Piacenza – Cento bare accatastate al cimitero e un forno che ne può cremare 12 al giorno.
Un’immagine terribile, descritta dai quotidiani a inizio settimana e che disegna almeno in parte la dimensione della tragedia che ha colpito Piacenza.
La città emiliana è tra le più coinvolte così come la provincia che rappresenta: i dati diffusi ieri parlano di 1981 contagi totali, con un incremento di 96 rispetto a lunedì e 30 decessi nelle ultime 24 ore. Numeri altissimi che sempre lunedì hanno indotto il presidente della regione Stefano Bonaccini a firmare un’ordinanza ancor più restrittiva per arginare la diffusione del Coronavirus.
L’economia è bloccata e il calcio, di riflesso, resta in attesa di tempi migliori. “Adesso è l’ultimo dei problemi” racconta Alessandro Polidori, che a Piacenza ci vive da gennaio per via del trasferimento dal Siena durante la sessione di calciomercato invernale.
L’attaccante originario di Vejano ed ex Viterbese è rimasto in Emilia Romagna ma è in contatto costante con la Tuscia dove ha amici, parenti e una moglie in dolce attesa.
Maschio o femmina?
“E’ una bambina. Mia moglie è lontana, c’è un po’ di rammarico per questo ma siamo felici lo stesso. Purtroppo certe cose non dipendono da noi e dobbiamo accettarle. L’importante è che alla fine andrà tutto bene”.
Com’è la situazione a Piacenza?
“Surreale. Ci sono ambulanze sempre in giro e persone che muoiono ogni ora. Centro e sud hanno potuto effettuare un po’ di prevenzione mentre al nord le città non ne hanno avuto il tempo. Il virus è arrivato come un’onda”.
Come la stai vivendo?
“Male, non lo nascondo. Sono chiuso in casa da più di un mese e il tempo passa lento. E’ una battaglia, così come quelle che i medici e gli infermieri stanno combattendo negli ospedali. La loro è molto più grande e vanno ringraziati ogni giorno”.
Nella Tuscia i numeri sono più bassi.
“Fortunatamente sì. Vivo a Piacenza e un po’ esperienza, purtroppo, ce l’ho. Spero che la gente capisca che deve rimanere a casa, solo in questo modo il contagio si blocca. Anche nel viterbese qualche altro caso continuerà ad arrivare ma spero che sia isolato e che il problema resti contenuto. Ai famigliari e agli amici dico sempre la stessa cosa: uscite solo per fare la spesa”.
Che ricordi ti ha lasciato la passata stagione alla Viterbese?
“E’ stata emozionante soprattutto per quello che abbiamo raggiunto alla fine. Alzare la coppa Italia nella città dove sei cresciuto vale triplo. Una soddisfazione immensa. I tifosi ancora mi scrivono”.
Tornerai?
“Chissà. Mi piacerebbe. Sono stato bene, abbiamo portato a casa un trofeo nonostante la difficoltà di giocare una partita ogni tre giorni. Quella squadra era un grande gruppo. Con Calabro mi sento ancora e sono contento che sia tornato perché può dare quella grinta che serve per vincere”.
Il campionato in corso finirà?
“E’ ancora presto per dirlo. Purtroppo ci sono problemi molto più grandi e dare una data al calcio è impossibile. Spero che ricominci il prima possibile perché vorrà dire che avremo sconfitto il virus e potremo tornare alle nostre vite. Il calcio ci riunirà tutti e apprezzeremo anche le cose più semplici come un abbraccio o un’uscita con gli amici”.
I tifosi del Piacenza e della Viterbese sono molto legati. Il tuo augurio per loro?
“Innanzitutto di trascorrere questo periodo in salute. Poi di poterlo passare nel miglior modo possibile con i famigliari e le persone che reputano le migliori. Ovviamente stando a casa con la speranza di uscire il prima possibile. Il virus passerà e tutto sarà più bello ed emozionante. Tornare allo stadio sarà fantastico”.
Samuele Sansonetti
Copyright Tusciaweb srl - 01100 Viterbo - P.I. 01994200564PRIVACY POLICY