Viterbo – “Siamo incazzati neri”. Va dritto al nocciolo del problema Leonardo Tosti, il presidente Lazio Nord di Ascom Confcommercio, che raggruppa imprese di Viterbo e Rieti.
“Abbiamo bisogno di indennizzi e contributi a fondo perduto. Per riaprire, servono subito indicazioni certe nonché risorse vere, misure di compensazione dei danni subiti in termini di crollo dei fatturati. Non solo prestiti”, dice, puntando il dito sui famosi e famigerati 25mila euro.
“Ci devono dire cosa fare perchè la gente possa venire al bar o fare shopping in sicurezza”. In attesa di avere date e indicazioni precise su come affrontare la Fase 2, aumentano i dubbi e le domande.
Dovranno essere sanificati ogni volta i camerini dei negozi? Come si dovrà fare coi capi d’abbiglimento provati e non comprati? Via libera ai tavolini lungo le vie e nelle piazze per agevolare gli avventori dei bar: ma se qualcuno avrà bisogno di fare un bisogno? Per ora non ci sono indicazioni sulla gestione dei bagni pubblici. Ma il vero mantra, anche tra i commercianti, resta: serve liquidità.
Ci spiega, presidente Tosti, perché i commercianti ce l’hanno tanto coi 25mila euro?
“Perché, in poche parole, è l’ennesima copertura per le banche. A me lo stato dà fino a 25mila euro, perfetto. Intanto sono al tasso del due per cento, perché alcune banche stanno chiedendo il due per cento, quindi non sono gratuiti, ma ci paghi le tasse sopra. Poi se tu avevi un fido di 50mila euro, allora la banca ti dà questo scoperto, però i 25mila euro se li mette dentro come garanzia per quei 50mila euro che ti aveva dato. Quindi, in poche parole, i rischi delle banche si abbassano ancora di più perché ci sta la garanzia dello stato.Non è che dice tu hai una esposizione di 100mila euro e poi hai altri 25mila euro. E’ vergognoso”.
Voi chiedete aiuti a fondo perduto…
“Certo, perché quello che ci è stato dato e ci è stato concesso è ridicolo, è solamente un aiuto alle banche. Con quei 25mila euro prima rientri con il fido, poi se ti avanza qualcosa te lo mettono a disposizione, quindi non significa altro che coprire i finanziamenti che sono stati fatti dalle banche con le garanzie dello stato. Capisce in che condizioni hanno messo le imprese? E’ giusto che sia stato chiuso perché prima di tutto c’è la salute, è la base fondamentale. Però poi non è che mi puoi venire a dire che mi dai 25mila euro a garanzia. I 400 milioni di euro che hanno messo a disposizione delle imprese non sono altro che un fondo che sta da una parte e che va a garanzia. Punto. E’ solo una garanzia”. “.
Nel frattempo si va verso la Fase 2 con le prime riaperture previste a maggio…
“A maggio forse, speriamo, non si sa come e poi non tutto. In sostanza se va bene ci saranno attività commerciali che saranno state chiuse per 2-3 mesi. Ma non finisce qui. Le faccio un esempio. Io oltre ad avere negozi di abbigliamento, ho anche un ristorante e un centro congressi. Per il centro congressi, si riparlerà di convegni, congressi o serate da ballo il 31 dicembre. Significa altri sei mesi-sette mesi. E i dipendenti? Consideri che nel mio caso il centro congressi è mio e non ci pago l’affitto. Ma ci pago le utenze e il personale, che adesso sta in cassa integrazione. Ebbene, dopo 9 settimane di cassa integrazione io il personale lo devo licenziare perché, se ne riparliamo il 31 dicembre, non posso pagare sei mesi di stipendi senza svolgere un’attività “.
Si conoscono le direttive per una ripresa in sicurezza?
“Intanto la riapertura potrebbe slittare all’11 maggio. Nel frattempo, anche se dovrebbe essere questione di ore, stiamo ancora brancolando nel buio. Ci sono delle direttive che poi cambiano. Stiamo aspettando. Sembrava che ci volessero 48 ore. Abbiamo avuto una riunione anche in Regione, le decisioni che verranno prese a livello governativo, poi potranno essere anche modificate dalle Regioni. Ad esempio il fatto di mettere sulle coste i pannelli in plexiglass, Zingaretti si è detto contrario. Anche se dovessero arrivare delle direttive nazionali, quei pannelli non si metteranno nella regione Lazio. Quindi sono tutte cose che cambiano giornalmente”.
Prima dell’emergenza Coronavirus, di questi tempi si pensava al cambio di guardaroba. Cosa troveremo quando potremo tornare a fare shopping nei negozi? Potremo ancora provare i vestiti nei camerini?
“Nel caso dell’abbigliamento è tutto ancora più complicato, se possibile. Perché non abbiamo delle direttive per quanto riguarda le sanificazioni che dovranno essere fatte nel momento della riapertura delle attività. Possiamo far misurare la merce? E poi, come deve essere sanificata questa merce? Parlavano di un vaporetto a 60 gradi, ma col vaporetto a 60 gradi ci sono dei capi che vengono danneggiati. Se tu su una camicetta ci passi il vapore a 60 gradi, viene danneggiata. Penso al cotone delle cuciture. Dovrebbe essere come minimo ristirata. Insomma costi ingenti. Quindi bisogna trovare dei tipi di sanificazione, che potrebbe essere l’ozono. Poi però, per comprare la macchina dell’ozono, i prezzi variano dai 700-800 euro a due-tremila euro, secondo i metri cubi che deve sanificare”.
La merce potrà ancora essere cambiata una volta uscita dal negozio?
“Dal punto di vista di noi commercianti la cosa migliore è che non si possano più fare i cambi, così Amazon non vende. Chi è che ordinerebbe più online un capo che non ha provato, non ha visto e poi se lo deve tenere per forza perché non si possono fare i cambi?”.
Poi ci sono i bar, che forse riapriranno prima dei ristoranti. Torneremo a prendere cappuccino e brioche per colazione?
“Per i bar, noi abbiamo chiesto a tutte le amministrazioni comunali, e penso che l’amministrazione comunale di Viterbo l’abbia adottato, il raddoppio delle metrature all’esterno delle attività commerciali, in maniera che ci possa essere il distanziamento tra una persona e l’altra più facilmente. Il caffé? Volendo si possono usare i bicchierini di carta, ma le tazzine vanno comunque nelle macchinette sterilizzatrici, a 80 gradi, quindi la tazzina viene sterilizzata in qualsiasi maniera. Il problema grosso semmai sono i bagni”.
Come dovranno attrezzarsi i pubblici esercizi per l’utilizzo da parte dei clienti dei servizi igienici?
“I servizi igienici sono un grosso, grosso problema. Dovranno essere sanificati ogni volta che ci va qualcuno? Il bagno è uno dei punti più oscuri, non ci sono assolutamente indicazioni. Intanto mercoledì sera è uscito fuori che nelle fogne hanno trovato il Covid tra i liquami, quindi significa che si può trasmettere anche in quella maniera”.
Silvana Cortignani
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