Viterbo – Aiuta nel domicilio coatto da coronavirus la saggezza antica dei proverbi, confermando che tutto passa. Certo, quando c’è la salute c’è tutto e il diavolo, che non è mai così brutto come lo si dipinge, fa le pentole ma non i coperchi. Quindi, finché c’è vita c’è speranza e, facendo buon viso a cattivo gioco, da cosa nascerà cosa. Poi riderà bene chi riderà ultimo.
Sicuramente non questa peste in provetta che non è nemmeno come quelle di una volta, quei disastri che te li aspettavi e trovavi subito chi te li aveva mandati. Quasi sempre un qualche dio come Giove o Apollo che se si arrabbiavano mandavano pestilenze sui soldati sotto le mura di Troia. O il Dio della Bibbia che per difendere i prediletti ebrei piagava per dieci volte gli egiziani, distruggeva città come Sodoma e Gomorra e, quando riteneva fosse l’ora, annunciava con fulmini e tuoni il diluvio universale. Così era chiaro a tutti che il mittente era lui.
Ma oggi non c’è più religione, signora mia e neanche uno straccio di predicatore a gridare che questo virus è frutto dei nostri peccati da espiare con l’acqua benedetta, le penitenze e un bell’altare votivo di ringraziamento come ce ne sono in molte chiese, quelli con la dedica: Pro lue, per la liberazione dall’epidemia.
Sto coronavirus forse è d’un altro ceppo se il papa s’è messo in malattia prima del suo arrivo e preti e vescovi hanno ordinato di svuotare le acquasantiere e dato per buone le aspersioni in streaming.
Ah, signora mia, governanti, medici e scienziati se lo devono trovare da soli sto maledetto a cui hanno pure dato un nome in più, Covid-19, per intercettarlo meglio. Qualche indizio, comunque, già ce l’hanno: provocherebbe respiro affannoso, veloce, sospiro ansante.
Sarà certamente una pista buona, a meno che non succeda quel che accadde, come racconta Roberto Gervaso, al nostro conterraneo grande poeta Vincenzo Cardarelli. A letto nella camera di un alberghetto, sentendo dalla stanza accanto sospiri affannosi e gemiti, pensò che fossero d’amore e si eccitò. Al mattino chiese notizie della coppia all’albergatrice la quale gli spiegò che si trattava di un signore solo e malato d’asma.
Cardarelli, però, non era scienziato ma solo poeta, per di più con “pervicace allergia alle abluzioni” e l’abitudine a indossare anche a Ferragosto cappotto, sciarpa e guanti per paura delle malattie.
La caccia al Covid 19, invece, la fanno gli esperti e, diceva Albert Bruce Sabin, che sconfisse il virus della poliomielite, “un ricercatore tenta cento volte”, le prova sempre tutte perché “se è vero che prima o poi tutti dobbiamo morire, meglio andarcene in maniera non troppo miserabile”.
Lui dovette pure ricorrere ai reni di 900 scimmie e 150 scimpanzè, ma trovò il vaccino. Stia perciò attento il coronavirus perché i suoi giorni son contati, l’uomo ne ha visti tanti come lui e pure peggio e sappia che chi la fa l’aspetti!
Renzo Trappolini
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