L’Aquila – L’Aquila ricorda il terremoto del 6 aprile 2009 in una piazza Duomo per la prima volta deserta dove a risuonare, alle 3,32 di questa notte, ora del sisma, sono stati solo i 309 rintocchi delle campane, uno per ogni vittima.
A distanza di undici anni dalla tragedia, l’emergenza Coronavirus blocca la popolazione che per la prima non ha potuto commemorare i morti provocati dal violentissimo sisma che ha devastato il capoluogo abruzzese la notte tra il 5 e il 6 aprile 2009.
Un vigile del fuoco ha acceso un braciere per ricordare tutti coloro che da tutta Italia si sono impegnati nei soccorsi. In piazza c’erano il prefetto Cinzia Torraco, il sindaco di Barisciano, Francesco Di Paolo, in rappresentanza dei Comuni del cratere, come deciso dai comitati dei familiari delle vittime, e il sindaco dell’Aquila, Pierluigi Biondi.
“Quando arriva questa notte, un nodo sale in gola, le lacrime si appostano negli occhi e ti domandi perché quella ferita sanguina dopo 11 anni”, si legge in un post del professor Francesco Lenoci pubblicato sulla pagina Facebook “Ricostruiamo L’Aquila As Soon As Possible”.
Nella cappella della memoria della chiesa di Santa Maria del Suffragio, la funzione religiosa officiata dal cardinale Giuseppe Petrocchi, arcivescovo metropolitano della città de L’Aquila. Quindi i rintocchi delle campane e un fascio di luce verso il cielo.
“Il silenzio, questa notte, ha il volto di chi abbiamo perduto – ha detto il sindaco Biondi – ha il respiro di una umanità che lotta contro una minaccia letale, ma quasi irreale nella sua non fisicità, perché materia dei laboratori di ricerca, perché patologia da ospedali. Allora, come oggi, piangiamo la morte avvenuta in solitudine, senza la consolazione dei propri cari”.
Dal presidente della repubblica, Sergio Mattarella un messaggio alla città, rinnovando ancora quei “sentimenti di vicinanza e solidarietà a tutti gli aquilani, a quanti nei paesi e nei borghi limitrofi hanno condiviso sia quei momenti tragici sia gli affanni della ripartenza, ai nostri concittadini di numerosi altri territori del centro Italia che, nel breve volgere di pochi anni, si sono trovati a vivere drammi analoghi e ora sono impegnati, come a l’aquila, per restituire a se stessi e all’Italia la pienezza della vita sociale e i valori che provengono dalla loro storia”.
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