Viterbo – Online una serie di video in cui viene ripresa la stampa di etichette alimentari contro la crisi economica da Coronavirus. Perché le aziende del settore alimentare sono quelle che continuano a lavorare.
Sono i video girati durante il lavoro in quarantena e diffusi tramite Facebook da Antonio Di Stefano e Andrea D’Isernia, 47 e 48 anni, titolari da un quarto di secolo di un centro stampa digitale nel cuore del centro storico di Viterbo, la A.D. Grafica di via Mazzini.
Scopo dei video è dare visibilità alla propria attività e far conoscere le imprese che anche con piccoli ordini danno un senso al loro lavoro, come un birrificio artigianale del capoluogo, un’azienda bio di Valentano o una cooperativa di olivicoltori di Vetralla.
Loro da anni sono specializzati in etichette alimentari e hanno come clienti i principali produttori della Tuscia.
Lo slogan di Antonio e Stefano, in questi giorni, è “io resto in laboratorio”. E per il dopo Coronavirus sognano un patto per far circolare in maniera virtuosa il denaro tramite Arcipelago Scec, di cui Di Stefano è il segretario nazionale.
Antonio Di Stefano, sbaglio o quest’anno festeggiate 25 anni di attività?
“Dobbiamo aspettare il 29 agosto, era il 1995 quando abbiamo iniziato. Certo, dobbiamo arrivarci. Ma io e Andrea ce la mettereno tutta per arrivarci in piedi, forse con qalche osso rotto, ma pronti a festeggiare a suon di panini con la porchetta e lasciarci alle spalle questo momento”.
Fate un orario ridotto come altre attività?
“No, siamo aperti dalle 8,30 alle 18, dal lunedì al sabato con orario continuato, contando di farlo sapere anche al di fuori della ‘comunità locale’ tramite social. Il laboratorio, grazie ai vecchi clienti e ai nuovi che magari ci hanno conosciuto su Facebook, continua a stampare etichette alimentari e questo ci consente di garantire un servizio continuativo anche a chi, come tanti anziani che vivono in centro, ad esempio, viene solo per una fotocopia da 6 centesimi, tipo l’autocertificazione o i moduli per rimandare il mutuo. Diciamo che in questo periodo sfortunato, siamo tra i più fortunati a poter continuare a operare nel nostro settore”.
Come se la stanno cavando gli anziani che vengono da voi in negozio?
“Sono loro che ci danno la forza di andare avanti e credere che ne usciremo. Gli anziani che ci fanno sentire utili spendendo pochi spicci, ma cui possiamo risolvere facilmente un problema quando li aiutiamo perché non sanno mandare messaggi WhatsApp, inviare una mail o non sanno dove sbattere la testa per rintracciare un modulo perché non usano Internet.E anche tutti quei residenti della zona che, senza entrare, ci salutano da fuori, nascosti dietro la mascherina, contenti di vederci aperti, quando tornano a casa dopo essere stati a fare la spesa da Fernando. Questa situazione, che ci obbliga a mantenere le distanze, incredibilmente ci sta facendo riscoprire il senso di appartenenza a una comunità. E questo è più importante di qualsiasi soldo”.
Avete problemi di tipo logistico a causa delle restrizioni?
“Non possiamo fare la consegna diretta degli ordinativi, ma per fortuna c’è chi lo fa per noi. Anzi, voglio ringraziare chi sia adopera nella consegna, dai corrieri Gls ai corrieri locali che ci danno il supporto logistico per comunicare con il resto del mondo. Resto del mondo che a volte è a poche centinaia di metri da qua. Tra il 1995 e il 2002 facevamo le consegne con una vecchia Fiat 500 gialla personalizzata”.
Si parla da giorni di un possibile ulteriore giro di vite alla serrata…
“Spero non vengano prese decisioni scellerate tipo chiudere attività come la nostra, che secondo me sono vitali per tenere vivo, nei limiti della normativa vigente, un quartiere come il nostro che è già un quartiere notoriamente in difficoltà dal punto di vista economico e sociale perché è sempre meno popolato. Aziende come la nostra hanno bisogno di poter continuare a lavorare, per sperare di farcela a uscire con le proprie forze da questo momento difficile. Con i video cerchiamo di fare rete con chi opera come noi sul territorio e come noi ha bisogno di sperare”.
Lei, Antonio, è anche il segretario nazionale di Arcipelago Scec, in cui Scec sta per “solidarietà che cammina”. Di che si tratta?
“Lo Scec è un buono sconto solidale, che può essere utilizzato solo nei piccoli negozi, escludendo grande distribuzione e franchising, il cui scopo è far circolare i soldi in modo virtuoso. Così facendo porta i clienti e i negozianti a fare rete e a creare una comunità resiliente in grado di opporsi ad una crisi economica che ormai dura da troppi anni. Quando sarà finita l’emergenza Coronavirus sarà necessario fare un patto in tal senso con la comunità locale e con il governo. A Viterbo attualmente la rete conta sui 500 clienti-soci iscritti e 110 attività, tra cui rivendite di prodotti tipici locali e ristoranti, ma anche liberi professionisti. Non costa nulla, viene elargito gratuitamente da Arcipelago Scec e, come tutti i meccanismi di sconto, aumenta il potere di acquisto dei clienti, che possono usufruire di uno sconto che va dal 10 al 30% in base alla capacità dei negozianti di accettarli, secondo le proprie possibilità reali di effettuare una riduzione di prezzo”.
Silvana Cortignani
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