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Viterbo - Coronavirus - La controreplica alla direttrice generale della Asl da parte di Egidio Gubbiotto (Confael), che insiste sulla carenza di dispositivi di protezione all'ospedale

“Mancano mascherine, lavandini, disinfettanti”

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Viterbo - Egidio Gubbiotto

Egidio Gubbiotto

Viterbo – Riceviamo e pubblichiamo una nota del sindacalista Gubbiotto, che da anni si occupa di sanità. Nota che rendiamo pubblica per dovere di cronaca. Consapevoli che le dichiarazioni di Gubbiotto vanno prese come sue affermazioni e non come dati di fatto accertati. Invitiamo inoltre chiunque venga a conoscenza di potenziali abusi a segnalarli a chi di dovere, oltre che ai giornali.


– Illustrissima dottoressa Daniela Donetti, direttore generale dell’azienda Usl di Viterbo, apprendo il coraggio della sua smentita che di certo non coincide con i dati Inps, sull’isolamento cautelativo.

Ma non voglio dilungarmi su questo, poiché  il mio obbiettivo è quello di tutelare la salute  dei dipendenti dell’azienda diretta dalla signoria vostra e, naturalmente, tutti i cittadini, in special modo gli anziani pensionati e, magari, con patologie pregresse.

Se si “infettano” gli operatori sanitari, la conseguenza è gravissima, in quanto sono proprio coloro che vengono a diretto contatto assistenziale con gli utenti. Ebbene, il mio comunicato stampa ha provocato la ricezione di moltissime telefonate inerenti tutto ciò che viene considerato anomalia, derivante anche da una carente informazione e carenza di dpi (dispositivi di protezione individuale), contrastante con quanto affermato dai vertici aziendali.

Iniziamo a chiedere cosa ha fatto il servizio di prevenzione e protezione in merito al rischio biologico e ai presidi da fornire e utilizzare dagli operatori sanitari.

Ci sono dipendenti (che sono in costante contatto assistenziale con utenti), portatori di patologie cardiocircolatorie, quindi con elevato rischio di compromissione della propria vita. Il medico competente si è preoccupato di segnalare al datore di lavoro la criticità e fragilità della loro salute, che, a nostro parere, necessiterebbe di allontanamento obbligatorio? Non ci risulta, anzi, ci risulta che a tali dipendenti sono stati negati i dpi, chiusi a chiave da qualche coordinatore. E se qualche operatore protesta, viene minacciato di deferimento e provvedimenti disciplinari. Al panico si aggiunge il terrore.

Esistono reparti privi di qualsivoglia tipo di mascherine, non solo le FFP2 e FFP3, ma anche quelle chirurgiche.
Sostengono e sostenete di lavarsi spesso le mani. Ma la signoria vostra è a conoscenza che molti ambulatori sono privi di lavandino? Come disinfettarsi le mani, ma non si trova il disinfettante. Camici monouso e calzari sono introvabili.
Mi fermo qui, illustrissimo direttore generale, o preferisce che continui il lungo viaggio tra i meandri dell’inefficienza e inefficacia?

Prima di concludere mi corre il dovere e l’obbligo di manifestare il mio orgoglio, come sindacalista e come ex infermiere, nei confronti di  tutti gli operatori sanitari che, non solo oggi ma sempre stanno “in trincea” nonostante gli enormi sacrifici richiesti e spesso non riconosciuti adeguatamente.

Egidio Gubbiotto
Segretario nazionale Confael


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8 marzo, 2020

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