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Coronavirus - Viterbo - Fuori le mura della città dei papi ai tempi del Covid-19 - FOTO

Ordinanze e decreti anticontagio, in periferia non c’è quasi nessuno

di Daniele Camilli
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Viterbo – Un’immagine. E poi una scritta sul muro, di qualche tempo fa. Quando ancora il Coronavirus non serpeggiava per le strade. Entrambe però rendono bene. Quel che sta accadendo, e la voglia di ricominciare.

Viterbo e la sua periferia. Ellera, Santa Barbara, la Pila, Villanova, Cappuccini, Murialdo, Carmine, Salamaro, Riello, Pilastro, Ponte dell’Elce. Un giro a tutto tondo. Per vedere ciò che succede. In vista della stretta di oggi. Perché, stando ad alcune fonti, oggi, oltre a piovere, come previsto, i controlli delle forze dell’ordine in città e in tutta la Tuscia verranno fatti a tappeto. 


Le periferie di Viterbo ai tempi del Covid-19

Le periferie di Viterbo ai tempi del Covid-19


L’immagine. Una coppia sulla cinquantina, che va a fare la spesa. Si tengono per mano. Il volto coperto dalle mascherine. Probabilmente non lo dovrebbe fare. Ma, probabilmente, è altrettanto vero quello che afferma lo scrittore indiano Tarun Tejpal. “Due cose ci salvano nella vita: amare e ridere. Se ne avete una va bene. Se le avete tutte e due siete invincibili”.


Le periferie di Viterbo ai tempi del Covid-19

Le periferie di Viterbo ai tempi del Covid-19


Il graffito sta invece a Santa Barbara. E’ di qualche anno fa, ma ci sta tutto. “Quanti ostacoli e sofferenze, poi sconforti e lacrime, per diventare noi, veramente noi, uniti, indivisibili, vicini”. Bella e, in questo momento così difficile, decisamente appropriata.


Le periferie di Viterbo ai tempi del Covid-19

Le periferie di Viterbo ai tempi del Covid-19


In giro le persone sono pochissime. L’ordinanza del sindaco Giovanni Arena, il lavoro del prefetto Giovanni Bruno e quello delle forze dell’ordine funziona. L’esercito, a guardar bene, almeno da queste parti, sembrerebbe proprio non servire.


Le periferie di Viterbo ai tempi del Covid-19

Le periferie di Viterbo ai tempi del Covid-19


Alcuni vanno a fare la spesa. Rigorosamente a distanza gli uni dagli altri. In fila, in attesa. Davanti ai supermercati o ai negozi di alimentari. Tra l’uno e l’altro il vuoto, che mano mano sta lentamente diventando anche esistenziale. E chissà, alla fine di tutto, cosa resterà di ognuno. Le parole dette, e i fine settimana insieme.


Le periferie di Viterbo ai tempi del Covid-19

Le periferie di Viterbo ai tempi del Covid-19


Altri vanno invece a portar fuori il cane. E vanno di fretta, da soli. Quasi fosse una canzone di Rino Gaetano. “Escluso il cane”, appunto. “Miscredenti e ortodossi – scrive infatti il cantautore -. Chi mi dice ti amo. Ma se togli il cane, non rimane che gente assurda con le loro facili soluzioni. Nei loro occhi c’è un cannone e un elisir di riflessione”.

C’è infine chi parla al citofono con i propri cari, per non perdere i contatti. Per evitare che le voci vengano portate solo dagli audio di whatsapp.


Le periferie di Viterbo ai tempi del Covid-19

Le periferie di Viterbo ai tempi del Covid-19


Capita inoltre, passando in macchina per le periferie della città dei papi, di incontrare cani che se ne vanno in giro da soli. Come pure i corvi, al Riello, appollaiati in cima ai pali della luce che nemmeno a colpi di clacson si riesce a cacciare.


Le periferie di Viterbo ai tempi del Covid-19

Le periferie di Viterbo ai tempi del Covid-19


La periferia è vuota. E lo si vede dalle macchine parcheggiate. A Ponte dell’Elce è un tappeto d’automobili. Vuol dire che la gente sta a casa. E si sente. Dai balconi e dalle finestre. Dove ogni tanto s’affaccia qualcuno. A stendere e ritirare i panni. Piegandoli poi con i figli, come si faceva un tempo. Chi prende il lenzuolo dall’orlo, chi dall’altra parte. Un paio di mosse, tre al massimo, ed è già pronto per essere infilato nel cassetto della biancheria. La dote di un tempo.


Le periferie di Viterbo ai tempi del Covid-19

Le periferie di Viterbo ai tempi del Covid-19


Qualcuno sta sul balcone, sbuccia i “facioletti”, per il pranzo o la cene. Oppure in vista d’oggi, che pare sia domenica. La prima di domenica di primavera, che anticipa una Pasqua dal sapore diverso. Fuori dai negozi aperti non ci sono uova, pizze e quant’altro richiami la colazione della risurrezione o il lunedì dell’Angelo quando si fanno le scampagnate in mezzo ai boschi e ai prati. “Aforismi perduti nel nulla”, per citare ancora Gaetano.


Le periferie di Viterbo ai tempi del Covid-19

Le periferie di Viterbo ai tempi del Covid-19


Dai balconi si vedono diverse bandiere. Il tricolore, che sventola solitario a indicare la direzione del vento. Ci sono poi i drappi con la scritta “Andrà tutto bene”. Uno si vede male. Si vede solo il verbo. “Andrà”. Futuro. Chissà come.


Le periferie di Viterbo ai tempi del Covid-19

Le periferie di Viterbo ai tempi del Covid-19


Camminando per le strade dei quartieri si sentono i genitori giocare con i figli in giardino. Al Carmine, una signora sta alla finestra. Saluta, sorride. Sul davanzale un gatto bianco e rosso. Sorride e saluta anche un altro ragazzo, pure lui in finestra, al Pilastro. 


La macchina per la sanificazione delle strade

La macchina per la sanificazione delle strade


In giro si vede pure il camioncino per la sanificazione delle strade. Lungo la Teverina. Davanti un operatore con la scopa che anticipa il collega che a sua volta scende dalla macchina e ti dice: “sto utilizzando il cloro”. Insomma, “te ne devi anna’!”. La risposta: “nun te preoccupa’, me ne sto anna’”. Viterbo, la sua periferia. Sabato pomeriggio. E domani è domenica. Un altro giorno. Probabilmente lo stesso di ieri.

Daniele Camilli


 Fotogallery: La periferia ai tempi del Covid-19 


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22 marzo, 2020

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