Viterbo – (sil.co.) – Vittime di stalking per avere stroncato sul nascere la relazione tra la figlia 16enne e un ragazzo di undici anni più grande.
Sono una coppia di genitori viterbesi, parti civili con la giovane (oggi ventenne) al processo in cui l’uomo (un 31enne anche lui del capoluogo) è imputato di stalking assieme alla madre e alla sorella. Queste ultime accusate anche di lesioni personali aggravate per avere aggredito in parrocchia la madre della ragazza.
Ieri davanti al giudice Elisabetta Massini la prima udienza del processo, che si è aperto con la testimonianza dell’allora minorenne e della madre.
Quando, tra la fine del 2016 e i primi mesi del 2017, padre e madre hanno scoperto la “tresca”, impedendo alla figlia minorenne di proseguire la frequentazione, l’imputato e le due donne non avrebbero gradito, scagliandosi per mesi contro l’intero nucleo familiare. Fino a quando a marzo di tre anni fa, figlia e genitori nel giro di pochi giorni non hanno sporto due denunce.
“Puttana, troia, zoccola, ti ammazzo”, sarebbero state le frasi rivolte alla madre. “Infame, bastardo, ti ammazzo”, al padre.
Ad avere la peggio la madre della ragazzina, che oltre ad essere ingiuriata e minacciata, è stata anche presa per i capelli, e poi a schiaffi e pugni, nella sala d’attesa di una delle più popolose parrocchie del capoluogo dalle aspiranti suocera e cognata della figlia.
“Picchiata mentre aspettavo il parroco per chiedere aiuto”
“Stavo aspettando il sacerdote per chiedergli aiuto, quando sono piombate la madre e la sorella e mi hanno riempito di botte, continuando anche davanti ai poliziotti, intervenuti con tre pattuglie. Sono venuti anche mio marito e l’imputato, allontanato dagli agenti, mentre faceva il gesto del ‘ti taglio la gola’ a mio marito”, ha raccontato la donna, dimessa dal pronto soccorso di Belcolle con una prognosi di due giorni.
“L’imputato voleva a tutti i costi mia figlia, ci vedeva come un ostacolo”, ha sottolineato.
“Ho vietato a mia figlia di vederlo ed è iniziato l’incubo”
“All’improvviso nostra figlia di 16 anni era diventata strana, nervosa, non ci diceva dove andava. Allora con mio marito l’abbiamo seguita e abbiamo scoperto che andava a casa dell’imputato, scoprendo chi era, quanti anni aveva e che stava ai domiciliari”, ha spiegato la madre della ragazza.
“Ho vietato a mia figlia di vederlo e le ho cambiato il numero di cellulare. Da quel momento è iniziato un anno da incubo. Lei non poteva uscire più da sola, evitavamo le feste in città per evitare le loro provocazioni, lui veniva sotto casa e anche sotto scuola di nostra figlia. E questo nonostante le denunce per stalking”, ha proseguito la madre, assistita dall’avvocato Maria Maurizi dello studio legale Massatani come il resto della famiglia.
“Vado a cercare tuo padre e lo scoppio”
Per il difensore Franco Taurchini, che ha mostrato in aula una serie di screenshot di messaggi WhatsApp, la relazione sarebbe proseguita anche dopo le denunce della primavera 2017. La ragazza ha negato che ci sia mai stata una relazione, disconoscendo anche i messaggi: “Impossibile che glieli abbia mandati io, ero senza telefono, perché me lo avevano tolto”, ha detto sotto giuramento.
“Lui mi spaventava dicendomi ‘ sei mia e di nessun altro’, ma tra noi c’era solo una frequentazione, non ero la sua ragazza. Quando i miei hanno detto no, piano piano mi sono allontanata. Lui vedeva mio padre come un ostacolo. Mi diceva: “Vado a cercare tuo padre e lo scoppio”. Poi passava sotto casa e gli urlava ‘infame, bastardo’. Nei suoi confronti era provocatorio e minaccioso: “Se ti prendo, ti ammazzo’. Una volta l’imputato ha chiamato mia madre col numero anonimo: sotto si sentiva la sorella che la minacciava ‘ti strappo i capelli’, mentre io ascoltavo tutto col viva voce”, ha raccontato tra le lacrime la ventenne, ricostruendo i fatti per cui si è recata coi genitori presso la squadra mobile a sporgere denuncia.
Il processo riprenderà il 27 aprile con la testimonianza del padre della ventenne.
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