Viterbo – Riceviamo e pubblichiamo una lettera al presidente del consiglio dei ministri Giuseppe Conte – Apparentemente nulla di importante, in questo momento di grande difficolta per l’Italia e per il mondo intero.
Ci si chiede però per quale motivo nei vari decreti scritti ed elaborati in tempo di record – con plauso sincero di chi scrive – non si sia fatto cenno alcuno ai bambini che, chiusi nelle quattro mura domestiche, non vedono la luce del sole se non attraverso le ringhiere dei balconi.
Abbiamo appreso da alcuni articoli di giornali che in alcuni supermercati è vietata la vendita di colori poiché non sono beni di prima necessità: per i bambini sono il pane. Altro che prima necessità.
Essi bimbi, in particolare i più piccoli, quelli che hanno appena un anno d’età o che arrivano ai due/tre anni, sono troppo piccoli per “giocare” e “fare” qualcosa di organizzato e strutturato e troppo grandi per stare seduti immobili sul seggiolone imbambolati davanti alla tv senza capire che qualcosa è cambiato.
Ora, la domanda sorge spontanea: possibile che si possa scendere in strada, sul marciapiede, nel giardinetto condominiale, a qualche centinaio di metri dalla propria abitazione per permettere al proprio cane di fare i bisognini – per altro abbiamo anche quello – e non si possa portare il proprio figlio di un anno, sul passeggino, a fare una breve (brevissima) passeggiata all’aria aperta, sempre in prossimità della propria abitazione?
Sì. Si sa. In Italia ognuno interpreta le leggi a modo proprio, a volte troppo personale, anzi personalistico. Per cui subito si ingenererebbe quel maledetto modo di fare italico secondo il quale tutti scenderebbero in strada con frotte di bambini al seguito.
O perlomeno questa è la paura che un po’ tutti avremmo pensando ad uno scenario come quello sopra sollecitato, perché è tipico degli italiani trovare escamotage e strategie per raggirare il sistema. Anche se in tutta onestà, in una situazione come quella che stiamo vivendo, non crediamo che in tanti si comporterebbero in modo scorretto o addirittura pericoloso.
Ma si possono predisporre controlli cosi come per i possessori di quadrupedi pelosi.
Si possono sanzionare persone che si fermano in gruppo con altri genitori.
Si può prevedere un tempo limite.
Polizia, carabinieri, guardia di finanza, polizia municipale, protezione civile, esercito – che già svolgono un lavoro egregio – potrebbero controllare, a distanza di sicurezza, questo “traffico”.
Sa presidente, nel nostro Paese si è ingenerato, in questi terribili infausti giorni, un meccanismo a dir poco “grottesco” – “surreale” no, è un aggettivo troppo abusato. Il meccanismo per cui le persone anziane, che vanno tutelate e difese dal possibile contagio, se ne vanno in giro a far la spesa o dal tabaccaio o a trovar l’amico, noncuranti del rischio che si corre. Inutile sottolineare che siamo lontani dal voler fare una generalizzazione che colpisca anche quelle persone anziane o in difficoltà che invece sono a casa da giorni.
A loro disposizione – degli anziani – sono stati attivati vari servizi come ad esempio quello della spesa a domicilio, ma spesso, troppo spesso, non utilizzati dai suddetti. Proprio loro che per natura ed esperienza hanno molti più strumenti di noi, che hanno “ visto la guerra” e che ne hanno fatto spada per fare paternali ai giovani che danno sempre tutto per scontato.
No, questo ultimo pensiero non vuole assolutamente essere un attacco e non vuole innescare alcuna polemica, solo sottolineare come alcuni pur avendo tutte le protezioni del caso – nei limiti del possibile, è ovvio – non si attengano scrupolosamente alle regole.
Ma torniamo ai bambini. Fino a un mese fa erano troppo stimolati, non conoscevano la noia – grande maestra – e questo era sicuramente un “modello educativo” assai fallimentare, ma ora che stanno vivendo le distanze dagli affetti dei nonni, degli zii, delle maestre o dei compagni di scuola, chiediamo per loro solo una passeggiata. All’aria aperta. Per vedere il prato, gli uccellini o qualche piccola lucertola che timidamente fa capolino. Questa sarebbe l’unica finestra di normalità che loro avrebbero. L’unico pezzettino di quella normalità tanto auspicata quanto lontana.
Lo sappiamo – come detto già sopra – che questo rischierebbe di essere interpretato come “uscite e andate dove volete in gruppo”, per cui occorrerebbe pensare ad un’attenta strategia di contenimento e controllo.
E’ altrettanto ovvio che ognuno di noi deve prendersi il proprio pezzetto di responsabilità ed usare il buon senso – e quello nessun governatore può diffonderlo – perché si sa che la libertà è assai difficile da gestire e da trovare – e in questo momento più che mai possiamo affermarlo.
Caro presidente, sicuramente non le arriverà mai questa lettera , ma vogliamo scriverla per ridare ai bambini lo spazio che meritano in un momento così difficile e delicato.
Noi non perdiamo la speranza di accendere la tv e sentirla parlare per diffondere il suo prossimo decreto e sentirle pronunciare la parola “bambini”.
Con stima e gratitudine per ciò che sta facendo.
Sara e Paolo (una mamma e un papà)
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