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Lettere - Arlena di Castro - Scrive Pietro Angelone: "La riflessione di un nonno ai tempi del Coronavirus"

“La speranza dei colori dell’arcobaleno ci dia forza contro la monocromia della morte”

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Uno striscione con la scritta "Andrà tutto bene"

Uno striscione con la scritta “Andrà tutto bene”

Arlena di Castro – Riceviamo e pubblichiamo – Tra le milioni di parole e immagini riguardanti la pandemia, sono rimasto motivato da due aspetti e situazioni in contrapposizione: i drappi alle finestre con l’arcobaleno, infantilmente disegnato insieme allo scritto “Ce la faremo” e la fila dei camion militari a Bergamo per la ricerca dell’ultima destinazione per le vittime della malattia. Ieri i carri manzoniani dei monatti, oggi le macchine a motore. Cambiano i mezzi ma non la sostanza del problema.

Quindi speranza e dolore, policromia del vivere e monocromia del morire. Non possiamo esorcizzare questa dicotomia.

Accenno sinteticamente al concetto latino di Speranza, ultima dea, ripreso dal pensare dei Greci, e mi piace soffermarmi sull’espressione francese “On vive que avec l’espoir” (“non si vive se non con la speranza”) o “L’espoir fait vivre” (“la speranza fa vivere”).

Da quando l’uomo è diventato soggetto pensante, questo binomio è diventato la sostanza dell’esistere e alla fine del percorso, metaforicamente un tunnel, ognuno spera di vedere la luce, ma si può soltanto affermare razionalmente che di speranza si tratta e quella luce non può essere affidata che alla fede.

La nostra umana soggettività è testimone per gli altri, ma principalmente per noi stessi. Sono nato nudo, poi ho iniziato a vedere, a pensare e agire. Dovrò ritornare nudo e non vedrò, non penserò e non agirò. L’ultimo vestito è dignità esteriore per chi non è più, ma può capitare di non avere nemmeno quest’ultima consolazione.

Può venirci in aiuto il concetto foscoliano del morire, cioè accettarlo come nostro naturale destino. Quest’accettazione non giustifica il nostro vivere passivamente perché dobbiamo indirizzare la nostra storia verso un’intrinseca evoluzione. In questo senso la memoria, cioè il ricordo, è elemento di riscatto contro l’oblio e il nulla. “Ahi sugli estinti non sorge fiore, ove non sia d’umane lodi onorato e pianto” (Dei Sepolcri), perché “anche la speme, ultima dea fugge i sepolcri”.

Purtroppo può anche accadere, come sta accadendo, che fisicamente non possa esserci la vicinanza del pianto consolatorio, ultima manifestazione d’affetto e di pietà.

Non ci rimane che credere nella speranza della policromia e dello scritto augurale su quei drappi, citati all’inizio di questa mia riflessione, ed estenderla agli altri. Coltivarla serenamente è nostro compito e necessità, specialmente consapevoli che quei colori appartengono ai nostri figli e ai nostri nipoti, che con l’aiuto dei genitori e di noi nonni hanno voluto colorare il loro avvenire.

Pietro Angelone


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23 marzo, 2020

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