Condividi: Queste icone linkano i siti di social bookmarking sui quali i lettori possono condividere e trovare nuove pagine web.
    • Facebook
    • Twitter
    • LinkedIn
    • Google Bookmarks
    • Webnews
    • YahooMyWeb
    • MySpace
  • Stampa Articolo
  • Email This Post

L'opinione del sociologo

Oggi ci sono cellulari per tutti ma non macchinari sufficienti per la respirazione assistita

di Francesco Mattioli
Condividi la notizia:

Francesco Mattioli

Francesco Mattioli

Viterbo – Il mondo dei consumi e dello sciupìo vistoso; il mondo delle ipertecnologie e della robotica; il mondo superconnesso; il mondo che guarda alla Luna e a Marte; il mondo del tempo libero; il mondo dello spettacolo; il mondo dei raduni oceanici, veri allo stadio, virtuali alla tv; il mondo della finanza e quello delle spese militari; il mondo dei turismi e dei viaggi; il mondo delle libertà personali di dire e di fare; il mondo della scienza che conosce, inventa, progredisce e fornisce nuove verità; il mondo in cui l’uomo vuol farsi demiurgo di sé; il mondo che è convinto di poter controllare il degrado ambientale e di invertire la rotta dei cambiamenti climatici, che solo si giunga ad un accordo.

Tutti questi mondi si arrendono di fronte all’immensamente piccolo di un virus invisibile e bastardo, che si diffonde senza esibirsi e ti aggredisce senza poter essere adeguatamente contrastato.

L’unica riposta è l’isolamento, cioè la fuga. La scienza, mentre combatte disperatamente il nemico, senza armi adeguate, senza conoscerlo veramente, la scienza che non sa dire come è nato, perché si è diffuso in alcune aree piuttosto che in altre, che non sa come curarlo, che non sa quando finirà di imperversare, questa scienza ci dice: fuggite.

Un “si salvi chi può” mentre la nave affonda inesorabilmente nella tanto temuta pandemia. Che cosa è veramente cambiato negli ultimi cinquecento anni? Allora, si fuggiva la peste bruciando corpi, abiti, suppellettili, si pregava, si discettava di forma e sostanza, si attendeva impotenti che il morbo si estinguesse, ci si isolava, magari narrandosi a vicenda boccaccesche novelle. E ora?

Che figura di merda, signori, per il mondo “avanzato”… Beninteso, un mondo che si sentiva avanzato nonostante milioni di persone morissero di fame, di malattie, di guerre insensate, di violenze; nonostante il cieco sfruttamento delle risorse ambientali; nonostante i continui sfregi alla libertà, alla democrazia, alla dignità dell’individuo.

Che figura di merda, signori, dover sfruttare l’abnegazione di poche formiche – sanitari, volontari, tutori dell’ordine, formatori, ricercatori, operai – per mantenere i livelli di “qualità della vita” di molte cicale; che figura di merda impegnarsi continuamente nella difesa quasi egoista dei propri diritti, o più spesso dei propri privilegi, senza capire che altrettanto occorre fare per i propri doveri.

Ma anche, che figura di merda per quegli sciacalli, per quegli avvoltoi che attendono con soddisfazione che sanguinino le ferite di un sistema industriale tanto contraddittorio, vagheggiando magari una società contadina dove la gente moriva come mosche per un raffreddore o una gravidanza, solo perché viveva in un tragica sintonia con la natura. Mentre costoro sotto sotto scuotono la testa ammiccando fra loro, c’è gente che si impegna con le invenzioni, gli strumenti, le risposte elaborate dall’Uomo per contrastare il pericolo e il male.

Perché è vero, abbiamo scoperto che viviamo in una società beffarda, capace di abbattere un gigante ma inadeguata a contrastare un nano; è vero che d’ora in avanti il mondo non sarà più lo stesso, e ha subìto una tremenda lezione di immenso valore non solo materiale ma probabilmente soprattutto morale; è vero che scopriremo un medicinale in grado di sconfiggere il virus quando sarà ormai troppo tardi: ma se qualcosa l’Uomo è in grado di fare su questa Terra è proprio per il suo spirito prometeico, che lo porta comunque a guardare avanti, a volere, a scegliere, a impegnarsi per migliorare, pretendere di più, realizzarsi in tutte le sue possibilità, materiali e spirituali.

Sono doti, queste, non impedimenti o lati oscuri dell’umanità.

E’ utile che talvolta, o forse periodicamente, l’uomo venga sferzato, quando allunga le sue voglie oltre le proprie possibilità, o quando prende una strada sbagliata; che sia la natura, il caso o un dio a sferzarlo, poco cambia. Ma è altresì vero che è solo nella sua ragione che l’uomo può trovare la giustezza delle risposte ai propri bisogni, alle proprie contraddizioni e alle proprie difficoltà.
Ci sarà un dopo-coronavirus e probabilmente – o solo forse? – sarà un mondo diverso.

Certi segnali sembrano inquietanti. Quelli che provengono dagli Stati Uniti, con la corsa dei cittadini ad armarsi – come se ancora ce ne fosse bisogno – sta a dire che, al di là delle facili citazioni di una filmografia catastrofista, potrebbero aprirsi scenari futuri di straordinario ordine pubblico.

D’altronde la rivolta nelle carceri italiane non è un buon segno, ci sono anche carceri virtuali, nell’underground metropolitano, che potrebbero improvvisamente ribollire…

In ogni caso, sarà necessario un modo diverso di governare e di amministrare. Avremo una vita quotidiana diversa, un criterio diverso di porre in graduatoria i nostri bisogni e le nostre priorità. Avremo un diverso e forse migliore senso della solidarietà, della dignità personale, di una interdipendenza che non ammette egotismi ed egoismi.

Sarà necessario ripensare i concetti di ordine e controllo sociale, di responsabilizzazione, di igiene e di sanità pubblica e privata, di uso e di consumo delle risorse, di economia e finanza globale, di difesa del territorio, di condivisione dei rischi, di organizzazione stessa dei servizi all’individuo e alla collettività.

Non c’è dubbio: questi tempi stanno dando una spallata alle ideologie e a certe false regole auree di taluni meccanismi economico-finanziari, a tutto favore di una razionalità condivisa finalizzata a dare risposte univoche di interesse collettivo; ma una razionalità che non può che guardare alla scienza, alle sue risposte e persino alle sue intrinseche debolezze.

Solo una scienza sottratta ai disegni degli speculatori e alle pruderie dei militari, ma allo stesso tempo libera da certi deliri di onnipotenza e consapevole di avere essa stessa dei limiti e di doversi misurare con le esigenze sociali e culturali della collettività, può offrire soluzioni ai problemi futuri, che saranno sempre più problemi di convivenza umana.

Oggi ci sono cellulari per tutti, ma non ci sono macchinari sufficienti per la respirazione assistita; tempo dovrà venire che un medico non debba più scegliere chi salvare e chi no, e che sia solo la natura o il destino a farlo, non le disponibilità sul mercato.

Francesco Mattioli


Condividi la notizia:
23 marzo, 2020

                               Copyright Tusciaweb srl - 01100 Viterbo - P.I. 01994200564PRIVACY POLICY

Test nuovo sito su aruba container https://www.tusciaweb.it/grazie-al-dottor-chegai-e-al-suo-reparto-di-radiologia-diagnostica/