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Coronavirus - La sartoria del carcere di Viterbo riconvertita per cucire i dispositivi insieme a quelle di Rebibbia femminile, Vasto e Sulmona - Lo annuncia Costantino (Cisl Fns) che però lancia l'allarme sulla scarsità dei dpi per gli operatori

“Anche a Mammagialla si produrranno mascherine, ma non bastano per tutti…”

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Il carcere di Mammagialla

Il carcere di Mammagialla

Viterbo – Riceviamo e pubblichiamo – Con molto piacere apprendiamo dalla pagina facebook del dipartimento amministrazione penitenziaria che da oggi parte la produzione di mascherine in tessuto non tessuto negli istituti, anche, nel provveditorato regionale amministrazione penitenziaria del Lazio-Abruzzo-Molise e specificatamente nelle sartorie Viterbo, Rebibbia femminile oltre che di Vasto e Sulmona, che al loro interno hanno un laboratorio sartoriale riconvertito per la fabbricazione di questi dispositivi, previsto dall’ultimo decreto legge, previo invio di un’autocertificazione all’istituto superiore di sanità.

Ma purtroppo dobbiamo segnalare come in vari sedi tali mascherine chirurgiche, arrivate in questi giorni, non bastano per tutti, non sono consegnate agli altri operatori che comunque in carcere ci lavorano, e tantomeno mai arrivate negli uffici locali di esecuzione penale esterna della regione.

Mascherine che scarseggiano anche nell’istituto minorile di Roma – Ipm Casal del Marmo – dove però è stata attivata una tensostruttura per pre-triage e sorveglianza generale.

Massimo Costantino
Segretario generale aggiunto Cisl Fns


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23 marzo, 2020

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