cui ha convissuto due anni e mezzo,  negli ultimi tempi si fosse fatto più aggressivo. “Colpa dell’abuso di alcol, altrimenti sarebbe buono. Ma quando beve perde il controllo e alza le mani. E’ successo 4-5 volte  e due volte sono finita in ospedale. La prima circa un anno fa e poi il 4 agosto”, ha spiegato la giovane, costretta a assieme al cognato e a una delle sorelle a darsi alla fuga buttandosi dalla finestra, mentre l’imputato li inseguiva brandendo un coltello da pane che aveva afferrato in cucina. 

In carcere sostiene colloqui con la psicologa, ma non può essere sottoposto a trattamenti contro l’alcolismo, perché sono previsti solo per i tossicodipendenti. Motivo per cui il difensore De Santis al termine dell’udienza ha presentato istanza di riforma della misura per i domiciliari a casa del nonno a Sorano, in provincia di Grosseto, col permesso di uscire per recarsi al Serd della Asl per le terapie.

L’aula 5 del tribunale di Viterbo, per l’occasione, era affollata i parenti che, seduti in prima fila, tutti insieme hanno risposto al giudice di essere ben felici di accoglierlo in casa perché possa curarsi. La dottoressa Mattei si è riservata, rinviando intanto il processo al prossimo 25 marzo, quando saranno sentiti altri testimoni. 

Silvana Cortignani


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29 febbraio, 2020

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