Viterbo – (g.f.) – “Con asporto e delivery non si coprono manco le spese giornaliere”. Non si ferma Paolo Bianchini, dopo l’ultima alzata delle saracinesche per protesta e la consegna simbolica delle chiavi al sindaco Arena con il Movimento imprese ospitalità.
Ieri su Rai 3, in collegamento proprio insieme a Giovanni Arena, dall’ufficio del primo cittadino è intervenuto alla trasmissione Fuori Tg.
“Per organizzare un ristorante cui si possa ordinare a pranzo o a cena occorre tempo e noi non abbiamo più tempo”.
Il servizio può funzionare ma non ovunque, spiega a chi sostiene che i locali si debbano reinventare.
“Bisogna mettersi nei panni dei ristoratori in piccole città – continua Bianchini – dove non c’è la cultura del chiamare per ordinare cibo da asporto.
Io ho un ristorante a Viterbo. Aprire per fare solo asporto e delivery significa non coprire manco le spese quotidiane.
Perché sto a Viterbo e non a Milano e non ho alle spalle magari una catena di otto locali”.
Il nodo adesso è un altro. “Non ho ancora sentito parlare di cassa integrazione ai dipendenti, occorrono soldi a fondo perduto per darci una mano. Non abbiamo chiuso per nostra scelta, ci ha chiuso il governo”.
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