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Tribunale - In tre sono imputati di stalking e lesioni aggravate - Parti civili l'ex fidanzata diciassettenne e i genitori - Furibonda lite in chiesa tra le "suocere"

Si innamora di una minorenne, trentenne alla sbarra con madre e sorella

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Il magistrato Elisabetta Massini

Il giudice Elisabetta Massini

L'avvocato Franco Taurchini

L’avvocato Franco Taurchini

Viterbo – (sil.co.) – Dell’89 lui, del 2000 lei. Troppi undici anni di differenza secondo i genitori di Giulietta (nome di fantasia), che era ancora minorenne quando, nel 2017, l’amore contrastato nei confronti del 28enne è sfociato in una denuncia da parte della madre.

La relazione sentimentale tra i due è finita con l’allontanamento di Romeo (anche qui, nome di fantasia), nonostante la coppia per un periodo avrebbe continuato a inviarsi messaggi e vedersi di nascosto.

Ma per il giovane, oggi trentenne, non sono finiti i guai giudiziari. Assieme alla madre e alla sorella, infatti, è stato rinviato a giudizio per stalking e lesioni aggravate dal gup Francesco Rigato. Il processo si è aperto ieri davanti al giudice Elisabetta Massini, con la rituale ammissione delle prove e la conferma della costituzione di parte civile della ex e degli ex “suoceri”.

Tra imputati, tre presunte vittime. Il trentenne e le congiunte sono difesi dall’avvocato Franco Taurchini. I primi testimoni saranno sentiti il 3 febbraio, poi si tornerà in aula il 27 aprile e il 4 maggio.

Il 13 marzo 2017, le mancate suocere se le sarebbero cantate di santa ragione in chiesa. Sarebbe successo in una parrocchia del capoluogo, dove la madre e la sorella di lui avrebbero aggredito la madre di lei. “T’ammazzo, hai denunciato mio fratello e io ti levo di mezzo, puttana, troia, zoccola, non finisce qui”, avrebbe detto la più giovane, mentre entrambe l’avrebbero presa per i capelli, poi colpita a calci e pugni. Bilancio, due giorni di prognosi secondo i sanitari del pronto soccorso di Belcolle. 

Il padre della giovane, vittima anchìegli, sarebbe stato minacciato di morte dall’aspirante genero. “Bastardo, infame, ti taglio la gola, quanno vanno via i poliziotti t’ammazzo, vengo sotto casa e t’ammazzo, fijo de na puttana, fijo de na mignotta”, avrebbe detto il trentenne al telefono. Dal vivo, invece, in un’altra occasione, avrebbe alzatola testa, facendogli cenno, con la mano destra, di tagliargli la gola. 

Nonostante l’interruzione dell’intreccio amoroso, che sarebbe stata imposta dai familiari della diciassettenne, secondo il difensore la coppia avrebbe continuato a scambiarsi messaggini di nascosto. “Era l’unico modo per restare in contatto, la ragazza rispondeva a sua volta, erano innamorati”, ha sempre sostenuto il legale. 

– Troppo vecchio per la figlia, la “suocera” lo denuncia


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10 settembre, 2019

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