Gubbio – Niente Corsa dei Ceri per quest’anno a Gubbio. Una tradizione secolare, che il prossimo 15 maggio avrebbe dovuto celebrare il patrono Sant’Ubaldo con l’emozionante corsa per le vie della Città di Pietra, fino al Monte Ingino, annullata in osservanza dei Dpcm governativi, a causa del pericolo di contagio Covid19.
A rendere ufficiale la decisione una nota del sindaco Filippo Maria Stirati al termine di una riunione alla quale hanno preso parte tutte le componenti che organizzano la festa.
“Alla luce del Dpcm del 10 aprile 2020 (GU n.97 del 11.04.2020) in cui vengono prorogate le misure di distanziamento sociale sino al 3 Maggio con lo scopo di contrastare e contenere il diffondersi del virus Covid-19 – ha precisato il sindaco Stirati – è necessario farsi carico, come comunità, di una decisione dolorosa e struggente in merito al prossimo 15 Maggio in cui non sarà possibile fare festa in onore di S. Ubaldo nelle forme che secoli di storia ci hanno consegnato.
La sofferenza ed amarezza sono calmierate dal forte senso di responsabilità che nutro nei confronti di ciascun cittadino e verso il rito festivo in se che in queste condizioni storiche verrebbe meno delle sue caratteristiche principali ed uniche ispirate al senso di “allegrezza” e di libertà secondo le parole che Papa Celestino III scrisse alla città di Gubbio nella bolla del 5 marzo 1192.
Il quadro normativo vigente – ha proseguito il sindaco nella sua nota – e la prospettiva di un periodo lungo di provvedimenti atti a distanziare le persone in luoghi pubblici o aperti al pubblico, impongono un atto responsabile che con grande orgoglio e commozione registro essere pienamente condiviso da tutte le componenti della Festa dei Ceri che, in rappresentanza della comunità eugubina, partecipano responsabili ad un percorso difficile e di grande maturità”.
Stessa sorte, di conseguenza, anche per i Ceri mezzani e i Ceri piccoli, che si celebrano tradizionalmente nelle due domeniche successive al 15 maggio.
La Festa dei Ceri era stata sospesa, nel passato più recente, soltanto durante i due conflitti mondiali.
La Città di Gubbio e la Festa dei Ceri fanno parte del progetto avviato nel 2005 dall’attuale coordinatrice e responsabile tecnico scientifico della Rete delle grandi Macchine a spalla Patrizia Nardi, un programma di interscambio culturale molto intenso che coinvolge diverse comunità italiane tra cui, appunto, Gubbio, Viterbo, Sassari, Nola e Palmi e le loro feste della tradizione mediterranea.
Tutte feste oggi a rischio di annullamento, nell’incertezza che ci restituisce una situazione che ancora non trova suoi parametri di definizione. “È una situazione eccezionale, quella che stiamo vivendo – dice Patrizia Nardi, responsabile dei progetti Unesco della Rete e di Gubbio – e come tale va considerata e affrontata.
Le misure restrittive, che ognuno di noi ha accettato e osserva, nel caso delle comunità festive della Rete non possono non produrre una certa amarezza: le feste sono luoghi di relazione per eccellenza e costituiscono, ancora oggi, contesti identitari anche emotivamente molto importanti che affondano le radici nella loro storia secolare e anche millenaria, come nel caso dei Ceri e dei Gigli. È un tempo sospeso senz’altro, in cui però le feste non si fermeranno.
Stiamo già lavorando, come Rete, per affinare e riproporre la loro dimensione virtuale e digitale, che ci accompagnerà nei mesi a venire, in attesa di tornare sulle nostre straordinarie piazze italiane per mettere “in mostra”, con i trasporti delle grandi Macchine e i riti che ai trasporti sottendono, la bellezza che ancora nel terzo millennio siamo capaci, insieme, di generare. Bottom up, dal basso”.
A rischio potrebbe essere anche il trasporto della Macchina di Santa Rosa del prossimo 3 settembre e delle Minimacchine? Difficile fare ipotesi a poco più di quattro mesi dagli eventi anche perché, nel merito e nella prospettiva di una risoluzione del problema, che sembra comunque ancora lontano, potrebbero intervenire decisioni governative diverse da quelle oggi in atto.
“Come Facchini di Santa Rosa – commenta Massimo Mecarini presidente dell’omonimo sodalizio – ci rimetteremo alle decisioni delle autorità sanitarie, politiche e amministrative. Il nostro cuore batte per la nostra Santa Patrona e per l’intera città di Viterbo ma se ci sarà richiesto un sacrificio, anche per salvare una sola vita dal contagio del Covid19, noi lo faremo con grande consapevolezza”.
Se il distanziamento sociale, come probabilmente sarà, rimarrà misura di sicurezza fondamentale a limitare la diffusione del contagio anche nei mesi a venire, Viterbo sarà chiamata ad un sacrificio estremo, che è soprattutto sacrificio dell’anima. Ma la città si stringerà, come da sempre succede, attorno alla Santa e attorno ai Facchini per elevare al cielo la sua preghiera. E questo sarà il modo per onorare Rosina e l’Italia.
Silvio Cappelli
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