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Coronavirus - Roma - La richiesta di Anna Rita Amato e Antonino Gentile del direttivo Uls Roma e Lazio

“Covid-19, bisogna proteggere maggiormente gli operatori sanitari”

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Allerta Coronavirus

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Roma – Riceviamo e pubblichiamo – Non riusciamo a comprendere il motivo per cui esistano discrasie tra le misure di protezione adottate a livello nazionale dal ministero della Salute per l’utilizzo dei Dpi degli operatori sanitari e quelle applicate nella regione Lazio” dichiarano Anna Rita Amato e Antonino Gentile del direttivo Uls – Unione lavoratori sanità Roma e Lazio.

Infatti le indicazioni emanate dal ministero della Salute e ribadite nella circolare 0005443 del 22 febbraio riguardo all’ utilizzo dei Dpi per il contatto con un caso sospetto/confermato di Covid-19 contrastano con quelle della regione Lazio che prevede solo l’uso della mascherina chirurgica al posto delle maschere Ffp2 e Ffp3.

Quanto raccomandato a livello regionale nel documento dell’11 marzo “Raccomandazioni per la prevenzione o limitazione della diffusione del Sars-CoV-2 e della patologia correlata (Covid-19)” limita incredibilmente alla semplice mascherina chirurgica il livello di precauzione aerea da Droplet per tutte le procedure da contatto con Covid-19 tranne che per quelle che generano aerosol (broncoscopia, intubazione e manovre rianimatorie) in cui è possibile per l’operatore sanitario proteggersi con un filtrante facciale Ffp2.

“Diversamente – continuano dal direttivo Uls – si è previsto a livello nazionale grazie al ministero della Salute che ha stabilito ‘Il personale sanitario in contatto con un caso sospetto o confermato di Covid-19 deve indossare DPI adeguati, consistenti in filtranti respiratori FFP2 (utilizzare sempre FFP3 per le procedure che generano aerosol), protezione facciale, camice impermeabile a maniche lunghe, guanti’.

Purtroppo i limiti attuali di risorse e di personale nella sanità laziale non consentono il lusso di far ammalare chi sta in trincea. In assessorato alla Salute andrebbe imposta una seria riflessione sulla ratio per cui in un momento così delicato nella lotta per il contenimento del contagio si emanano direttive che diminuiscono il setting di protezione.

Non riteniamo accettabile che la regione Lazio, nonostante le raccomandazioni nazionali prevedano un livello alto di precauzioni, adotti un documento che va in una direzione pericolosa e non adeguata a salvaguardare completamente la salute di infermieri, medici, Oss impegnati a contenere il diffondersi dell’infezione nelle strutture sanitarie e nei pronti soccorso.

Riteniamo che sia più logica un’omogeneità di elevate misure precauzionali da applicare in tutte le strutture sanitarie di Roma e Lazio per scongiurare che chi dovrebbe curare e assistere rischi a sua volta di rimanere contagiato”.

Direttivo Uls Roma e Lazio


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13 marzo, 2020

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